Tecniche di Nostradamus

sabato 7 luglio 2012

Nostradamus e Einstein


Esiste un grande segreto, di portata inimmaginabile, che ha attraversato i secoli o, meglio, i millenni.

Quel segreto, apparentemente perduto, era a conoscenza di soggetti insospettabili. Chi avrebbe mai pensato che Einstein era uno di questi?

Trascrivo l’ultimo capitolo del mio prossimo libro “Nostradamus: la Cabala, i Templari, il Graal”.

Come si sa già dal mio precedente libro “l’Anticristo di Nostradamus”, e come viene spiegato più a fondo nel mio nuovo libro, la chiave di decifrazione è nascosta in mezzo alle frasi in latino lasciate da Nostradamus.

Questa chiave è riepilogata, in grassetto, nell’ultimo capitolo che trascrivo di seguito. Basta metterla a confronto con ciò che dice “Einstein”, per capire che si sta parlando della stessa cosa.

IL SEGRETO DI NOSTRADAMUS

Quei lettori che hanno avuto la pazienza di seguire fino in fondo le mie considerazioni si saranno convinti, almeno lo spero, che tra le Centurie di Nostradamus è steso un filo conduttore che può essere afferrato solo se si ricorre al metodo cabalistico.
E’ attorno a questo filo che sono state costruite le Centurie, il “mondo” di Nostradamus, per usare la sua stessa terminologia, ordinate secondo una struttura legata alle frasi in latino sparse qua e là, in apparenza senza alcun criterio logico, nelle epistole indirizzate a Cesare Nostradamus e a Enrico II di Francia. Quelle frasi e le parole che le compongono vanno ovviamente riorganizzate secondo dei criteri numerici, nascosti nelle cronologie bibliche che Nostradamus espone, con grande rilevanza, nell’epistola a Enrico II di Francia.

L’assenza di questa consapevolezza e la conseguente adozione di un errato punto di vista sono state le cause principali, finora, del fallimento di tutti gli interpreti che, con grandi sforzi di fantasia, hanno immaginato tutti i collegamenti possibili, tranne l’unico giusto, per dare sfogo a delle rappresentazioni profetiche che, in realtà, sono estranee alla volontà di Nostradamus. Egli, infatti, non ha assolutamente inteso pubblicare una specie di diario degli eventi che si sarebbero verificati nei secoli: sarebbe stata un’iniziativa inutile e stupida, diretta solo a soddisfare la morbosa curiosità degli amanti dell’occulto, che credono ingenuamente di poter investigare il futuro grazie alla lettura di qualche verso.
Come si può ignorare l’incoerenza tra la banalità di una finalità del genere e la genialità dell’opera prodotta? Si può davvero concepire l’idea che un uomo eccezionale come Nostradamus abbia sacrificato la sua vita, spendendola nella composizione di versi incomprensibili, a beneficio della curiosità popolare? Quale dovrebbe essere stata l’utilità di un simile sacrificio?
Non è più verosimile ritenere, invece, che le profezie siano semplicemente un “sottoprodotto”, destinato all’unico interprete capace di leggere tra le righe, per rendere credibile il vero contenuto, il nucleo, l’essenza delle Centurie? Un contenuto inimmaginabile, che racchiude un segreto talmente straordinario da togliere ogni interesse perfino all’aspetto profetico che, appunto, viene relegato a un ruolo assolutamente secondario.
Un segreto dei tempi antichi, il padre di tutti i segreti, destinato ai posteri di Nostradamus, che solo al momento opportuno saranno in grado di valorizzarlo. Quel segreto che Dio rivelò ad Abramo dopo averne apprezzato la rettitudine[1]. Quel segreto per il quale gli stessi Cavalieri Templari si sono sacrificati, nella necessità di custodirlo fino a quando i tempi non fossero stati maturi. Quel segreto che, forse, è stato intuito da Albert Einstein, al quale viene attribuita un’affermazione che sintetizza efficacemente il “codice” delle Centurie:

Il mondo è stato creato con delle frasi, composte di parole, formate da lettere. Dietro queste ultime sono nascosti dei numeri, rappresentazione di una struttura, di una costruzione ove appaiono senza dubbio degli altri mondi; ed io voglio analizzarli e capirli, perché l’importante non è questo o quel fenomeno, ma il nucleo, la vera essenza dell’universo.

            Riconducendo questi concetti a Nostradamus,  sembra che perfino Einstein voglia confermarci che ciò che conta non è la scoperta dei singoli fenomeni (delle singole “profezie”, nel nostro caso), ma la ricerca del nucleo, costituito dalla vera essenza dell’universo: l’origine della creazione.

Chi può intendere intenda; gli altri continuino a dilettarsi con “l’interpretazione delle profezie”. Usando le stesse parole di Nostradamus, di ispirazione evangelica, si potrebbe dire:

Nolite sanctum dare canibus, nec mittatis margaritas ante porcos ne conculcent pedibus & conuersi dirumpant vos.[2]






[1] Sepher Yetzirah.
[2] Non date ai cani ciò che è santo, né offrite perle ai porci per evitare che le calpestino e, rivoltandosi contro di voi, vi dilanino.

martedì 3 luglio 2012

Nostradamus e la "particella di Dio"


Come anticipato, trascrivo un capitolo del mio nuovo libro "Nostradamus: la Cabala, i Templari, il Graal". E' ovvio che, trattandosi di estrapolazione di un singolo capitolo, sono presenti dei termini che sono spiegati altrove nel libro, così come sono presenti affermazioni che trovano altrove la loro dimostrazione. Non mi sembra, comunque, che la comprensione globale ne venga pregiudicata.
Il testo è particolarmente attuale in questi giorni per via della scoperta dell'esistenza della "particella di Dio" da parte del Cern.

I NUMERI 137 E 138

Abbiamo già accennato al ruolo che la quartina VI,100, “Legis Cantio”, riveste all’interno delle Centurie: similmente al sesto Sephira, Tiphareth, anch’essa svolge un’attività di mediazione nella duplice natura di quartina ermetica e di faro nel processo di decifrazione.
Scopriremo adesso che il suo profondo significato cabalistico è testimoniato in maniera straordinaria anche dalle lettere che la compongono.
Prima di affrontare l’argomento, vediamo questa quartina nella sua stesura originale, tratta dall’edizione Antoine du Rosne (Lyon) del 1557:

Quos legent hosce versus maturè consunto,
Profanum vulgus, & inscium ne attrestato:
Omnesq Astrologi Blenni, Barbari procul sunto,
Qui aliter facit, is rite, sacér esto.

Anche se la questione è irrilevante ai fini del nostro studio, bisogna rendere onore alla verità, attribuendo la paternità dei versi a Pietro Baldi del Riccio, umanista vissuto a cavallo tra il XV e il XVI secolo. Nostradamus li ha ripresi quasi integralmente, modificando solo qualche parola, per adattarla alle sue esigenze crittografiche.

Conosciamo già le caratteristiche principali della quartina: essa ha un titolo, anziché un numero d’ordine, ed è scritta in latino. Quest’ultimo aspetto richiama immediatamente l’attenzione sulla particolarità delle frasi in latino dell’epistola a Cesare e di quella a Enrico II: la differenziazione dei caratteri tra le frasi stesse e il resto del testo.
Anche la Legis Cantio, come si vede, assume questa doppia rappresentazione, per indicare che le due parti devono essere trattate separatamente.

Il titolo, scritto a caratteri normali, è composto da 32 lettere; l’allusione ai 32 sentieri dell’Albero della Vita (i 10 Sephiroth e le 22 lettere alfabetiche) è evidente. Lo è di meno, invece, la differenziazione tra le 11 lettere maiuscole (“LEGIS CANTIO”) e le 21 lettere minuscole (“contra ineptos criticos”).
Dalla colonna del valore ridotto della tabella di Gematriah, rileviamo che i numeri 11 (2) e 21 (3) equivalgono, rispettivamente, alle lettere “M” e “N”: Nostradamus insiste con le rielaborazioni cabalistiche, riconducendo il titolo della quartina alle sue iniziali. Non si pensi che si tratti di giochetti inutili o di gesti di vanità; in realtà, con queste insistenze, egli intende richiamare l’attenzione dell’interprete sulla necessità di una lettura cabalistica dei versi veri e propri.
E’ con essi, infatti, che compie il suo capolavoro. Le lettere che li compongono sono 137, un numero che richiederebbe una trattazione separata, se dovesse essere analizzato nella sua complessità.
Sinteticamente, si può osservare che 137 è il numero gematrico della parola “Qabalah”[1]:

 = hei (5), lamed (30), beit (2), qof (100)[2]

5 + 30 + 2 + 100 = 137

Ancora una volta, quindi, Nostradamus conferma le basi cabalistiche del suo lavoro e, ancora una volta, si scopre che gli insuccessi delle ricerche plurisecolari sono da imputare essenzialmente all’incapacità di comprendere i principi fondamentali che hanno ispirato l’attività di codifica.

Eppure, la “Legis Cantio” non esaurisce qui la sua funzione. Nell’edizione Pierre Rigaud del 1566, essa cambia qualche dettaglio. Quello che ci interessa di più è l’aggiunta della consonante finale “s” alla parola Blenni, così da portare a 138 il numero delle lettere totali dei quattro versi.



Quos legent hosce versus maturè consunto,
Profanum vulgus & inscium ne attrectato,
Omnesq Astrologi Blennis, Barbari procul sunto,
Qui aliter facit, is ritè, sacer esto.

Non è certamente un caso se, nell’epistola a Enrico II, Nostradamus scrive:

Et icelle cité d’Achem sera environnée & assaillie de toute parts…

E quella città di Achem sarà circondata e assalita da ogni parte…

Appunto, la città di “Achem”, le cui prime lettere assumono il valore gematrico di 1-3-8 (le 138 lettere dei versi), che simboleggia una quartina particolare come la Legis Cantio, collocata al seicentesimo posto, nel bel mezzo (“circondata”) delle altre quartine “normali”.

Avendo paragonato la “Legis Cantio” a Tiphareth, mediatore tra i piani della forza e i piani della forma, il Dio manifesto, il Figlio di Kether, non ci stupiremo se il 138 rafforza il legame, essendo questo il numero cabalistico, nella tabella ebraica della Gematriah, dei vari appellativi con cui è stato designato il Messia:


- Germoglio:  = chet (8), mem (40), tsadi (90)
-     - Consolatore: = mem finale (40), chet (8), nun (50), mem (40)
-     - Figlio di Dio: = mem finale (40), yod (10), hei (5), lamed (30), aleph (1), nun finale (50), beit (2)

La lettura cabalistica ci spiega finalmente, dopo secoli di oscurità, che la “Legis Cantio”, lungi dall’essere l’invettiva che sembra, si rivela fulcro di tutte le Centurie; elemento di separazione tra le quartine che ricostruiscono la chiave di decifrazione e quelle che contengono il vero messaggio di Nostradamus;  fattore di mediazione, alla stregua di Tiphareth, tra il mondo delle idee (struttura organizzativa delle quartine) e il mondo della forma (messaggio segreto).

Ma c’è ancora  un significato più profondo che, attraverso il numero 137, accomuna Tiphareth e la “Legis Cantio” e che, attraverso il numero 138, getta su Nostradamus un alone di mistero enormemente più grande di quanto abbia finora goduto la sua figura di “profeta”.

Il numero 137 riveste un ruolo basilare nella fisica quantistica. Lo scienziato statunitense Leon Lederman, premio Nobel per la fisica nel 1988, nel libro “La particella di Dio” (Mondadori – 1996), riserva ad esso una grande attenzione.
Il fisico tedesco Werner Heisenberg, premio Nobel per la fisica nel 1932, considerato uno dei fondatori della meccanica quantistica, affermò una volta che tutti i problemi di questa scienza  sarebbero stati risolti non appena si fosse spiegato il significato di questo numero. Fino a oggi, nessuno ci è riuscito.
Ma cosa rappresenta il 137? Evitiamo, per evidenti ragioni, di addentrarci in considerazioni scientifiche e limitiamoci ad alcuni assunti di carattere generale che, eventualmente, possono essere approfonditi in testi adeguati.
L’universo è governato da alcune costanti. Una di queste è la “costante di struttura fine”, l’inverso del numero 137 (1/137), che rappresenta la probabilità che un elettrone possa emettere o assorbire un fotone. Se questa costante fosse anche di poco superiore o inferiore al suo valore, l'Universo, così come lo conosciamo, non potrebbe esistere. In termini semplici, e per quanto ci riguarda, la costante in questione definisce il legame che c’è tra l’energia e la materia. Stiamo parlando, come si sarà capito, della tanto discussa “particella di Dio”, la cui esistenza, se provata, spiegherebbe l’origine della massa.
Quindi, da un lato l’energia e dall’altro la materia; in mezzo, il numero 137, mediatore dell’atto creativo.
Esattamente come il Tiphareth della Cabala (Qabalah: valore gematrico 137), che separa i Sephiroth superiori della forza da quelli inferiori della materia; l’equivalente del Cristo della religione cristiana, partecipe della natura divina e di quella umana, “per mezzo del quale tutte le cose sono state create”, come recita la preghiera del “Credo”.
Esattamente come la “Legis Cantio”, di 137 lettere, che separa le quartine organizzative, quelle del mondo delle idee, dalle quartine della forma, che contengono il messaggio.

Costante di struttura fine, particella di Dio.
Particella: in ebraico= qof (100), lamed (30), chet (8). La somma dei tre numeri, rilevati dalla tabella ebraica della Gematriah, è 138, pari al numero delle lettere della “Legis Cantio”, nella edizione del 1566.

Se un indizio può essere una coincidenza, due indizi sono quasi una prova. E cos’è, allora, una serie di indizi? Viene spontaneo domandarsi se si può parlare ancora di coincidenze oppure se, come molti credono, la Cabala contenga un antico insegnamento scientifico andato perduto.

E Nostradamus? Conosceva il vero significato del numero 137, a parte l’equivalenza gematrica con la “Qabalah”? Ha voluto davvero richiamare l’attenzione sulla parola “particella”, attraverso il numero 138?  Legando alla Cabala la sua (falsa) data di nascita, l’inizio della sua vita, ha voluto semplicemente nascondere la chiave di lettura delle Centurie oppure ha voluto simbolicamente sottolineare il legame esistente tra la Cabala e l’origine dell’universo?
Se si accettasse una risposta affermativa a queste domande, allora bisognerebbe chiedersi chi sia stato realmente quest’uomo. Un uomo della cui nascita e della cui morte non c’è traccia nei documenti anagrafici della città in cui si presume sia nato e di quella nella quale, si dice, sia deceduto. Un uomo che non è nato il 14 dicembre 1503, come ha voluto far credere, e che non è morto il 2 luglio 1566, come riportano le cronache. Un uomo le cui iniziali, “M” e “N”, corrispondono rispettivamente ai valori gematrici ridotti “2” e “3”, che, letti all’inverso secondo lo stile ebraico, danno “32”, il numero dei sentieri dell’Albero della Vita.

A proposito! Le coppie di cromosomi del DNA umano, alla base della vita, sono esattamente 23, come il valore gematrico di “M.N.”; di queste, 22 (tante quante sono sia le lettere dell’alfabeto ebraico con cui Dio ha creato il mondo che le lettere che compongono le frasi in latino di Nostradamus) costituiscono le coppie di base (autosomi)  e una (eterosoma) è costituita dagli speciali cromosomi X (femminile) e Y (maschile), preposti alla procreazione.
Qualcuno ritiene che l’uomo sia stato creato androgino (con 22 coppie di cromosomi) e che solo successivamente abbia ricevuto una differenziazione sessuale, con l’aggiunta dei cromosomi X e Y.  La stessa Bibbia, in Genesi (1,27), dice che “Dio lo creò maschio e femmina”. E’ a questo che Nostradamus si riferisce nella quartina II,45?

Trop le ciel pleure l’Androgyn procrée,
Pres de ce ciel sang humain respandu,
Par mort trop tarde grand peuple recrée,
Tard & tost vient le secours attendu.

Troppo il cielo piange l’Androgino procreato,
Vicino a questo cielo sangue umano sparso,
Per morte troppo tardi gran popolo ricreato,
Tardi e presto verrà l’atteso aiuto.

Origine dell’universo e particella di Dio, sul piano macrocosmico; origine della vita umana e DNA, sul piano microcosmico. Forse non è una semplice casualità se le tracce lasciate da Nostradamus conducono a questi misteri, tenuto anche conto che la fonte di ispirazione è costituita, con la massima coerenza, dal Sepher Yetzirah, chiamato anche “Libro della creazione”. Così come non è una coincidenza che la creazione del primo uomo, l’origine dell’umanità, venga collocata da Nostradamus nel 4758 a.C.: un anno che scaturisce da una trasformazione cabalistica  della parola “Graal".


[1] Uno dei diversi modi di scrivere la parola “Cabala”.
[2] Da leggere procedendo verso sinistra.

lunedì 2 luglio 2012

Nostradamus: la Cabala, i Templari, il Graal


E’ in preparazione il mio nuovo libro “Nostradamus: la Cabala, i Templari, il Graal”.

Esso si differenzia nettamente dai due precedenti: “Il vero codice di Nostradamus” e “L’Anticristo di Nostradamus”.

Il primo aveva un obiettivo divulgativo di un nuovo modo di guardare alle Centurie. Pur senza scendere in una descrizione organica, forniva degli spunti idonei a documentare la presenza di un codice sottostante alle presunte profezie. Non potevo dire subito tutto; non per cattiva volontà o per reticenza, ma semplicemente perché è la stessa straordinarietà del processo a richiedere un approccio graduale.

Il secondo si proponeva l’obiettivo di sgombrare il campo dalle diffuse interpretazioni apocalittiche, che non solo assimilavano Nostradamus ai tanti ciarlatani che infestano la faccia della terra, ma distorcevano la visione corretta del suo messaggio. Prima di entrare nel merito e nella sostanza di quel messaggio, era necessario abituarsi al suo vero metodo di lavoro e alle sue tecniche di codifica.

Il terzo libro, questo, si addentra finalmente nella descrizione della chiave di decifrazione delle Centurie e, soprattutto, getta luce  sulla natura del messaggio di Nostradamus e sull’identità dei suoi destinatari.

Nei prossimi giorni pubblicherò uno dei capitoli fondamentali del libro, che, sono sicuro, non mancherà di intrigare gli amanti del mistero. Soprattutto quando essi scopriranno la vera natura del Graal, che Nostradamus “racconta” nelle sue Centurie: un segreto inimmaginabile, mai preso in considerazione per quello che è e che, proprio per la sua natura, rende comprensibile tutta la simbologia che, nei secoli, è stata costruita intorno a esso. Non è la coppa sacra, non è il ventre della Maddalena, non è l’arca dell’Alleanza; è molto di più e, soprattutto, è molto attuale.

martedì 22 maggio 2012

Terremoto del 20 maggio


 Ci risiamo. Da qualche giorno circola in rete la seguente “profezia” di Nostradamus, relativa al terremoto del 20 maggio.

giorno 20 del Toro il suolo tremerà così forte, che aria, terra e cielo si oscureranno e i serpenti infedeli verranno sopraffatti da Dio. Grandi e improvvise inondazioni non permetteranno di trovare luoghi o terre sulle quali rifugiarsi, perchè l’onda raggiungerà il Fesulano olimpico“.

Prima di tutto una considerazione di carattere generale. Ma vi pare possibile che Nostradamus abbia speso la maggior parte della sua vita componendo quartine profetiche, solo per soddisfare la morbosa curiosità dei posteri, ai quali, peraltro, lascia dei versi così oscuri da non permettere una interpretazione obiettiva? 
E quale sarebbe stata l’utilità di un tale sforzo, visto che nessuno è mai riuscito a predire il futuro coi versi delle Centurie?
Non è più verosimile ritenere che, in quei versi, egli abbia voluto codificare un segreto da trasmettere a destinatari ben definiti?


Comunque, la quartina sul terremoto che circola in rete non esiste. Esiste, invece, quella che segue.
L’ho già spiegata in questo stesso blog un anno fa, in occasione del terremoto previsto a Roma per l’11 maggio e che, per fortuna, ha disertato l’appuntamento.


 IX,83 
Sole a venti nel Toro così forte la terra tremerà, 
Il grande teatro riempito crollerà, 
L’aria, cielo e terra oscuri e sgomenti, 
Allora l’infedele Dio e i santi invocherà. 

Per non ripetermi con la spiegazione, rinvio al seguente link:



Aggiungo una precisazione solo per il secondo verso, relativo al "crollo di un grande teatro affollato". Per fortuna non c'è stato alcun crollo di questo tipo, ma il mancato evento compromette la credibilità degli interpreti, che hanno hanno pensato bene di modificare la quartina che hanno immesso in rete, sostituendo i versi tolti con quelli di altre quartine  ("acqua che raggiunge il fesulano olimpico").
Non si capisce bene dove hanno visto l'inondazione, mentre invece si capisce benissimo che non conoscono la geografia, visto che "fesulano" dovrebbe far riferimento a "Fiesole" che, a meno che non sia stata trasferita nelle zone terremotate senza che io lo sappia, si trova ancora addossata a Firenze.

In realtà, il verso tolto, quello del teatro riempito, si collega con la quartina I,45 (che segue):

Settario di setta, gran pena al delatore,
Bestia in teatro, disposto il gioco scenico:
Del fatto antico nobilitato l'inventore,
A causa delle sette il mondo confuso e scismatico.

In questa seconda quartina, Nostradamus sta parlando di se stesso, che predispone sul palcoscenico lo scenario del gioco (le sue Centurie); il protagonista è la “bestia” (cioè l’inganno per gli ingenui).
L’inventore di questo lavoro è lui stesso, che riceverà fama perenne. 
Il mondo confuso e scismatico è l’insieme delle quartine (sicuramente confuse, divise in due gruppi dalla “Legis Cantio”, una quartina particolare che occupa il seicentesimo posto); esse vengono chiamate “mondo” con riferimento alla chiave che le ordina e sulla quale, in questa sede, non è possibile dilungarsi.

Nella quartina relativa al terremoto, il primo verso è spiegato nel link che ho indicato.
Il secondo verso significa che, scoperta la chiave di decodifica, il teatro inscenato da Nostradamus ("riempito" con le quartine) crollerà.
Di fronte alla vera natura delle quartine si resta sgomenti, così come lo sono rimasto io quando è venuto fuori un disegno inimmaginabile perfino alla più fervida fantasia.
E che fa chiunque di noi, di fronte all’inimmaginabile, se non invocare Dio e i Santi?

Lasciamo stare il terremoto dell’Emilia, dunque, e lasciamo perdere quelli che diffondono delle quartine senza nemmeno verificare la loro reale esistenza o che, peggio, alterano i versi originali pur di diffondere le loro morbose fantasie.



giovedì 8 marzo 2012

Best seller Amazon-kindler



"L'Anticristo di Nostradamus" è attualmente al primo posto nella classifica dei "top 100" degli ebook-kindle di Amazon, sezione "Teologia e filosofia delle religioni".

Un ringraziamento a tutti i lettori.

venerdì 2 marzo 2012

Inno ai Templari


Nessuno sa che le “profezie” di Nostradamus sono un “inno ai Templari”.
Qualcuno, per la verità, ha intuito in passato l’esistenza di qualche nesso tra le Centurie e l’epopea dei Templari. Tuttavia, senza la comprensione del codice di cifratura, non è andato lontano o è arrivato a conclusioni sbagliate.

Ho già scritto qualcosa in merito alle tecniche cabbalistiche adottate da Nostradamus. Una di queste, derivata dalla Ghematria, consiste nella sostituzione delle lettere coi numeri corrispondenti.

Ebbene, Nostradamus ha scritto 10 Centurie, composte da 942 quartine. Proviamo a sostituire il numero 942 con le lettere corrispondenti:

9 = I oppure J (le due lettere erano sostituibili nell’alfabeto latino adottato da Nostradamus, risultante dalle sue frasi in latino inserite nelle epistole a Cesare e a Enrico II)
4 = D
2 = M (cioè 11 = 1+1)

942 = JDM = Jacques de Molay (Gran Maestro dei Cavalieri Templari)

Se qualcuno pensa che questa sia una forzatura, si sbaglia. Il metodo utilizzato nell’esempio è una costante negli scritti di Nostradamus; un vero e proprio modello che rispetta le regole della ripetibilità scientifica.
Peraltro, perché mai, se non per un motivo ben preciso, Nostradamus avrebbe optato per 942 quartine?

Nell’epistola a Enrico II, che introduce le ultime 3 Centurie, è perfino celato un bellissimo enigma  che porta alla data del 1314, anno in cui il Gran Maestro è finito sul rogo. Di questo, forse, parleremo al momento opportuno.

martedì 21 febbraio 2012

L'ultimo Papa e il Monarca universale


Indagine sul Monarca Universale di Nostradamus e sull'ultimo Papa (Petrus Romanus) di Malachia. Corrispondenze con le profezie di Santa Brigida. Codifiche di Nostradamus e identità di Malachia.