Tecniche di Nostradamus

giovedì 11 aprile 2013

L'uomo delle profezie e il "ragno nero"


Non ci resta che affrontare l’ultimo verso della quartina V,62:

Nefz parfondrees & prins le Tridental
 Navi affondate e preso il Tridentale

Il Tridentale richiama alla mente l’immagine di Nettuno, dio del mare il cui simbolo era il tridente. Le “navi affondate” rafforzano l’idea del mare e, così, nessuno capisce.



Si potrebbe dedurre che non esiste alcuna connessione con Papa Wojtyla e, invece, scopriremo in queste parole, e in particolare nella parola “Tridental”, la firma certificata che spazza via ogni eventuale titubanza sull’identità dell’uomo della profezia.

Così come, parlando di “Sol orient”, abbiamo trovato un parallelo nel motto “De labore solis” di Malachia, adesso possiamo cercare nel “ragno nero” l’identità del Tridentale.


Tra le previsioni del 1984 (ma sappiamo che l’anno non è affidabile), il “ragno nero” parla dell’arrivo di un Papa il cui simbolo è il tridente. “Quest’uomo”, dice,  avrà una sola valigia”. E’, quindi, uno che viene da lontano e che, non sospettando di dover lasciare per sempre il proprio Paese, porta con sé solo l’indispensabile. E’ ciò che è successo a Giovanni Paolo II quando ha partecipato al conclave che l’ha eletto.
Altri dettagli non concordano con il quadro che sto per dipingere, ma sembrano essere l’effetto della mescolanza di profezie di anni diversi, come ho spiegato nell’articolo “Le profezie del ragno nero.
Come ho allora sostenuto, il “ragno nero” è quasi certamente uno che interpreta bene delle profezie a lui precedenti (forse quelle dello stesso Nostradamus), ma commette degli errori di ricostruzione. Questo però ci interessa poco, in quanto non è il “ragno nero” che stiamo studiando, ma Nostradamus.
Per noi è sufficiente che il  “ragno nero” ci dica che il tridente è il simbolo di un Papa, in quanto questo conferma l’idea che quel Papa sia anche il “Tridentale” di Nostradamus.

Il simbolo del tridente è molto specifico e viene rafforzato dall’interpretazione della profezia data dal curatore Renzo Baschera  che, come ho sostenuto nel vecchio post citato sopra, è un interprete molto attento ed accurato. Nel suo libro del 1972 (ricordo che Wojtyla è stato eletto nel 1978) egli scrive: “Non sarà un papa italiano. Il suo simbolo sarà il tridente”. Quindi, a prescindere dal contesto errato nel quale viene inserito, il simbolo del tridente, per il “ragno nero” e per il suo interprete, è il simbolo di un ben preciso Papa non italiano.

La definizione si adatta perfettamente a Papa Wojtyla, di origine polacca, il cui nome comincia per “W”, punta del tridente, così come comincia per “W” la cittadina di nascita: Wadowice. Non ci sono altri Pontefici che rispondono alla descrizione, soprattutto se a questa immagine aggiungiamo l’accoppiamento  “sangue sulle rocce” e “Tridentale” di Nostradamus che, anche senza “ragno nero”, non avremmo alcuna difficoltà a riconoscere, grazie ai primi tre versi della quartina V,62 che, ormai, conosciamo molto bene.

Mettendo  dunque insieme “ragno nero” e Nostradamus, ricaviamo tre elementi forti (sangue, Papa straniero, tridente), che conducono a una identificazione inequivocabile, reciprocamente confermata, del “Tridentale” con “W[ojtyla] di W[adowice]”.

A questo punto, la lettura dell’ultimo verso diventa semplice. “Nefz”[1] non vuol dire solo “navi” ma anche “navate” (di Chiesa). A sua volta, “parfondrées” è una parola che non esiste; essa è una distorsione di “effondrées” che, oltre al suo significato naturale di “affondate”, significa anche “crollate, rovinate”. Si dice infatti “effondrement d’un empire” per indicare il “crollo di un impero”.
Da molti altri esempi sappiamo già che Nostradamus ricorre alle distorsioni delle parole quando vuole richiamare l’attenzione dell’interprete su un significato alternativo o particolare di ciò che appare a prima vista.

Diventa dunque chiaro il nesso con l’attentato, dal momento che l’abbattimento di Giovanni Paolo II è anche un simbolico abbattimento della Chiesa di cui è il capo: “navate in rovina” o, in termini più espliciti, “sciagura sulla Chiesa”. Il “Tridentale” è preso, è colpito. I verbi di quest’ultimo verso sono ormai al participio passato (parfondrées, pris). Nostradamus si copre gli occhi rassegnato, perché il crimine è compiuto.

Romano Pontefice, non avvicinarti a Roma
Lì vicino schizzerà il sangue tuo
E quello dei tuoi fedeli nel mese di maggio

Sulle rocce di basalto verrà sparso il sangue
Di colui che viene da Est per regnare nella Chiesa Universale
Per l’atto bellico di Osgun, il giorno 13, gli occhi saranno puntati su Roma
Sciagura sulla Chiesa. Colpito il Tridentale.


[1] Nel francese arcaico viene spesso usata la “z” al posto della “s” del plurale.

martedì 9 aprile 2013

V,62: L'uomo che sparò al Papa


Pres Orgon guerre, à Rome grand mal voir
 Guerra presso Orgon, a Roma si vedrà grande male,

Mantenendo, per Orgon, le osservazioni del precedente post, leggiamo nuovamente “prés” non come “vicino” ma come “quasi” o, più precisamente, come “pressoché”.

L’attentatore, Ali Agca, arriva all’aeroporto di Malpensa, in Italia, con un volo charter del 9 maggio 1981, proveniente da Palma de Majorca (Spagna). Si trasferisce poi a Roma dove prende alloggio all’hotel ISA di Via Cicerone, esibendo un passaporto falso.

(l’Unità del 14.5.1981)

Il passaporto è intestato a Faruk Osgun. OsGuN; “pressoché, simile a” OrGoN. Osgun è una parola che “assomiglia” a Orgon! Tre lettere su cinque (l’iniziale, la mediana e la finale) coincidono e l’assonanza tra le due parole è forte.

Ho faticato parecchio, prima di fare questa scoperta. “Orgon” mi appariva come un nome molto specifico, particolarmente intrigante.
Questa è una quartina superba: nella II,97 viene fotografato l’attentato; in questa, vengono messi a fuoco i dettagli. Non per niente ho definito l’insieme delle due come un film in 3D. Se ormai conosco lo stile di Nostradamus, la parola “Orgon” non poteva risolversi solo nell’indicazione del numero 13; troppo facile e al di sotto dello standard degli altri versi: le rocce di basalto, l’uomo dell’est, la “percezione” psicologica dell’attentato a Roma e, come vedremo nell’ultimo verso, “la sciagura sulla Chiesa” e perfino l’identificazione del Papa.

Doveva esserci dell’altro e così, cercando cercando, ho scoperto che c’era effettivamente dell’altro. Questa risultanza non  può essere attribuita al caso.
Un po’ come se vi dicessi che sotto uno degli angoli del tappeto del vostro salotto c’è una moneta da 2 euro. Se la moneta c’è veramente, allora siete autorizzati a pensare che esiste un presupposto “valido”, non casuale, sul quale si fonda la mia affermazione. Forse mi sono introdotto nottetempo e ce l’ho messa o forse l’ho intravista nel corso di una visita a casa vostra. Però non è un caso.
Le quartine, se correttamente lette, sono estremamente precise. Tutte! Sia quelle profetiche che quelle di struttura.

Orgon è un nome unico, il migliore che Nostradamus potesse trovare, perché gli permette di prendere tre piccioni con una fava:

-  dirottare l’attenzione sulla cittadina di Orgon, depistando completamente gli interpreti della profezia;
-   indicare il giorno dell’attentato;
-   fornire un indizio sull’attentatore.

Alle approssimazioni del secondo e del terzo punto, Nostradamus fa fronte con la parolina “prés”, che invita a non prendere alla lettera la parola “Orgon”. Non avrebbe alcun ruolo, altrimenti, quel “prés” che non può essere letto nel senso di vicinanza geografica perché, in tal modo, si cadrebbe nell’assurdità concettuale di una guerra scatenata in un piccolo villaggio dell’entroterra francese, con riflessi su Roma e con navi affondate.

In questa continua sovrapposizione di straordinarie coincidenze e profezie, e anche se la questione è estranea a Nostradamus, non possiamo lasciarci sfuggire l’aspetto numerologico dell’alloggio di Ali Agca.
In base alle regole della Gematria, scorgiamo subito l’equivalenza tra ISA (nome dell’albergo) e ‘981, anno dell’attentato. Il numero della camera, altresì, è il 31, inverso del giorno dell’attentato (13). Coincidenze, naturalmente. Il fatto è che cominciano ad essere troppe, per poter essere considerate il frutto di semplici casualità statistiche. Non dimentichiamo che tutto, attorno a Giovanni Paolo II, suona di presagi e segnali misteriosi; non per altro l’ho definito “uomo delle profezie”.
Come si sa, è morto il 2/4/2005 alle ore 21.37. Non c’è bisogno di dirlo: provate a sommare le cifre della data e le cifre dell’orario della morte. 

Per l’ultimo verso della quartina vi do appuntamento per la prossima volta. Così come “Orgon” ci ha condotto sulle tracce dell’attentatore, l’ultimo verso ci porterà sulle tracce “anagrafiche” di Giovanni Paolo II.

domenica 7 aprile 2013

V,62: Guerra a Orgon


Il primo verso della quartina V,62 era facile; il secondo difficile, ma non inarrivabile. Il terzo verso, questo, è intuibile nella seconda metà, mentre è assolutamente incomprensibile nella prima metà, a meno che non riusciamo ad entrare nel modo di pensare del veggente. Per capire tutto, saranno necessari due post.

Pres Orgon guerre, à Rome grand mal voir

Guerra presso Orgon, a Roma si vedrà grande male,

Orgon è un piccolo villaggio dell’entroterra provenzale, a nord di Salon, città nella quale viveva Nostradamus. Villaggio pressoché anonimo, privo di rilevanza geografica, turistica e, soprattutto, storica. Parlare di guerra vicino Orgon, come recita il terzo verso della quartina, è privo di ogni logica e fondamento. Ancora più assurda sarebbe la questione se si pensasse che questa presunta guerra possa avere dei riflessi su Roma. Se, infine, si aggiunge che un villaggio interno, assai distante dalla più vicina costa marina, possa avere un qualsiasi tipo di legame con le navi affondate del quarto verso (“nefz parfondrées”), allora è evidente che non siamo di fronte a una profezia, perché nessun profeta, neanche il più sprovveduto, penserebbe mai di assegnare a Orgon un ruolo che non può assolutamente avere.
Non potendo ipotizzare di essere di fronte a una profezia, non ci resta che dedurre di essere di fronte a un codice. Perciò, scordiamoci di Orgon, inteso come villaggio. Esso non è che uno specchietto per le allodole. Del resto, Nostradamus non cita precisamente Orgon ma, al contrario, qualcosa che sta “prés” Orgon, “vicino” a Orgon o “quasi” Orgon. A chi non conosce il francese ricordo, infatti, che “prés” significa sia “vicino” che “quasi, pressoché”. E’ come se Nostradamus dicesse: “non leggere Orgon per quello che è; trova una lettura diversa, che da questa parola prenda spunto”.

Ecco, allora, che quel “quasi o pressoché” sta a indicare, sì, che la parola “Orgon” ha un suo ruolo, ma diverso da quello geografico, al quale viene spontaneo pensare; come dicevo, dobbiamo cercare un’alternativa sul fronte del codice. Il modello che Nostradamus adotta spesso quando indica dei nomi geografici è quello del Notarikon nella sua forma dell’acrostico, con l’uso delle iniziali, e della Gematria, con la trasformazione delle lettere in numeri.

Riporto dal mio libro “Nostradamus: la Cabala, i Templari, il Graal”:

Notarikon è l’ultima delle tre tecniche cabalistiche… Consiste nella composizione di una parola con le lettere iniziali, finali o mediane di altre parole. Una delle forme di Notarikon, sicuramente familiare a tutti, è l’acrostico: esso definisce il componimento poetico o l’espressione che vengono utilizzati per l’estrazione delle lette iniziali”.

Gematria è lo studio del valore numerico delle lettere e delle parole.

Di recente, nell’articolo “Quartina I,48 – seconda spiegazione”, ho ripreso la questione della quartina I,20, trattata nel citato libro, che elenca delle città (Tours, Orleans, Bloys) le cui iniziali riconducono al numero 942, totale delle quartine delle Centurie.

Un altro esempio recente è quello delle iniziali dei versi della quartina X,70 (LLGL), che riconducono al numero 7000 del “settimo millennio profondamente calcolato”. 

Nel caso di Orgon, la soluzione è addirittura semplicissima: alla iniziale “O” corrisponde il numero 13, che è il giorno dell’attentato. Teniamo inoltre presente che questo attentato, condotto contro un capo di Stato, può essere visto come un atto bellico (soprattutto se è vero che dietro ci siano state delle potenze straniere). Tiriamo le fila:
Guerra vicino Orgon” non significa quello che sembra, semplicemente perché non è possibile. “Prés”, in questo caso, non significa “vicino” ma “quasi”; perciò, da “Orgon” bisogna derivare qualcosa che non è precisamente “Orgon” e associarlo a un atto bellico. La data del 13 (maggio), tenuto conto ovviamente del contesto nel quale ci stiamo muovendo, risponde perfettamente allo scopo, tanto più che il verso prosegue dicendo che “a Roma si vedrà grande male”; risultano in tal modo compatibili la prima e la seconda parte dell’intero verso, altrimenti inspiegabile, e tutti i pezzi dei primi 3 versi si incastrano alla perfezione:  il 13 succede un atto bellico, visto come un male che avviene a Roma, cioè lo spargimento del sangue di un uomo che viene dai paesi dell’est.

“Ma come”, mi si potrebbe obiettare! “In un altro post hai sottolineato che il Vaticano non è Roma e adesso ti smentisci”.
Le situazioni sono diverse. In effetti, l’attentato non avviene a Roma ma vicino a Roma, in Vaticano; vicino alla città bagnata da due fiumi. Però viene “visto” e percepito dall’opinione mondiale come se avvenisse a Roma. C’è cascato perfino Sampietro, un italiano, (II,97 - Il trailer), figuriamoci se non ci può cascare l’opinione pubblica mondiale che concentra la sua attenzione su Roma. La stampa mondiale di quel periodo non fa altro che parlare di “Italia” e di “Roma”. Evito di inserire citazioni su citazioni che chiunque può controllare in rete.
A titolo di esempio, richiamo quella già proposta nel post “II,97 – il trailer”. Dov’è che Ann Odre viene ricevuta in udienza dal Papa? A Roma, dice l’articolo (Fu infatti ricevuta dal Pontefice polacco in udienze private a Roma), anche se ciò non è esatto, perché fu ricevuta in Vaticano:

Per il mondo, il Vaticano E’ Roma. Perciò, sebbene l’attentato avvenga “vicino” Roma (vicino alla città bagnata dai due fiumi), esso viene percepito come avvenuto a Roma (“a Roma si vedrà grande male”) e tutti gli occhi sono puntati su Roma.

Ecco! Quando parlavo del coinvolgimento emotivo di Nostradamus, mi riferivo “anche” a questi dettagli di stampo psicologico. Egli si è preoccupato di narrarci la cronaca, specificando perfino come sarebbe stata percepita. In questa sua grandezza espressiva, in questa creazione di uno stupendo capolavoro, ci fornisce anche un’alternativa di utilizzo della parola Orgon, assai più sorprendente di quella appena esaminata: un’altra delle tante duplici soluzioni delle quali, ultimamente, stiamo vedendo diverse ricorrenze.
Può sembrare impossibile ma, con quella parola, Nostradamus ci dà una stupefacente indicazione sull’identità dell’attentatore. Di questo, però, ci occuperemo la prossima volta.

venerdì 5 aprile 2013

L'uomo delle profezie e Malachia


Passiamo al secondo verso della quartina V,62:

Sol Orient, Saturne Occidental

Il verso sembra alludere a una rappresentazione simbolica; al massimo, sembra indicare chissà quale configurazione astrologica. Fatto sta che nessuno capisce; e questo impedisce un corretto inquadramento della quartina. Ramotti non vede di meglio che un riferimento al Giappone, al “Sol levante”. Sangue, Giappone, navi affondate… cos’è questo, se non la visione di una guerra?

Estendiamo lo sguardo oltre Nostradamus e diamo un’occhiata a Malachia, con i suoi ultimi motti in ordine inverso:

Petrus Romanus – Francesco
Glora Olivae – Benedetto XVI
De labore solis – Giovanni Paolo II

“De labore solis”: il travaglio del sole.

Ci si è sempre domandati perché sia stato associato il sole a Giovanni Paolo II. Forse per il suo carattere solare; forse perché ha illuminato il mondo con i suoi faticosi viaggi e con la sua parola… forse… forse… forse…
Le spiegazioni, più o meno adeguate, si sono sprecate.

Nostradamus ci dà la sua, di spiegazione, ammesso che conoscesse i motti di Malachia; anche se non li ha letti, nel suo verso ha praticamente duplicato il motto che ci interessa. Tuttavia, con molta probabilità la sua spiegazione è quella autentica se, come si sospetta, Malachia non è stato altro che un suo nome di copertura. Ne abbiamo già parlato in passato nel post “Nostradamus e le profezie di Malachia”.

Conoscendo adesso i rudimenti della Cabala, e sapendo che nella lingua ebraica scritta le vocali sono omesse, possiamo aggiungere che i nomi Michel e Malachie hanno lo stesso valore gematrico e, pertanto, sono interscambiabili.

In latino, la parola “labor” significa “lavoro, fatica, laboriosità, travaglio”.  Certamente si addicono a Giovanni Paolo II la fatica e la laboriosità, se si presta attenzione al suo temperamento solare e al suo impegno instancabile.
Ma la spiegazione di Nostradamus è un’altra: il “de labore solis” di Malachia per lui significa “travaglio del Sole”, inteso come travaglio di un parto che ha luogo ad est, dove nasce il Sole.
Nei versi, egli usa le parole “Sol Orient”, perché il sole nasce ad oriente, come il nostro Papa, venuto da un paese dell’est europeo, al di là della cortina di ferro. E la sua missione nasce con travaglio; il travaglio di ogni nascita, ma anche un travaglio reso particolarmente difficile dalla situazione politica della Polonia, oppressa dal regime comunista.
Ecco perché le due definizioni, “De labore solis” e “Sol orient”, coincidono.
Wojtyla può ben essere paragonato al sole, dunque, in relazione alla sua provenienza. Per coerenza, nella fase di maturità può essere paragonato a Saturno, che governa su tutto il creato.
Ma Saturno è anche Kronos, il dio del tempo. Quindi, Wojtyla viene fuori da un Paese dell’est, come il sole che nasce ad oriente (“de labore solis” di Malachia e “Sol orient” di Nostradamus), e invecchia (Saturno/Kronos, con riferimento al tempo)  in Occidente, dove governa su tutta la Chiesa (Saturno che domina su tutto il creato). Nascita e tramonto, est e ovest, Polonia e Vaticano.

Sur les rochers sang on verra plouvoir,
Sol Orient, Saturne Occidental

Sangue sulle rocce si vedrà piovere,
Nasce a est, domina e muore a ovest


mercoledì 3 aprile 2013

V,62: Sangue sulle rocce


Torniamo a Giovanni Paolo II e scopriamo come ogni singola parola della quartina calzi a pennello, cominciando con il primo verso, il più facile:

Sangue sulle rocce si vedrà piovere


L’idea delle “rocce” può sembrare a prima vista incompatibile col manto stradale, a meno che non ci si soffermi un attimo a riflettere.
Nel luogo ove è avvenuto l’attentato, il suolo è lastricato di pietre che, a Roma, vengono chiamate sampietrini. Questi sampietrini non sono altro che blocchetti di leucitite, cioè “roccia eruttiva effusiva iposilicica” (definizione Treccani).


Le parole “sangue sulle rocce” del primo verso, fatta salva la lettura degli altri tre ancora da esaminare, fotografano in pieno l’esito dell’attentato.
Tuttavia, a parte l’aspetto fisico della questione, c’è anche un aspetto più sottile. Una delle rocce alle quali si allude è Pietro: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa” (Mt, 16,18). Qualsiasi Papa, quindi, è Pietro e conseguentemente roccia. Ma Giovanni Paolo II è stato definito “roccia” non solo in quanto Pietro, ma anche per quello che egli stesso è stato.

Benedetto XVI durante la solenne Cerimonia di beatificazione, definisce il suo predecessore “Roccia di Virtù, Roccia della Chiesa”.
Proprio da questa definizione parte lo sviluppo del monumento di Luca Vernizzi “Roccia della Chiesa”, inaugurato il 22 ottobre 2011 presso il Santuario del Divino Amore in Roma.
  

Le rocce dei sampietrini, la roccia che qualifica qualsiasi Papa, la roccia che è Giovanni Paolo II: si legga come si vuole, ma bisogna ammettere che nulla è più appropriato di “sangue sulle rocce” (rocce fisiche ed umane insieme; ancora una duplice soluzione) per scattare un’istantanea delle ferite di Giovanni Paolo II, quel giorno del 13 maggio 1981.
Una rappresentazione stupenda. E mancano ancora tre versi…

martedì 2 aprile 2013

V,62 - Anteprima


Come si può non vedere, nei versi della quartina II,97 esaminata nel precedente articolo, il film che scorre davanti agli occhi di Nostradamus e il suo inascoltabile grido di allarme? Egli è così colpito, emotivamente, da decidere di andare oltre, mettendo la scena ancora più a fuoco, con dei dettagli che identificano il Pontefice, il giorno e, forse, perfino l’assassino.  Per questo aggiunge i versi della V,62:


 Sangue sulle rocce si vedrà piovere,
Sole a Oriente, Saturno a Occidente:
Guerra presso Orgon, a Roma si vedrà grande male,
Navi affondate e preso il Tridentale.

Questa quartina non gode di molte interpretazioni. “Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”, si dice. A me sembra che, quando il gioco si fa duro, i dilettanti se la danno a gambe.
Nella mia nutritissima bibliografia su Nostradamus, ho trovato solo due autori, non saprei dire se intrepidi o incoscienti, che si cimentano con questi versi: Ramotti e De Fontbrune.
Il primo si limita a isolare le parole “Sol Orient” e “Orgon”; tutto il resto è come se non esistesse. Secondo lui, “Sol Orient” sarebbe il Sol Levante, il Giappone, che partecipa alla prima guerra mondiale; “Orgon” si riferirebbe alla battaglia delle “Argonne”, in cui il corpo di spedizione italiano subì gravi perdite.

Non riesco invece a sintetizzare quello che scrive De Fontbrune e, perciò, lo trascrivo letteralmente:

Dal cielo si vedrà il sangue cadere sulle rocce. La monarchia contro l’Oriente stabilirà l’epoca dell’Occidente, presso Orgon. Ci sarà una guerra, a Roma si vedranno grandi mali. L’Inghilterra sarà presa e le sue navi affondate.

Tranquilli! Non sono io ad aver scritto male e non siete voi a non capire. Suggerisco di lasciar perdere e di proseguire con la corretta lettura.

Se la quartina II,97 era un ammonimento, un grido di dolore e di allarme, la V,62 è una rappresentazione dinamica di ciò che il veggente vede in svolgimento, quasi come un testimone sulla scena del crimine. Dall’ammonimento su ciò che succederà se il Papa si avvicinerà a Roma (“guardati dall’avvicinarti”), Nostradamus passa ora alla visione sconsolata di ciò che diventa inevitabile (“Sangue sulle rocce si vedrà piovere”). Poi, quando tutto è compiuto, il tempo futuro del primo verso diventa participio passato: “navi affondate” e “preso il Tridentale”. C’è solo mesta rassegnazione; una dolorosa presa d’atto di ciò che non si è potuto impedire.

Nei prossimi post spiegherò tutto, parola per parola.


lunedì 1 aprile 2013

L'uomo delle profezie: II,97


All’elenco dei messaggi che annunciano o che accompagnano “l’uomo delle profezie” restano da aggiungere quelli del “ragno nero” e di Malachia. Ce ne occuperemo trattando la quartina V,62. Intanto, vediamo la II,97:


Romano Pontefice guardati dall’avvicinarti
Alla città bagnata da due fiumi[1],
Lì vicino schizzerà il tuo sangue,
Tu e i tuoi quando fiorirà la rosa.

Questa è la prima delle due quartine che descrivono l’attentato a Giovanni Paolo II. Tuttavia, più che una previsione, le parole di Nostradamus sembrano un grido di allarme, un ammonimento:

Romano Pontefice, stai attento! Non avvicinarti alla città bagnata da due fiumi!

Queste semplici parole, questa implorazione, creano un grosso problema allo studioso di profezie, in quanto pongono l’enorme dilemma dell’ineluttabilità del destino.

E’ davvero inevitabile ciò che è già scritto? Se lo è, allora a che serve l’ammonimento? E se non lo è, come è possibile ignorare la contraddizione tra la visione di un evento futuro e l’ammonimento che può impedirne la realizzazione?

II dilemma non è privo di risposte che, peraltro, si riflettono sostanzialmente sulla questione ancora più grande del libero arbitrio. Qui, però, non stiamo sviluppando un problema filosofico, bensì l’analisi dei versi di un grande veggente. Leggiamo perciò le sue parole come un grido di allarme, un urlo del “mastino” che, ormai, ci ha abituati ai suoi sentimenti di dolore quando, forte della capacità di penetrare nel cuore degli eventi, piange e si dispera per ciò che vorrebbe evitare senza averne la possibilità.

La città dei due fiumi non è Valence o Lione, come qualcuno ha creduto. Essa è Roma, al cui interno scorrono le acque del Tevere e dell’Aniene. Il Papa infatti non vive a Roma; egli vive all’interno del Vaticano che, benché collocato geograficamente al centro di Roma, costituisce uno Stato sovrano, indipendente ed autonomamente organizzato. E’ perciò giustificato l’invito a non avvicinarsi a Roma.

Estraggo dal sito ufficiale del Vaticano: www.vaticanstate.va:

Lo Stato della Città del Vaticano è sorto con il Trattato Lateranense, firmato l’11 febbraio 1929 tra la Santa Sede e l’Italia, che ne ha sancito la personalità di Ente sovrano di diritto pubblico internazionale, costituito per assicurare alla Santa Sede, nella sua qualità di suprema istituzione della Chiesa cattolica, "l’assoluta e visibile indipendenza e garantirle una sovranità indiscutibile pur nel campo internazionale", come indicato nel preambolo del suddetto Trattato.

La Città del Vaticano si estende poco lontano dalla riva destra del Tevere, su una modesta altura, parte dei Montes Vaticani (Colle Vaticano) dell’antichità, su cui, nell’epoca precedente alla nascita di Cristo, vennero costruite alcune ville…

Il territorio dello Stato, che copre una superficie di 0,44 km2 (44 ettari), è circoscritto in parte dalle mura e si estende, sulla Piazza San Pietro, sino ad una fascia di travertino che congiunge al suolo le estremità esterne del colonnato, segnando il confine dello Stato al limite della piazza, alla quale d’ordinario si accede liberamente. Essa, pur facendo parte del territorio della Città del Vaticano, è soggetta, di norma, al controllo delle forze di polizia della Repubblica Italiana.
Si accede all’interno dello Stato da cinque ingressi, la cui custodia è affidata alla Guardia Svizzera Pontificia ed al Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano.

E’ evidente come non si possa e non si debba fare confusione tra Vaticano e città di Roma. Se non bastassero le citazioni appena riportate, il brano che segue (sempre estratto dal sito ufficiale del Vaticano) segna una esplicita e inequivocabile separazione tra le due entità politiche e territoriali:

Per la dimensioni assai ridotte del territorio della Città del Vaticano, molti enti ed uffici della Santa Sede sono situati in immobili della città di Roma (soprattutto in edifici esistenti in Piazza Pio XII, Via della Conciliazione, Piazza San Calisto, Piazza della Cancelleria, Piazza di Spagna). Tali immobili, secondo quanto stabilito nel Trattato Lateranense, godono delle immunità riconosciute dal diritto internazionale alle sedi degli agenti diplomatici di Stati esteri (Ambasciate). Le zone su cui sorgono i suddetti immobili sono comunemente chiamate "zone extraterritoriali".

Per tornare a Nostradamus, chiunque si muova all’interno dello Stato del Vaticano in direzione dei confini che delimitano Piazza San Pietro non fa che “avvicinarsi” letteralmente a Roma, la città bagnata dai due fiumi. E’ ciò che fece Giovanni Paolo II quel pomeriggio del 13 maggio 1981.


La Papamobile è uscita dall’Arco delle Campane, “avvicinandosi” a Roma; ha costeggiato i confini di Piazza San Pietro e, prima che riuscisse a completare il secondo giro, è diventata bersaglio dei colpi esplosi da Ali Agca. Una lapide ricorda il luogo esatto dell’attentato, a qualche metro del colonnato di confine con la città di Roma che, appunto, si estende “lì vicino”:


 Romano Pontefice guardati dall’avvicinarti
Alla città bagnata da due fiumi,
Lì vicino schizzerà il tuo sangue.

Ali Agca spara due colpi: la prima pallottola colpisce il Papa all’addome, perfora il colon, lacera in più punti l’intestino tenue e poi esce cadendo nella jeep.
Ma il Papa non è l’unico ad essere colpito. La seconda pallottola, dopo aver sfiorato il gomito destro e fratturato l'indice della mano sinistra, ferisce due turiste americane: l’americana Ann Odre, alla quale viene poi asporata e la milza, e la giamaicana Rose Hall.

Te e i tuoi”, dice il quarto verso della quartina. Forse le due turiste sono estranee all’ambiente che circonda il Papa? No! Esse fanno parte di coloro che, in quel momento, affollano Piazza S. Pietro per assistere all’apparizione pubblica del Pontefice. Di Ann Odre in particolare si sa che, in qualità di fedele, era venuta a Roma proprio per partecipare a un’udienza del Papa. Certamente ci si può riferire ad entrambe le donne come “ai tuoi”.

Quando fiorirà la rosa” è il fotogramma che chiude la quartina. Il riferimento a maggio, mese dell’attentato e mese di fioritura delle rose, parla da solo. E, tuttavia, c’è anche un altro particolare sconcertante.
Quante volte abbiamo parlato dell’anagramma giusto al posto giusto: un anagramma di poche lettere che racchiude un riferimento di dettaglio della quartina. Troppe volte ci siamo imbattuti in una situazione del genere per poter pensare che si tratti di casualità. Anche adesso il riferimento esiste e non è un anagramma, ma una parola già correttamente predisposta: “rose”!
Il riferimento al mese di maggio, sì, ma anche il nome di una delle due fedeli ferite, Rose Hall: esempio delle doppie soluzioni di Nostradamus delle quali ho già svelato l’esistenza. Se vogliamo esagerare, prendendo per buono il collegamento con il segreto di Fatima, possiamo prendere in considerazione anche un riferimento a Lucia de Jesus Rosa dos Santos, la pastorerella delle apparizioni diventata suora.
Visto che ci siamo, segnalo un’ennesima coincidenza, che non c’entra nulla con Nostradamus: un’altra suor Lucia (Lucia Giudici), a piazza San Pietro, ha bloccato Ali Agca dopo gli spari.

Suor Lucia Giudici (oggi Suor Letizia)

Rileggiamo nuovamente la quartina, alla luce della corretta interpretazione:

Romano Pontefice, guardati dall’avvicinarti
Alla città bagnata da due fiumi,
Nei suoi pressi verrà sparso il tuo sangue,
E anche quello dei tuoi fedeli, nel mese di maggio.

Se tutto questo non vi sembra stupefacente, chiudete qui. In caso contrario vi assicuro che, ancora, non avete visto nulla. Aspettate la traduzione della quartina V,62:
 




[1] Più propriamente, il verso dice: “la città che bagna due fiumi”.