Avevamo lasciato in sospeso l'analisi della prima quartina delle Centurie:
Di notte seduto per segreto studio,
In bronzeo seggio rilassato e solo,
Fiamma esigua scaturente dalla solitudine,
Fa vaticinare ciò che credere non è vano.
Ho già fatto notare la concordanza di terminologia "flambe exigue" tra questa quartina e l'epistola a Cesare, a conferma che in quest'ultima si trova la spiegazione del "metodo di veggenza".
Ciò che adesso mi preme di più, però, è di far rilevare la caratteristica della parola "ESTANT".
Ricordo che la prima pubblicazione delle Centurie, avvenuta nel 1555 a cura dell'editore Macé Bonhomme, comprendeva l'epistola a Cesare e 353 quartine. Ebbene, sia l'epistola che ciascuna delle Centurie iniziano con una parola tutta a lettere maiuscole e con una vignetta che rappresenta la prima lettera:
Epistola a Cesare (TON TARD):
Vi si vede l'immagine di un vecchio che punta con il dito verso l'alto.
Prima Centuria (ESTANT):
Lo stesso vecchio indica la parte superiore della "E".
Seconda Centuria (VERS):
Il vecchio indica in basso alla sua sinistra.
Terza Centuria (APRES):
Il vecchio è in compagnia di una donna e indica la barretta centrale della lettera "A".
Quarta Centuria (CELA):
L'indice della mano sinistra punta verso il basso a destra.
Tutto questo, naturalmente, non è casuale.
Come ho fatto notare nel mio libro, il processo di decodifica delle opere di Nostradamus passa attraverso diverse fasi:
- determinazione della durata delle profezie;
- determinazione del numero delle quartine;
- suddivisione tra quartine profetiche e quartine di struttura;
- ordinamento cronologico delle quartine;
- decifrazione e interpretazione delle quartine.
A tutto questo si aggiunge un codice spurio, riservato a eventi (ad es. l'enigma del "migliaio" spiegato nel libro) che riguardano singoli aspetti senza incidere sulla decodifica complessiva dell'opera.
I pochi tentativi di decodifica fatti finora sono falliti perché si è sempre cercata "la chiave"; nessuno si è reso conto che non esiste alcuna "singola chiave" ma, piuttosto, un complesso di procedure, ciascuna propedeutica all'altra: banalmente, "un mazzo di chiavi" necessario per aprire, in successione, una serie di porte.
Le indicazioni sopra riportate appartengono, evidentemente, al processo di decifrazione delle quartine. Faccio notare che, leggendo all'inverso, viene fuori la parola latina "CAVET", il cui infinito è "CAVERE = ATTENZIONE! EVITARE!".
Tecniche di Nostradamus
lunedì 14 marzo 2011
sabato 12 marzo 2011
La quartina I,2
Nel messaggio precedente ho citato la quartina I,2 riportando anche la traduzione che se ne è sempre fatta.
E' sufficiente un attento riesame del primo verso per rilevare la leggerezza con la quale è stato finora "letto" Nostradamus.
In mano posta la verga in mezzo ai braccioli (della sedia)
In realtà, NON è affatto scritto "in mezzo ai braccioli" e né "tra i braccioli". Nostradamus richiama perfino l'attenzione, scrivendo BRANCHES a tutte lettere maiuscole.
Si tratta invece di un gioco enigmistico che si legge: "Nel mezzo DI branches".
La traduzione corretta, perciò, è:
La verga in mano va messa (per indicare, puntare) nel punto di mezzo di BRANCHES
E che c'entra il "lembo della veste" al secondo verso? Vada (si fa per dire) per il piede nell'acqua; ma come si fa a pensare che un lembo di veste bagnata accresca le facoltà di chiaroveggenza?
Nella lettera a Cesare è scritto che "per mezzo della voce proveniente dal limbo mediante l'esigua fiamma ecc…" ("la voix faicte au lymbe moyennant la exigue flamme etc…"). Dunque? Se si traduce "lymbe" con "lembo (della veste)", allora bisogna concludere che la voce proviene dal lembo della veste! Come si fa a pensare una cosa del genere per 450 anni? Come fa "l'interprete" del terzo millennio a prendere in considerazione una tale sciocchezza?
Vediamo di fare un po' di luce, se non altro indirizzando l'enigma nella direzione giusta.
Nel mezzo di "braNChes" sta "NC"; cioè, "Nostradamus Cesar" o, il che è lo stesso, "Nostradamus Chiren" (chi ha letto il mio libro conosce il motivo per il quale Chiren e Cesar sono la stessa persona).
Questo significa che la descrizione del metodo di veggenza va ricercata nella lettera a Cesare, dove in effetti si trova.
La verga infatti "indica" il punto di mezzo di BRANCHES", cioè "NC=Nostradamus Cesar "; come l'insegnante di una volta che, con la bacchetta, "puntava" a qualcosa sulla lavagna.
E' come se Nostradamus dicesse: "Vai alla lettera a Cesare, dove parlo del limbo, e lì troverai la descrizione di come il divino si sieda vicino a me".
E' infatti nella lettera a Cesare che Nostradamus descrive il "vero" metodo di veggenza; descrive perfino cose che non poteva conoscere… "l'onda" e il "piede", ad esempio, che non hanno nulla a che vedere con l'acqua o con una estremità anatomica.
E' evidente che quel "moulle" è stato sempre confuso con "mouille" (bagna") invece di essere riferito a "moule" (prende forma"). E' evidente che quel "de l'onde" è stato confuso con "nell'onda", errore che non farebbe un ragazzino alle prime armi con il francese, piuttosto che con "dall'onda": da cui, "nell'onda egli bagna…", piuttosto che "dall'onda egli prende forma…".
Aggiungo che, come spesso accade con Nostradamus, l'enigma di "branches" presenta anche un'altra soluzione. La verga, intesa come "bacchetta magica", è rappresentata da una "I". Se mettiamo una "I" all'interno di BRANCHES ("verge mise au milieu de BRANCHES=verga messa nel mezzo di Branches"), otteniamo la parola "bRANICHES", che contiene le lettere necessarie per comporre CESAR, HENRI, CHIREN: i 3 nomi "chiave" di Nostradamus.
Insomma, con la mia lettura la quartina acquista una luce del tutto nuova, coerente con la sua presenza in un testo codificato. Una luce ben diversa da quella di un tizio che, per stimolare le sue facoltà di veggenza, fa il pediluvio e bagna un lembo della veste, col rischio di fare arrabbiare la moglie!
Non approfondisco oltre, perché sono ancora incerto sull'opportunità di scrivere un libro dedicato proprio all'epistola a Cesare. Mi voglio quindi riservare qualche piccolo segreto.
Richiamo invece l'attenzione sulla "esigua fiamma" riportata non solo nel brano dell'epistola citato sopra, ma anche nella quartina I,1 che esamineremo la prossima volta.
E' sufficiente un attento riesame del primo verso per rilevare la leggerezza con la quale è stato finora "letto" Nostradamus.
In mano posta la verga in mezzo ai braccioli (della sedia)
In realtà, NON è affatto scritto "in mezzo ai braccioli" e né "tra i braccioli". Nostradamus richiama perfino l'attenzione, scrivendo BRANCHES a tutte lettere maiuscole.
Si tratta invece di un gioco enigmistico che si legge: "Nel mezzo DI branches".
La traduzione corretta, perciò, è:
La verga in mano va messa (per indicare, puntare) nel punto di mezzo di BRANCHES
E che c'entra il "lembo della veste" al secondo verso? Vada (si fa per dire) per il piede nell'acqua; ma come si fa a pensare che un lembo di veste bagnata accresca le facoltà di chiaroveggenza?
Nella lettera a Cesare è scritto che "per mezzo della voce proveniente dal limbo mediante l'esigua fiamma ecc…" ("la voix faicte au lymbe moyennant la exigue flamme etc…"). Dunque? Se si traduce "lymbe" con "lembo (della veste)", allora bisogna concludere che la voce proviene dal lembo della veste! Come si fa a pensare una cosa del genere per 450 anni? Come fa "l'interprete" del terzo millennio a prendere in considerazione una tale sciocchezza?
Vediamo di fare un po' di luce, se non altro indirizzando l'enigma nella direzione giusta.
Nel mezzo di "braNChes" sta "NC"; cioè, "Nostradamus Cesar" o, il che è lo stesso, "Nostradamus Chiren" (chi ha letto il mio libro conosce il motivo per il quale Chiren e Cesar sono la stessa persona).
Questo significa che la descrizione del metodo di veggenza va ricercata nella lettera a Cesare, dove in effetti si trova.
La verga infatti "indica" il punto di mezzo di BRANCHES", cioè "NC=Nostradamus Cesar "; come l'insegnante di una volta che, con la bacchetta, "puntava" a qualcosa sulla lavagna.
E' come se Nostradamus dicesse: "Vai alla lettera a Cesare, dove parlo del limbo, e lì troverai la descrizione di come il divino si sieda vicino a me".
E' infatti nella lettera a Cesare che Nostradamus descrive il "vero" metodo di veggenza; descrive perfino cose che non poteva conoscere… "l'onda" e il "piede", ad esempio, che non hanno nulla a che vedere con l'acqua o con una estremità anatomica.
E' evidente che quel "moulle" è stato sempre confuso con "mouille" (bagna") invece di essere riferito a "moule" (prende forma"). E' evidente che quel "de l'onde" è stato confuso con "nell'onda", errore che non farebbe un ragazzino alle prime armi con il francese, piuttosto che con "dall'onda": da cui, "nell'onda egli bagna…", piuttosto che "dall'onda egli prende forma…".
Aggiungo che, come spesso accade con Nostradamus, l'enigma di "branches" presenta anche un'altra soluzione. La verga, intesa come "bacchetta magica", è rappresentata da una "I". Se mettiamo una "I" all'interno di BRANCHES ("verge mise au milieu de BRANCHES=verga messa nel mezzo di Branches"), otteniamo la parola "bRANICHES", che contiene le lettere necessarie per comporre CESAR, HENRI, CHIREN: i 3 nomi "chiave" di Nostradamus.
Insomma, con la mia lettura la quartina acquista una luce del tutto nuova, coerente con la sua presenza in un testo codificato. Una luce ben diversa da quella di un tizio che, per stimolare le sue facoltà di veggenza, fa il pediluvio e bagna un lembo della veste, col rischio di fare arrabbiare la moglie!
Non approfondisco oltre, perché sono ancora incerto sull'opportunità di scrivere un libro dedicato proprio all'epistola a Cesare. Mi voglio quindi riservare qualche piccolo segreto.
Richiamo invece l'attenzione sulla "esigua fiamma" riportata non solo nel brano dell'epistola citato sopra, ma anche nella quartina I,1 che esamineremo la prossima volta.
venerdì 11 marzo 2011
Le due Epistole principali
Nell'elenco delle opere di Nostradamus ho citato le Centurie, i Presagi, gli Almanacchi.
Tralascio le opere minori, che richiamerò all'occorrenza, e passo direttamente alle due epistole fondamentali:
- l'epistola al figlio Cesare;
- l'epistola a Enrico II di Francia.
Queste due opere, a mio parere, sono le più importanti di tutta la produzione nostradamiana. Più ancora delle Centurie. In esse è celata, sotto un codice fino a ora impenetrabile, la descrizione del processo organizzativo seguito da Nostradamus, la chiave di ordinamento delle quartine, l'indicazione del metodo di lavoro seguito, ecc.; in poche parole, tutto ciò che serve per "tradurre in chiaro" le profezie. Viene anche rivelato il metodo che Nostradamus ha seguito per "provocare le sue visioni"; quel metodo che, ingenuamente, si è sempre creduto di leggere nella quartina I,2: "l'immissione di un piede in una bacinella d'acqua".
Traduzione corrente:
In mano posta la verga in mezzo ai braccioli (della sedia)
Nell'onda immerge il lembo (della veste) e il piede
Una paura e una voce fremono lungo le maniche
Splendore divino. Il divino si siede accanto.
Senza la comprensione di queste due opere, il resto è cartastraccia; e questo spiega perché tutti i tentativi di interpretazione delle quartine che si sono succeduti nei secoli hanno portato a risultati costantemente incerti e discutibili, se non addirittura ridicoli.
Per il momento è necessario sapere che entrambe le epistole sono improntate a un medesimo stile: una successione di espressioni incoerenti, assurde, apparentemente scaturite dalla mente di un folle, tali da scoraggiare gli investigatori più tenaci.
In realtà, queste espressioni nascondono enigmi geniali le cui soluzioni, una dopo l'altra, danno vita ad un discorso logico e coerente, assolutamente insospettabile nella formulazione letterale. La comprensione di questi enigmi è assolutamente indispensabile per una corretta lettura delle quartine.
Tralascio le opere minori, che richiamerò all'occorrenza, e passo direttamente alle due epistole fondamentali:
- l'epistola al figlio Cesare;
- l'epistola a Enrico II di Francia.
Queste due opere, a mio parere, sono le più importanti di tutta la produzione nostradamiana. Più ancora delle Centurie. In esse è celata, sotto un codice fino a ora impenetrabile, la descrizione del processo organizzativo seguito da Nostradamus, la chiave di ordinamento delle quartine, l'indicazione del metodo di lavoro seguito, ecc.; in poche parole, tutto ciò che serve per "tradurre in chiaro" le profezie. Viene anche rivelato il metodo che Nostradamus ha seguito per "provocare le sue visioni"; quel metodo che, ingenuamente, si è sempre creduto di leggere nella quartina I,2: "l'immissione di un piede in una bacinella d'acqua".
Traduzione corrente:
In mano posta la verga in mezzo ai braccioli (della sedia)
Nell'onda immerge il lembo (della veste) e il piede
Una paura e una voce fremono lungo le maniche
Splendore divino. Il divino si siede accanto.
Senza la comprensione di queste due opere, il resto è cartastraccia; e questo spiega perché tutti i tentativi di interpretazione delle quartine che si sono succeduti nei secoli hanno portato a risultati costantemente incerti e discutibili, se non addirittura ridicoli.
Per il momento è necessario sapere che entrambe le epistole sono improntate a un medesimo stile: una successione di espressioni incoerenti, assurde, apparentemente scaturite dalla mente di un folle, tali da scoraggiare gli investigatori più tenaci.
In realtà, queste espressioni nascondono enigmi geniali le cui soluzioni, una dopo l'altra, danno vita ad un discorso logico e coerente, assolutamente insospettabile nella formulazione letterale. La comprensione di questi enigmi è assolutamente indispensabile per una corretta lettura delle quartine.
mercoledì 9 marzo 2011
Gli Almanacchi
Tra le opere di Nostradamus vanno annoverati gli Almanacchi annuali, non tutti pervenuti fino a noi. Sembra che siano 13, a partire dal 1554, e contengono i Presagi dei quali ho già parlato. Assieme ai Presagi, vi sono però anche delle quartine che si riferiscono a eventi dell'epoca di Nostradamus; questo, naturalmente, accresce la confusione.
La pubblicazione di Almanacchi era cosa abituale ai tempi di Nostradamus; in fondo, lo è anche oggi. Contenevano oroscopi, ricette, consigli, previsioni meteorologiche, ecc.
In tutto questo bazar, sono celate delle parti che si integrano strettamente con l'opera profetica. Perfino enigmi fondamentali sono esposti in bella vista senza che nessuno vi abbia mai fatto caso o, ancor meno, abbia pensato a un nesso con la chiave delle profezie.
E' inspiegabile; sembra una specie di ipnosi collettiva.
Chi ha già letto il mio libro avrà constatato come certe soluzioni siano addirittura ovvie e banali; qualcuno potrebbe anche pensare di essere stato preso in giro con qualche rompicapo, senza rendersi conto che, su quegli stessi enigmi, si sono impegnate migliaia e migliaia di cervelli per quasi mezzo millennio e sono stati scritti centinaia e centinaia di libri. Al profano può sembrare inconcepibile che delle menti raffinate siano rimaste nel buio totale per 450 anni, facendosi ingannare da qualche piccolo "trucco" di enigmistica.
Eppure, così stanno le cose.
Naturalmente, se questo depistaggio ha funzionato così bene all'interno delle opere principali, a maggior ragione ha funzionato in opere secondarie quali gli "Almanacchi".
La pubblicazione di Almanacchi era cosa abituale ai tempi di Nostradamus; in fondo, lo è anche oggi. Contenevano oroscopi, ricette, consigli, previsioni meteorologiche, ecc.
In tutto questo bazar, sono celate delle parti che si integrano strettamente con l'opera profetica. Perfino enigmi fondamentali sono esposti in bella vista senza che nessuno vi abbia mai fatto caso o, ancor meno, abbia pensato a un nesso con la chiave delle profezie.
E' inspiegabile; sembra una specie di ipnosi collettiva.
Chi ha già letto il mio libro avrà constatato come certe soluzioni siano addirittura ovvie e banali; qualcuno potrebbe anche pensare di essere stato preso in giro con qualche rompicapo, senza rendersi conto che, su quegli stessi enigmi, si sono impegnate migliaia e migliaia di cervelli per quasi mezzo millennio e sono stati scritti centinaia e centinaia di libri. Al profano può sembrare inconcepibile che delle menti raffinate siano rimaste nel buio totale per 450 anni, facendosi ingannare da qualche piccolo "trucco" di enigmistica.
Eppure, così stanno le cose.
Naturalmente, se questo depistaggio ha funzionato così bene all'interno delle opere principali, a maggior ragione ha funzionato in opere secondarie quali gli "Almanacchi".
domenica 6 marzo 2011
La leggenda del Santo Graal
Prima di proseguire con l'elenco delle opere di Michel Nostradamus, torniamo per un attimo alla sua biografia; una biografia un po' particolare, ma verosimile.
Già visto che il nonno paterno, al momento della conversione al cattolicesimo, prende il cognome di Nostredame (Notre Dame = Nostra Signora). E' possibile che questa scelta nasconda la devozione a Maria Maddalena? Il trio Baigent-Leigh-Lincoln ritiene, a pag. 99 del libro "Il Santo Graal", che il culto di Nostra Signora, tradizionalmente riservato alla Vergine Maria, potrebbe riferirsi ugualmente a Maria Maddalena, in quanto sposa di Cristo.
Ho accennato al fatto che il nonno materno, Jean de Saint Remy, ha un legame indiretto col Santo Graal. Egli, infatti, viveva alla corte di Renato d'Angiò, il quale sosteneva di essere in possesso di una coppa di porfido rosso usata alle nozze di Cana. Renato d'Angiò, inoltre, aveva dei legami mai ben chiariti con Giovanna d'Arco.
Quest'ultima, a sua volta, svolge un ruolo misterioso e mistico che, si racconta, potrebbe non essere estraneo ai Templari e al Santo Graal.
Ho riferito in merito alla presunta discendenza di Nostradamus dagli Issachar-Beniaminiti. La tradizione vuole che anche Maria Maddalena discendesse dalla tribù di Beniamino.
La leggenda infine vuole che, fuggita dalla Terrasanta, la Maddalena sia sbarcata in Provenza (a Marsiglia o, comunque, alle bocche del Rodano), portando con sé il Santo Graal (Il "Sang Real", Il Sangue Reale, il figlio di Cristo in grembo, che poi sarà una figlia: Sarah), e lì abbia trascorso gli ultimi 30 anni della sua vita. In quella regione nasce e si diffonde il culto della Maddalena e del "Re disperso", il discendente di Cristo, appartenente alla dinastia Merovingia e, in quanto tale, erede al trono di Francia per diritto divino.
Anche Nostradamus nacque in Provenza (Saint Remy de Provence); vi trascorse quasi tutta la sua vita, immerso nella leggenda della Maddalena, e vi morì (Salon en Provence). Lì scrisse la sua famosa ed enigmatica lettera a Enrico II, non potendosi rivolgere direttamente, per usare le sue stesse parole, ai "Roys de Perse"; cioè, anagrammando, al "Roy despersé". Perché mai avrebbe dovuto rivolgersi veramente ai "Re di Persia"?
Si tratta, com'è ovvio, di accostamenti basati su deboli indizi. Tuttavia, le coincidenze cominciano a essere un po' troppe e credo veramente che la vita di Nostradamus si intrecci con la storia di Maria Maddalena e del Graal. Infatti, non abbiamo ancora visto nulla. Nuove e sorprendenti evidenze verranno prese in considerazione.
Intanto, si può cominciare a sospettare che il famoso "Codice da Vinci", che tanto scalpore ha suscitato, sia arrivato con un po' di ritardo. Prescindendo da ogni considerazione sul fatto che si tratti di vicende reali o di leggende, ben 450 anni prima un certo Michel aveva scritto le stesse cose in un altro "best seller" destinato ad attraversare i secoli: le Centurie di Nostradamus.
Già visto che il nonno paterno, al momento della conversione al cattolicesimo, prende il cognome di Nostredame (Notre Dame = Nostra Signora). E' possibile che questa scelta nasconda la devozione a Maria Maddalena? Il trio Baigent-Leigh-Lincoln ritiene, a pag. 99 del libro "Il Santo Graal", che il culto di Nostra Signora, tradizionalmente riservato alla Vergine Maria, potrebbe riferirsi ugualmente a Maria Maddalena, in quanto sposa di Cristo.
Ho accennato al fatto che il nonno materno, Jean de Saint Remy, ha un legame indiretto col Santo Graal. Egli, infatti, viveva alla corte di Renato d'Angiò, il quale sosteneva di essere in possesso di una coppa di porfido rosso usata alle nozze di Cana. Renato d'Angiò, inoltre, aveva dei legami mai ben chiariti con Giovanna d'Arco.
Quest'ultima, a sua volta, svolge un ruolo misterioso e mistico che, si racconta, potrebbe non essere estraneo ai Templari e al Santo Graal.
Ho riferito in merito alla presunta discendenza di Nostradamus dagli Issachar-Beniaminiti. La tradizione vuole che anche Maria Maddalena discendesse dalla tribù di Beniamino.
La leggenda infine vuole che, fuggita dalla Terrasanta, la Maddalena sia sbarcata in Provenza (a Marsiglia o, comunque, alle bocche del Rodano), portando con sé il Santo Graal (Il "Sang Real", Il Sangue Reale, il figlio di Cristo in grembo, che poi sarà una figlia: Sarah), e lì abbia trascorso gli ultimi 30 anni della sua vita. In quella regione nasce e si diffonde il culto della Maddalena e del "Re disperso", il discendente di Cristo, appartenente alla dinastia Merovingia e, in quanto tale, erede al trono di Francia per diritto divino.
Anche Nostradamus nacque in Provenza (Saint Remy de Provence); vi trascorse quasi tutta la sua vita, immerso nella leggenda della Maddalena, e vi morì (Salon en Provence). Lì scrisse la sua famosa ed enigmatica lettera a Enrico II, non potendosi rivolgere direttamente, per usare le sue stesse parole, ai "Roys de Perse"; cioè, anagrammando, al "Roy despersé". Perché mai avrebbe dovuto rivolgersi veramente ai "Re di Persia"?
Si tratta, com'è ovvio, di accostamenti basati su deboli indizi. Tuttavia, le coincidenze cominciano a essere un po' troppe e credo veramente che la vita di Nostradamus si intrecci con la storia di Maria Maddalena e del Graal. Infatti, non abbiamo ancora visto nulla. Nuove e sorprendenti evidenze verranno prese in considerazione.
Intanto, si può cominciare a sospettare che il famoso "Codice da Vinci", che tanto scalpore ha suscitato, sia arrivato con un po' di ritardo. Prescindendo da ogni considerazione sul fatto che si tratti di vicende reali o di leggende, ben 450 anni prima un certo Michel aveva scritto le stesse cose in un altro "best seller" destinato ad attraversare i secoli: le Centurie di Nostradamus.
venerdì 4 marzo 2011
Anno 1792
Prima di proseguire con la panoramica sulle opere di Nostradamus, pago il debito della risposta all'enigma dell'anno 1792 (messaggio"Anticristo di Nostradamus").
Ricordo che Nostradamus, a proposito delle Chiesa Cristiana, ha scritto: "a cominciare da quell'anno" (non dice quale) "alla Chiesa Cristiana sarà fatta la più grande persecuzione in Africa che mai sia stata fatta e durerà fino al 1792, che verrà visto come un rinnovamento di secolo".
Ricordo inoltre che, nel vocabolario del profeta, "Chiesta Cristiana" significa "quartine". Analogamente, "secolo" significa "Centuria". Infine, quando Nostradamus cita la parola "anno", questa va normalmente ignorata. Contrariamente a quello che si crede, le opere di Nostradamus non riportano alcuna data. Ogni apparente data nasconde qualcos'altro; chi ha letto il mio libro "il vero codice di Nostradamus" sa, ad esempio, cosa significa la data del 14.3.1557; sa cosa significa quella, ben più nota, dell'anno 1999 e 7 mesi che ha fatto temere il peggio a mezzo mondo; sa cosa significano i 607 anni, i 177 anni, ecc. Tolta la parola "anno", i numeri hanno assunto una diversa prospettiva.
Per questo motivo tanta gente, senza capire, sostiene che Nostradamus non ha mai azzeccato una data. Non vedo come avrebbe potuto, visto che non ne ha fornite.
La questione del 1792 è piuttosto semplice ma, per capire, bisognerebbe conoscere l'epistola a Enrico II e la cronologia astrologica ivi contenuta; questioni per adesso premature. Per questo non spiego il processo, ma solo la conclusione.
L'anno di partenza è il 1193 che, essendo l'inizio del conteggio, corrisponde al numero 1, alla quartina numero 1. Il 1792, quindi, è il numero 600, cioè la quartina 600 (VI,100). Essa è una quartina speciale, unica sotto tutti gli aspetti: soprattutto, non è una vera quartina in quanto ha un titolo e, inoltre, è scritta in latino.
Legis cantio contra ineptos criticos
Quos legent hosce versus maturè censunto,
Profanum vulgus & inscium ne attrectato,
Omnesq; Astrologi, Blennis, Barbari procul sunto,
Qui aliter facit, is ritè, sacer esto.
Esecrazione contro critici inetti
Chi legge questi versi vi apporti attenta riflessione,
I profani e gli ignoranti non li tocchino,
Astrologi, stolti ed incolti non vi si accostino,
Chi farà altrimenti sarà maledetto secondo sacro rito.
L'anno 1792, cioè la quartina 600, costituisce un rinnovamento di secolo; significa semplicemente che, da quel punto in avanti, cambia la struttura occulta delle Centurie in quanto cambia la chiave sottostante.
Il termine "Africa", usato anche in altre circostanze, è una parte del "mondo" delle quartine: le prime 600.
"La persecuzione che mai sia stata fatta" simboleggia le continue aggressioni a cui queste quartine sono state sempre soggette nel tentativo di penetrarne il mistero.
"La più grande persecuzione" non significa la più incisiva, ma la più grande in senso proprio, la più ampia; infatti, le prime 600 quartine sono più della metà di tutto l'insieme.
Questo è Nostradamus; non c'è da meravigliari se, finora, è rimasto incompreso.
Ricordo che Nostradamus, a proposito delle Chiesa Cristiana, ha scritto: "a cominciare da quell'anno" (non dice quale) "alla Chiesa Cristiana sarà fatta la più grande persecuzione in Africa che mai sia stata fatta e durerà fino al 1792, che verrà visto come un rinnovamento di secolo".
Ricordo inoltre che, nel vocabolario del profeta, "Chiesta Cristiana" significa "quartine". Analogamente, "secolo" significa "Centuria". Infine, quando Nostradamus cita la parola "anno", questa va normalmente ignorata. Contrariamente a quello che si crede, le opere di Nostradamus non riportano alcuna data. Ogni apparente data nasconde qualcos'altro; chi ha letto il mio libro "il vero codice di Nostradamus" sa, ad esempio, cosa significa la data del 14.3.1557; sa cosa significa quella, ben più nota, dell'anno 1999 e 7 mesi che ha fatto temere il peggio a mezzo mondo; sa cosa significano i 607 anni, i 177 anni, ecc. Tolta la parola "anno", i numeri hanno assunto una diversa prospettiva.
Per questo motivo tanta gente, senza capire, sostiene che Nostradamus non ha mai azzeccato una data. Non vedo come avrebbe potuto, visto che non ne ha fornite.
La questione del 1792 è piuttosto semplice ma, per capire, bisognerebbe conoscere l'epistola a Enrico II e la cronologia astrologica ivi contenuta; questioni per adesso premature. Per questo non spiego il processo, ma solo la conclusione.
L'anno di partenza è il 1193 che, essendo l'inizio del conteggio, corrisponde al numero 1, alla quartina numero 1. Il 1792, quindi, è il numero 600, cioè la quartina 600 (VI,100). Essa è una quartina speciale, unica sotto tutti gli aspetti: soprattutto, non è una vera quartina in quanto ha un titolo e, inoltre, è scritta in latino.
Legis cantio contra ineptos criticos
Quos legent hosce versus maturè censunto,
Profanum vulgus & inscium ne attrectato,
Omnesq; Astrologi, Blennis, Barbari procul sunto,
Qui aliter facit, is ritè, sacer esto.
Esecrazione contro critici inetti
Chi legge questi versi vi apporti attenta riflessione,
I profani e gli ignoranti non li tocchino,
Astrologi, stolti ed incolti non vi si accostino,
Chi farà altrimenti sarà maledetto secondo sacro rito.
L'anno 1792, cioè la quartina 600, costituisce un rinnovamento di secolo; significa semplicemente che, da quel punto in avanti, cambia la struttura occulta delle Centurie in quanto cambia la chiave sottostante.
Il termine "Africa", usato anche in altre circostanze, è una parte del "mondo" delle quartine: le prime 600.
"La persecuzione che mai sia stata fatta" simboleggia le continue aggressioni a cui queste quartine sono state sempre soggette nel tentativo di penetrarne il mistero.
"La più grande persecuzione" non significa la più incisiva, ma la più grande in senso proprio, la più ampia; infatti, le prime 600 quartine sono più della metà di tutto l'insieme.
Questo è Nostradamus; non c'è da meravigliari se, finora, è rimasto incompreso.
mercoledì 2 marzo 2011
I Presagi
Oltre alle quartine delle Centurie, Nostradamus ha prodotto anche delle quartine chiamate "Presagi". Una confusione ancora maggiore rispetto a quella relativa alle Centurie circonda il numero esatto di questi Presagi.
Tra l'altro, sembra che alcuni non siano giunti fino a noi; altri sono stati resi noti dal già citato Jean Aimé de Chavigny, segretario di Nostradamus, altri ancora sono inclusi negli Almanacchi annuali, dei quali parleremo.
Daniel Ruzo, l'unico studioso che ha conseguito qualche risultato interessante con un lavoro attento e intelligente, arriva alla conclusione che la quartine di Nostradamus sono 1080, delle quali 940 appartengono alle Centurie e 140 ai Presagi.
Egli, però, commette l'errore di non considerare le prime due quartine delle Centurie, introduttive all'opera profetica, senza sapere che la chiave di Nostradamus, invece, le include. Fermo restando, quindi, il totale di 1080 quartine, la suddivisione corretta è di 942 e 138.
Poiché i Presagi noti sono in numero maggiore di 138, resta da stabilire quali sono quelli da scartare. Personalmente, non ho ancora affrontato compiutamente l'argomento e non sono in condizione di esprimermi.
Comunque, sulla base di studi suscettibili di rettifica, al momento mi sentirei di dire che i Presagi sono tutti delle quartine di struttura, che integrano le analoghe quartine delle Centurie.
In quelli esaminati, infatti, ho sempre trovato dei frammenti di chiave di decifrazione.
Prendiamo, ad esempio il Presagio di Giugno 1561 (spiegato nel libro non ancora pubblicato).
I numeri 17 e 22 dell'ultimo verso trovano un riscontro nella cronologia astrologica contenuta nell'Epistola a Enrico II (argomento che affronteremo a tempo debito) e nell'espistola a Caterina de' Medici. E' evidente, quindi, che si tratta di numeri particolarmente significativi.
Questo è lo stile di Nostradamus; frammenta le sue chiavi, ma le ripete sempre più volte, come se volesse dire al suo interprete: "non preoccuparti se non mi capisci, prova in quest'altra maniera". Perciò, la ripetizione di pezzi di chiave è tranquillizzante per l'interprete, dandogli la certezza di essere sulla strada giusta. Mi è successo molte volte di trovare soluzione a un enigma ricercando, e trovando, la "proposta alternativa" di Nostradamus.
Presagio Giugno 1561
Courent de loin, ne s’apprester conflits.
Triste enterprise, l’air pestilent hideux.
De toutes parts les grands seront afflits.
Et dix & sept assaillir vint & deux.
Incursione da lontano, non si preparano conflitti.
Triste impresa, l’aria pestilente e schifosa.
Da ogni parte i grandi saranno afflitti.
E diciassette assalire ventidue.
Tra l'altro, sembra che alcuni non siano giunti fino a noi; altri sono stati resi noti dal già citato Jean Aimé de Chavigny, segretario di Nostradamus, altri ancora sono inclusi negli Almanacchi annuali, dei quali parleremo.
Daniel Ruzo, l'unico studioso che ha conseguito qualche risultato interessante con un lavoro attento e intelligente, arriva alla conclusione che la quartine di Nostradamus sono 1080, delle quali 940 appartengono alle Centurie e 140 ai Presagi.
Egli, però, commette l'errore di non considerare le prime due quartine delle Centurie, introduttive all'opera profetica, senza sapere che la chiave di Nostradamus, invece, le include. Fermo restando, quindi, il totale di 1080 quartine, la suddivisione corretta è di 942 e 138.
Poiché i Presagi noti sono in numero maggiore di 138, resta da stabilire quali sono quelli da scartare. Personalmente, non ho ancora affrontato compiutamente l'argomento e non sono in condizione di esprimermi.
Comunque, sulla base di studi suscettibili di rettifica, al momento mi sentirei di dire che i Presagi sono tutti delle quartine di struttura, che integrano le analoghe quartine delle Centurie.
In quelli esaminati, infatti, ho sempre trovato dei frammenti di chiave di decifrazione.
Prendiamo, ad esempio il Presagio di Giugno 1561 (spiegato nel libro non ancora pubblicato).
I numeri 17 e 22 dell'ultimo verso trovano un riscontro nella cronologia astrologica contenuta nell'Epistola a Enrico II (argomento che affronteremo a tempo debito) e nell'espistola a Caterina de' Medici. E' evidente, quindi, che si tratta di numeri particolarmente significativi.
Questo è lo stile di Nostradamus; frammenta le sue chiavi, ma le ripete sempre più volte, come se volesse dire al suo interprete: "non preoccuparti se non mi capisci, prova in quest'altra maniera". Perciò, la ripetizione di pezzi di chiave è tranquillizzante per l'interprete, dandogli la certezza di essere sulla strada giusta. Mi è successo molte volte di trovare soluzione a un enigma ricercando, e trovando, la "proposta alternativa" di Nostradamus.
Presagio Giugno 1561
Courent de loin, ne s’apprester conflits.
Triste enterprise, l’air pestilent hideux.
De toutes parts les grands seront afflits.
Et dix & sept assaillir vint & deux.
Incursione da lontano, non si preparano conflitti.
Triste impresa, l’aria pestilente e schifosa.
Da ogni parte i grandi saranno afflitti.
E diciassette assalire ventidue.
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