Ogni parola di Chavigny rivela la sua assoluta estraneità ai misteri di Nostradamus. Mi limito a un solo esempio scelto tra i tanti possibili: il Presagio di Marzo 1555.
Le cinq, six, quinze, tard & tost l'on seiourne.
Le né sans fin: les citez reuoltées.
L'heraut de paix vint & trois s'en retourne.
L'ouuert cinq serre. nouuelles inuentées.
Il cinque, sei, quindici, tardi o preso si rimane.
Il nato senza fine: le città rivoltate.
L'araldo di pace ritorna ventitrè.
L'aperto cinque chiude. Notizie inventate.
Chi ha letto il "Vero codice di Nostradamus" conosce perfettamente il significato della quartina: una perfetta sintesi del "codice Nostradamus"; una vera e propria stele di Rosetta che racchiude i diversi metodi di cifratura del veggente! Ecco, invece, l'interpretazione originale (o l'originale interpretazione, se preferite) di Chavigny e la relativa traduzione:
verso 1: il 5, 6 e 15 si riferiscono al trattato di pace tra Spagnoli e Francesi;
verso 2: riguarda un'altra epoca;
verso 3: Il Cardinale d'Inghilterra e altri Signori, riuniti per la pace il giorno 23, non concludono nulla;
verso 4: la comprensione di questo verso mi sfugge (parole di Chavigny, non mie).
Lettura ridicola da chiunque provenga; ancora più ridicola se proviene dal "segretario" di Nostrradamus.
Di fronte a queste enormi sciocchezze interpretative, c'è da temere, ovviamente, anche per l'originalità e la correttezza dei Presagi trasmessici da Chavigny la cui alterazione, in alcuni casi, è già emersa dai miei studi.
Per quanto ci riguarda adesso, resta il fatto che egli sbaglia nel confondere "Chiren" con "Henric".
Chiren è semplicemente Cesare Nostradamus o, meglio, colui che Nostradamus chiama Cesare, come il suo figlio naturale, e al quale affida le sue prime 7 Centurie. Questo appare con chiarezza dall'epistola a Cesare e dalla quartina VI,70, le cui spiegazioni dettagliate sono contenute nel mio libro.
Devo fare una piccola precisazione in relazione ai continui rimandi al libro; essi sono dovuti a due motivi:
1) difficoltà a scendere nei dettagli in questo blog di sintesi;
2) sentirei di venir meno al rispetto degli acquirenti del libro qualora ne trascrivessi qui i contenuti.
Tecniche di Nostradamus
lunedì 11 aprile 2011
sabato 9 aprile 2011
Chiren
Uno dei personaggi chiave di Nostradamus è il misterioso "Chiren". Come sanno i lettori del "Vero codice di Nostradamus", Chiren è semplicemente il soprannome che Nostradamus assegna a Cesare.
Sbagliando, invece, gli interpreti hanno sempre pensato che Chiren debba essere un leader mondiale; forse lo stesso Monarca Universale delle Centurie.
Questa errata interpretazione, generata da alcune quartine, scaturisce principalmente dall'osservazione che "Chiren" è anagramma di "Henric"; si pensa perciò automaticamente a una coincidenza di identità tra Chiren e il Monarca Universale il cui nome in codice è "Henry": è proprio uno di quegli esempi di anagrammi che condizionano l'interpretazione, dai quali ho messo in guardia!
Ovvio che la confusione non è casuale, ma rientra perfettamente nei metodi di depistaggio di Nostradamus.
L'errore nasce nientemento che dal segretario di Nostradamus, Ian Aimé de Chavigny, che per primo confonde "Chiren" con "Enrico".
Chavigny ha un solo merito, peraltro tutto da dimostrare: quello di averci trasmesso alcuni presagi di Nostradamus dei quali è venuto in possesso in qualche maniera; probabilmente riprendendoli dalle stampe dell'epoca, alcune delle quali andate poi perdute col trascorrere del tempo. A parte questo, mi schiero contro la convinzione universale che accorda fiducia a Chavigny e, forte della mia conoscenza del "codice Nostradamus", sostengo che era un impostore: a mio avviso non ha neanche conosciuto Nostradamus. Non ci vuole molto a capirlo.
Basta pensare che racconta la vita del suo "principale" limitandosi a fatti superficiali e conclamati senza mai fornire dettagli di qualche interesse; parla di 12 Centurie, quando le ultime due non sono riconducibili a Nostradamus; trascrive delle quartine con alcune specificità (uso di maiuscole, trasformazione di parole) che alterano il senso di quelle originali, delle quali non rispettano la "codifica"; fornisce interpretazioni che non stanno né in cielo e né in terra; non sospetta nemmeno lontanamente l'esistenza di un "codice". Però il suo lavoro (Premier face du Janus) "fa colpo" perché proviene da uno che si dichiara "segretario" di Nostradamus.
Per quanto mi riguarda, e in considerazione delle enormi cantonate che Chavigny prende, mi viene impossibile pensare a un Nostradamus che riesce a tenere il "segretario" completamente all'oscuro della sua attività. E si suppone che lo paghi pure! Per fargli fare cosa?
Proseguiremo con Chavigny e Chiren nel prossimo post.
Sbagliando, invece, gli interpreti hanno sempre pensato che Chiren debba essere un leader mondiale; forse lo stesso Monarca Universale delle Centurie.
Questa errata interpretazione, generata da alcune quartine, scaturisce principalmente dall'osservazione che "Chiren" è anagramma di "Henric"; si pensa perciò automaticamente a una coincidenza di identità tra Chiren e il Monarca Universale il cui nome in codice è "Henry": è proprio uno di quegli esempi di anagrammi che condizionano l'interpretazione, dai quali ho messo in guardia!
Ovvio che la confusione non è casuale, ma rientra perfettamente nei metodi di depistaggio di Nostradamus.
L'errore nasce nientemento che dal segretario di Nostradamus, Ian Aimé de Chavigny, che per primo confonde "Chiren" con "Enrico".
Chavigny ha un solo merito, peraltro tutto da dimostrare: quello di averci trasmesso alcuni presagi di Nostradamus dei quali è venuto in possesso in qualche maniera; probabilmente riprendendoli dalle stampe dell'epoca, alcune delle quali andate poi perdute col trascorrere del tempo. A parte questo, mi schiero contro la convinzione universale che accorda fiducia a Chavigny e, forte della mia conoscenza del "codice Nostradamus", sostengo che era un impostore: a mio avviso non ha neanche conosciuto Nostradamus. Non ci vuole molto a capirlo.
Basta pensare che racconta la vita del suo "principale" limitandosi a fatti superficiali e conclamati senza mai fornire dettagli di qualche interesse; parla di 12 Centurie, quando le ultime due non sono riconducibili a Nostradamus; trascrive delle quartine con alcune specificità (uso di maiuscole, trasformazione di parole) che alterano il senso di quelle originali, delle quali non rispettano la "codifica"; fornisce interpretazioni che non stanno né in cielo e né in terra; non sospetta nemmeno lontanamente l'esistenza di un "codice". Però il suo lavoro (Premier face du Janus) "fa colpo" perché proviene da uno che si dichiara "segretario" di Nostradamus.
Per quanto mi riguarda, e in considerazione delle enormi cantonate che Chavigny prende, mi viene impossibile pensare a un Nostradamus che riesce a tenere il "segretario" completamente all'oscuro della sua attività. E si suppone che lo paghi pure! Per fargli fare cosa?
Proseguiremo con Chavigny e Chiren nel prossimo post.
mercoledì 6 aprile 2011
Cesare Nostradamus
Nostradamus fa precedere le prime 7 Centurie da una lettera indirizzata al figlio Cesare.
L'indirizzamento al figlio nasconde, in realtà, un messaggio al suo futuro interprete, che il profeta considera come un figlio spirituale o, se si preferisce, un figlio adottivo. La questione è indubbia e le ragioni di questa affermazione sono molte. Mi limito a indicarne qualcuna:
- Nostradamus afferma che il Cesare dell'epistola non è un suo conterraneo (invece, il figlio naturale lo era): "tu ne soys venu en naturelle lumiere dans ceste terrene plaige"; cioè, "tu non sia venuto in luce naturale in questo terreno lido";
- Indica se stesso come "progenitore", un termine che si addice a un antenato piuttosto che al padre: " apres la corporelle extinction de ton progeniteur" ("dopo l'estinzione corporale del tuo progenitore");
- Inizia la lettera con le parole "Ton tard advenement" ("La tua tarda comparsa"), riferendosi evidentemente a una lontana apparizione rispetto al momento in cui scrive.
Ci sarebbe altro da aggiungere, ma credo che quanto indicato sia per il momento sufficiente. C'è solo da precisare che, per confondere le acque, Nostradamus gli assegna il soprannome di Chiren che, come ben sanno i lettori del "vero codice di Nostradamus", non identifica affatto quel leader mondiale che sembra emergere da una lettura superficiale di alcune quartine. La questione verrà ripresa nel prossimo post.
L'indirizzamento al figlio nasconde, in realtà, un messaggio al suo futuro interprete, che il profeta considera come un figlio spirituale o, se si preferisce, un figlio adottivo. La questione è indubbia e le ragioni di questa affermazione sono molte. Mi limito a indicarne qualcuna:
- Nostradamus afferma che il Cesare dell'epistola non è un suo conterraneo (invece, il figlio naturale lo era): "tu ne soys venu en naturelle lumiere dans ceste terrene plaige"; cioè, "tu non sia venuto in luce naturale in questo terreno lido";
- Indica se stesso come "progenitore", un termine che si addice a un antenato piuttosto che al padre: " apres la corporelle extinction de ton progeniteur" ("dopo l'estinzione corporale del tuo progenitore");
- Inizia la lettera con le parole "Ton tard advenement" ("La tua tarda comparsa"), riferendosi evidentemente a una lontana apparizione rispetto al momento in cui scrive.
Ci sarebbe altro da aggiungere, ma credo che quanto indicato sia per il momento sufficiente. C'è solo da precisare che, per confondere le acque, Nostradamus gli assegna il soprannome di Chiren che, come ben sanno i lettori del "vero codice di Nostradamus", non identifica affatto quel leader mondiale che sembra emergere da una lettura superficiale di alcune quartine. La questione verrà ripresa nel prossimo post.
sabato 2 aprile 2011
Parole luminose
Dando vita a questo blog, non avrei mai immaginato le difficoltà in cui mi sarei imbattuto per seguire un filo logico. Andando avanti, mi rendo sempre più conto che non è possibile restare fermi su un argomento senza trascurare aspetti collaterali importanti.
Mi trovo alle prese con un albero i cui rami si biforcano in maniera frattale, costringendomi continuamente a saltare da una questione all'altra.
Perciò, per descrivere un'altra interessante caratteristica degli anagrammi e delle parole nascoste di Nostradamus, sono costretto ancora una volta ad abbandonare temporaneamente il filone principale di discussione.
Immagino che tutti noi abbiamo visto qualche film nel quale certe "parole" o certe "lettere" sembrano "illuminarsi" in modo da distinguersi nettamente dalle altre del contesto; quasi come se volessero uscire dallo schermo.
Mi viene in mente, ad esempio, quel film stupendo che è "L'ultima legione", nel quale la parola "ESCALIBUR" viene fuori da "CAI* IUL* CAES* ENSIS* CALIBURNUS".
Un altro bel film del genere è "Codice Mercury", un codice militare segretissimo decifrato da un bambino autistico, Simon Lynch, che riesce a "leggere" numeri e lettere nel loro giusto ordine.
"Parole d'amore" è un altro grande film dello stesso filone che esalta la dote speciale di una bambina ebrea, Eliza Naumann, nello scomporre in lettere le parole; tutto il film è pervaso dalla forza delle lettere, tipica del misticismo della Qabbalah.
E che dire del "Codice da Vinci", ricco di situazioni analoghe? Per citarne solo una, basti pensare alla parola "Pope" che richiama insistentemente l'idea del "Papa" ("pope" in inglese), prima che "venga fuori" il suo vero significato: "Alexander POPE". Un effetto simile a quel rudimentale cubo che tutti noi abbiamo disegnato da ragazzi, nel quale uno spigolo interno diventava esterno a seconda della prospettiva di osservazione.
Mi sono dilungato con gli esempi perché temo di non riuscire a rendere bene il concetto; ciò che voglio dire è che le parole "nascoste" di Nostradamus (non solo gli anagrammi, quindi) hanno quasi una loro autonomia, come nei film citati; possiedono la "potenza indipendente" di dare vita a delle composizioni, senza bisogno di alcuna ricerca mirata. Non si scopre un significato perché lo si ricerca, ma solo perché quel significato "decide" di farsi scoprire.
Ricordate "…ge d'or les" (post "Argomenti preliminari" del 23/2)? Non c'è bisogno di alcuno sforzo; si sta parlando di "De Lorges" e viene fuori "ge d'or les". Non si può non vedere!
Come si fa a non estrarre la parola "centvriez" da "…entrez vic…"(post "La quartina IX,97" del 27/2), quando si sta parlando di armate? Armate-eserciti-legioni-centurie!
Come si fa a non scoprire che dalla parola "Branches" (post "la quartina I,2" del 12/3) vengono fuori, da sole, le parole Cesar, Chiren, Henri, una volta che si aggiunge la "I" della "verga" che punta all'interno della parola "Branches" trasformandola in "braniches"?
Ricordate l'enigma della "parolle hereditaire" descritto nel mio libro?
In ognuno di questi casi, la vera questione non è di "come si fa a vedere" ma, piuttosto, di "come si fa a NON vedere"!
Voglio adesso presentare un enigma speciale che ha fatto impazzire mezzo mondo, finendo per trovare regolarmente una soluzione tanto ridicola quanto allucinante. Un altro di quei misteri che hanno resistito agli assalti di cinque secoli di pseudo-decodificatori/interpreti.
Purtroppo, come detto sopra, devo fare una lunga digressione essendo necessario prendere in esame un argomento che, apparentemente, non ha nulla a che fare con la questione: quello del figlio spirituale di Nostradamus, il suo interprete, l'altro protagonista delle Centurie dopo Enrico II di Francia.
Mi trovo alle prese con un albero i cui rami si biforcano in maniera frattale, costringendomi continuamente a saltare da una questione all'altra.
Perciò, per descrivere un'altra interessante caratteristica degli anagrammi e delle parole nascoste di Nostradamus, sono costretto ancora una volta ad abbandonare temporaneamente il filone principale di discussione.
Immagino che tutti noi abbiamo visto qualche film nel quale certe "parole" o certe "lettere" sembrano "illuminarsi" in modo da distinguersi nettamente dalle altre del contesto; quasi come se volessero uscire dallo schermo.
Mi viene in mente, ad esempio, quel film stupendo che è "L'ultima legione", nel quale la parola "ESCALIBUR" viene fuori da "CAI* IUL* CAES* ENSIS* CALIBURNUS".
Un altro bel film del genere è "Codice Mercury", un codice militare segretissimo decifrato da un bambino autistico, Simon Lynch, che riesce a "leggere" numeri e lettere nel loro giusto ordine.
"Parole d'amore" è un altro grande film dello stesso filone che esalta la dote speciale di una bambina ebrea, Eliza Naumann, nello scomporre in lettere le parole; tutto il film è pervaso dalla forza delle lettere, tipica del misticismo della Qabbalah.
E che dire del "Codice da Vinci", ricco di situazioni analoghe? Per citarne solo una, basti pensare alla parola "Pope" che richiama insistentemente l'idea del "Papa" ("pope" in inglese), prima che "venga fuori" il suo vero significato: "Alexander POPE". Un effetto simile a quel rudimentale cubo che tutti noi abbiamo disegnato da ragazzi, nel quale uno spigolo interno diventava esterno a seconda della prospettiva di osservazione.
Mi sono dilungato con gli esempi perché temo di non riuscire a rendere bene il concetto; ciò che voglio dire è che le parole "nascoste" di Nostradamus (non solo gli anagrammi, quindi) hanno quasi una loro autonomia, come nei film citati; possiedono la "potenza indipendente" di dare vita a delle composizioni, senza bisogno di alcuna ricerca mirata. Non si scopre un significato perché lo si ricerca, ma solo perché quel significato "decide" di farsi scoprire.
Ricordate "…ge d'or les" (post "Argomenti preliminari" del 23/2)? Non c'è bisogno di alcuno sforzo; si sta parlando di "De Lorges" e viene fuori "ge d'or les". Non si può non vedere!
Come si fa a non estrarre la parola "centvriez" da "…entrez vic…"(post "La quartina IX,97" del 27/2), quando si sta parlando di armate? Armate-eserciti-legioni-centurie!
Come si fa a non scoprire che dalla parola "Branches" (post "la quartina I,2" del 12/3) vengono fuori, da sole, le parole Cesar, Chiren, Henri, una volta che si aggiunge la "I" della "verga" che punta all'interno della parola "Branches" trasformandola in "braniches"?
Ricordate l'enigma della "parolle hereditaire" descritto nel mio libro?
In ognuno di questi casi, la vera questione non è di "come si fa a vedere" ma, piuttosto, di "come si fa a NON vedere"!
Voglio adesso presentare un enigma speciale che ha fatto impazzire mezzo mondo, finendo per trovare regolarmente una soluzione tanto ridicola quanto allucinante. Un altro di quei misteri che hanno resistito agli assalti di cinque secoli di pseudo-decodificatori/interpreti.
Purtroppo, come detto sopra, devo fare una lunga digressione essendo necessario prendere in esame un argomento che, apparentemente, non ha nulla a che fare con la questione: quello del figlio spirituale di Nostradamus, il suo interprete, l'altro protagonista delle Centurie dopo Enrico II di Francia.
mercoledì 30 marzo 2011
Gli anagrammi di Nostradamus
Certamente la figura di Tritemio, nel suo doppio ruolo di astrologo e di crittografo, non è sfuggita all'attenzione di Nostradamus.
Tenendo presente che l'arte "dell'enigmistica" andava già molto in voga a quei tempi, cosa potrebbe avere eventualmente preso Nostradamus da Tritemio? Soprattutto la tendenza a nascondere parole o lettere in mezzo ad altre parole.
E' come nascondere un sasso in mezzo ad altri sassi. Solo chi conosce le caratteristiche del sasso nascosto è in grado di individuarlo; per qualsiasi altro osservatore, uno vale l'altro.
Tutta l'opera profetica è ispirata a questo semplice principio: non c'è enigma la cui soluzione non sia sotto gli occhi di tutti; per scovarla non occorrono conoscenze esoteriche o comunque particolari, ma solo la capacità di "vederla". Per esempio, quando ho iniziato il lavoro di decodifica di Nostradamus, mi sono chiesto spesso come avrei fatto, io che non conosco neanche i rudimenti dell'astrologia, a riuscire nel mio intento. Invece, i risultati sono arrivati perché ho capito presto che l'astrologia era solo una copertura mimetica.
Nel "Vero codice di Nostradamus" ho mostrato un caso in cui alcune lettere vanno rilevate a salti, secondo un determinato intervallo (enigma del "Migliaio"). Abbiamo anche visto qualche caso in cui alcuni numeri andavano sostituiti da lettere, esattamente come nel terzo libro di Tritemio.
Una particolarità tipica di Nostradamus è quella di nascondere delle parole ricorrendo agli anagrammi.
Nei secoli si è fatto grande abuso di questi anagrammi; grazie a essi, si è fatto dire a Nostradamus tutto ciò che si è voluto. Infatti, è quasi sempre possibile estrarre delle lettere da un contesto e mescolarle in modo da avere un risultato utile.
Per evitare questi abusi, gli anagrammi di Nostradamus rispondono ad alcuni requisiti che fanno sì, per usare una mia espressione già utilizzata in altre circostanze, che si abbia "l'anagramma giusto al posto giusto". Vediamoli, questi requisiti.
1) gli anagrammi non devono essere troppo lunghi; maggiore è il numero delle lettere in gioco, maggiori sono le combinazioni possibili e, conseguentemente, maggiori sono le possibilità di tirare fuori un insieme di parole di senso compiuto. So di gente che anagramma intere quartine. Non c'è bisogno di ricorrere al calcolo combinatorio per sapere che, a quel modo, le possibilità di estrarre un risultato utile sono praticamente infinite. Questo si chiama "barare".
2) gli anagrammi NON devono ammettere alcuna forzatura. A questo ci ha già pensato Nostradamus, storpiando le parole già all'origine, quando ciò si è reso necessario per mettere a disposizione le lettere che servono all'anagramma. Nel mio libro e in questo stesso blog ho presentato diversi anagrammi. IN NESSUN CASO ho fatto ricorso a forzature; quelle stesse forzature che, invece, sono un'abitudine per gli amanti degli anagrammi a ogni costo. Anche questo è barare.
3) gli anagrammi di Nostradamus sono sempre mirati. Se si sta parlando delle quartine e viene fuori la parola "centurie", la questione ha senso; se, invece, viene fuori la parola "mucca", è evidente che l'esito dell'anagramma è una parola inutile, anche se etimologicamente valida. Eppure c'è perfino chi, violando questo elementare principio, stravolge l'intepretazione pur di valorizzare l'anagramma: anziché utilizzare l'anagramma per convalidare l'interpretazione, trova una interpretazione idonea a confermare l'anagramma.
4) spesso, più spesso di quanto si creda, le possibilità di anagramma sono più di una nell'ambito del medesimo contesto. C'è da supporre che, in alcune circostanze particolari (soprattutto quando si tratta di "dipingere" un'identità), Nostradamus senta il bisogno di confermare ripetutamente all'interprete che la sua lettura è esatta.
Riepilogando: i veri anagrammi di Nostradamus stupiscono sempre per la loro efficacia, per la loro sintesi, per la loro coerenza col contesto. La fotografia è così nitida da rendere impossibile qualsiasi ipotesi di casualità.
Il riesame degli anagrammi da me presentati nel libro e nel blog, che peraltro costituiscono solo un piccolo campionario, permetterà di verificare il rispetto dei principi enunciati.
Tenendo presente che l'arte "dell'enigmistica" andava già molto in voga a quei tempi, cosa potrebbe avere eventualmente preso Nostradamus da Tritemio? Soprattutto la tendenza a nascondere parole o lettere in mezzo ad altre parole.
E' come nascondere un sasso in mezzo ad altri sassi. Solo chi conosce le caratteristiche del sasso nascosto è in grado di individuarlo; per qualsiasi altro osservatore, uno vale l'altro.
Tutta l'opera profetica è ispirata a questo semplice principio: non c'è enigma la cui soluzione non sia sotto gli occhi di tutti; per scovarla non occorrono conoscenze esoteriche o comunque particolari, ma solo la capacità di "vederla". Per esempio, quando ho iniziato il lavoro di decodifica di Nostradamus, mi sono chiesto spesso come avrei fatto, io che non conosco neanche i rudimenti dell'astrologia, a riuscire nel mio intento. Invece, i risultati sono arrivati perché ho capito presto che l'astrologia era solo una copertura mimetica.
Nel "Vero codice di Nostradamus" ho mostrato un caso in cui alcune lettere vanno rilevate a salti, secondo un determinato intervallo (enigma del "Migliaio"). Abbiamo anche visto qualche caso in cui alcuni numeri andavano sostituiti da lettere, esattamente come nel terzo libro di Tritemio.
Una particolarità tipica di Nostradamus è quella di nascondere delle parole ricorrendo agli anagrammi.
Nei secoli si è fatto grande abuso di questi anagrammi; grazie a essi, si è fatto dire a Nostradamus tutto ciò che si è voluto. Infatti, è quasi sempre possibile estrarre delle lettere da un contesto e mescolarle in modo da avere un risultato utile.
Per evitare questi abusi, gli anagrammi di Nostradamus rispondono ad alcuni requisiti che fanno sì, per usare una mia espressione già utilizzata in altre circostanze, che si abbia "l'anagramma giusto al posto giusto". Vediamoli, questi requisiti.
1) gli anagrammi non devono essere troppo lunghi; maggiore è il numero delle lettere in gioco, maggiori sono le combinazioni possibili e, conseguentemente, maggiori sono le possibilità di tirare fuori un insieme di parole di senso compiuto. So di gente che anagramma intere quartine. Non c'è bisogno di ricorrere al calcolo combinatorio per sapere che, a quel modo, le possibilità di estrarre un risultato utile sono praticamente infinite. Questo si chiama "barare".
2) gli anagrammi NON devono ammettere alcuna forzatura. A questo ci ha già pensato Nostradamus, storpiando le parole già all'origine, quando ciò si è reso necessario per mettere a disposizione le lettere che servono all'anagramma. Nel mio libro e in questo stesso blog ho presentato diversi anagrammi. IN NESSUN CASO ho fatto ricorso a forzature; quelle stesse forzature che, invece, sono un'abitudine per gli amanti degli anagrammi a ogni costo. Anche questo è barare.
3) gli anagrammi di Nostradamus sono sempre mirati. Se si sta parlando delle quartine e viene fuori la parola "centurie", la questione ha senso; se, invece, viene fuori la parola "mucca", è evidente che l'esito dell'anagramma è una parola inutile, anche se etimologicamente valida. Eppure c'è perfino chi, violando questo elementare principio, stravolge l'intepretazione pur di valorizzare l'anagramma: anziché utilizzare l'anagramma per convalidare l'interpretazione, trova una interpretazione idonea a confermare l'anagramma.
4) spesso, più spesso di quanto si creda, le possibilità di anagramma sono più di una nell'ambito del medesimo contesto. C'è da supporre che, in alcune circostanze particolari (soprattutto quando si tratta di "dipingere" un'identità), Nostradamus senta il bisogno di confermare ripetutamente all'interprete che la sua lettura è esatta.
Riepilogando: i veri anagrammi di Nostradamus stupiscono sempre per la loro efficacia, per la loro sintesi, per la loro coerenza col contesto. La fotografia è così nitida da rendere impossibile qualsiasi ipotesi di casualità.
Il riesame degli anagrammi da me presentati nel libro e nel blog, che peraltro costituiscono solo un piccolo campionario, permetterà di verificare il rispetto dei principi enunciati.
sabato 26 marzo 2011
Tritemio
Dopo una lunga parentesi, volta a individuare gli obiettivi che hanno spinto Nostradamus a "mascherarsi" da ciarlatano, per non farsi prendere sul serio, passiamo rapidamente in rassegna qualcuno dei personaggi della sua epoca che lo hanno ispirato e dei cui lavori, a volte, ha simulato il plagio.
Il primo è senza dubbio l'abate Tritemio, monaco tedesco vissuto tra il 1462 e il 1516. Studioso di astrologia, il suo nome resta legato soprattutto alla "Steganographia"; un'opera, costituita da tre libri, nella quale egli sosteneva di poter inviare messaggi attraverso l'invocazione di schiere angeliche.
In realtà i primi due libri erano costituiti da formulazioni di natura astologica-esoterica che contenevano al loro interno il messaggio di trasmettere (salto di lettere, di parole e così via). Ecco un esempio:
Aseliel murnea casmodyn bularcha vadusina ty belron diviel arsephonti si panormys orlevo cadon venoti basramym
Una uacat dve solvunt: una inutile, due risolvono.
Cioè, una sì e una no; sia per le parole che per le lettere.
Messaggi codificati, quindi, in un lavoro dichiaratamente crittografico senza secondi fini.
Il terzo libro conteneva anche delle tabelle numeriche, che solo nel 1998 il matematico Jim Reeds è riuscito a decodificare.
Se qualcuno è interessato, indico l'indirizzo dal quale può essere scaricato un pdf della decodifica di Reeds.
http://astrum-obscurum.org/Library/LibraryBase/Renaissance_Magic/Johannes_Trithemius/Steganography_Solved_Book_3.pdf
Si era sempre creduto che il testo originale nascondesse chissà quale segreto. Perfino Daniel Ruzo, uno dei rari studiosi seri di Nostradamus, pensava che si trattasse di un messaggio segreto, fondamentale per l'umanità.
E, invece, il testo decodificato ha messo in luce una ripetizione di frasi banali del tipo "il latore della presente è un ladro".
Insomma, a meno che non si voglia a ogni costo ipotizzare che quelle frasi nascondano a loro volta un segreto, bisogna più ragionevolmente concludere che anche il terzo libro era fine a se stesso: solo una dimostrazione di come si possa occultare un messaggio che resista alla prova dei secoli.
Il primo è senza dubbio l'abate Tritemio, monaco tedesco vissuto tra il 1462 e il 1516. Studioso di astrologia, il suo nome resta legato soprattutto alla "Steganographia"; un'opera, costituita da tre libri, nella quale egli sosteneva di poter inviare messaggi attraverso l'invocazione di schiere angeliche.
In realtà i primi due libri erano costituiti da formulazioni di natura astologica-esoterica che contenevano al loro interno il messaggio di trasmettere (salto di lettere, di parole e così via). Ecco un esempio:
Aseliel murnea casmodyn bularcha vadusina ty belron diviel arsephonti si panormys orlevo cadon venoti basramym
Una uacat dve solvunt: una inutile, due risolvono.
Cioè, una sì e una no; sia per le parole che per le lettere.
Messaggi codificati, quindi, in un lavoro dichiaratamente crittografico senza secondi fini.
Il terzo libro conteneva anche delle tabelle numeriche, che solo nel 1998 il matematico Jim Reeds è riuscito a decodificare.
Se qualcuno è interessato, indico l'indirizzo dal quale può essere scaricato un pdf della decodifica di Reeds.
http://astrum-obscurum.org/Library/LibraryBase/Renaissance_Magic/Johannes_Trithemius/Steganography_Solved_Book_3.pdf
Si era sempre creduto che il testo originale nascondesse chissà quale segreto. Perfino Daniel Ruzo, uno dei rari studiosi seri di Nostradamus, pensava che si trattasse di un messaggio segreto, fondamentale per l'umanità.
E, invece, il testo decodificato ha messo in luce una ripetizione di frasi banali del tipo "il latore della presente è un ladro".
Insomma, a meno che non si voglia a ogni costo ipotizzare che quelle frasi nascondano a loro volta un segreto, bisogna più ragionevolmente concludere che anche il terzo libro era fine a se stesso: solo una dimostrazione di come si possa occultare un messaggio che resista alla prova dei secoli.
giovedì 24 marzo 2011
Il Grande Monarca
Proseguendo col discorso della strategia di Nostradamus, il grande Monarca è un uomo di antico lignaggio, cresciuto nella tradizione del destino che lo attende. Le Centurie hanno lo scopo di rivelargli i dettagli dimenticati di quella tradizione e di condurlo alle prove della sua origine.
V,41
Nato sotto le ombre e giornata notturna,
Sarà in regno e bontà sovrana,
Farà rinascere il suo sangue dall'antica urna,
Rinnovando il secolo d'oro per il bronzo.
IX,84
Il Re esposto completerà l'ecatombe,
Dopo avere scoperto la sua origine,
Il torrente scopre la tomba di marmo e piombo,
Di un grande Romano di insegna Medusina.
Non è necessario condividere la convinzione di Nostradamus relativa all'attesa di un grande Monarca. Conta invece il fatto che Nostradamus ne è convinto e, proprio per questo, mette in piedi un meccanismo gigantesco, capace di ingannare tutti quelli che vi si lasciano coinvolgere. Evidentemente, Enrico II è solo un destinatario di comodo, visto che è già morto da 7 anni quando Nostradamus pubblica la lettera a lui indirizzata (Ed. Pierre Rigaud, 1566). Nel mio libro, del resto, dimostro come Nostradamus abbia impostato un ingegnoso stratagemma (la scitala) che riconduce l'identità di Enrico II al Monarca Universale della quartina quartina I,4; dimostro che anche la quartina X,72 (quella del 1999 e 7 mesi) riconduce alla I,4. Inoltre affermo (la dimostrazione è contenuta nel libro non ancora pubblicato), che sempre al grande Monarca si riferisce la quartina I,50 (il personaggio del giovedì festivo).
A proposito! La già citata Liz Greene, autrice del romanzo "The dreamer of the vine", era fidanzata di M. Baigent e sorella di R. Leigh, due dei tre autori del "Santo Graal". Se il collegamento Nostradamus-Santo Graal viene intuito anche da queste fonti, mi sento meno solo nella mia convinzione che concorda con la loro ma che, in gran parte, trae spunto da considerazioni diverse dalle loro.
Una nota di curiosità sul titolo del romanzo "The dreamer of the vine". Il vino ha un grande valore simbolico nel Cristianesimo: è il sangue stesso di Cristo; inoltre, richiama il ricordo delle nozze di Cana, quello della parabola della vite e dei tralci, quello della parabola degli operai nella vigna.
Da notare che le parole "the vine" sono state scelte di proposito perché hanno un suono assai simile a quello di "divine": quindi, il titolo del romanzo ha una pronuncia vicina a quella di "Il sognatore di divino".
V,41
Nato sotto le ombre e giornata notturna,
Sarà in regno e bontà sovrana,
Farà rinascere il suo sangue dall'antica urna,
Rinnovando il secolo d'oro per il bronzo.
IX,84
Il Re esposto completerà l'ecatombe,
Dopo avere scoperto la sua origine,
Il torrente scopre la tomba di marmo e piombo,
Di un grande Romano di insegna Medusina.
Non è necessario condividere la convinzione di Nostradamus relativa all'attesa di un grande Monarca. Conta invece il fatto che Nostradamus ne è convinto e, proprio per questo, mette in piedi un meccanismo gigantesco, capace di ingannare tutti quelli che vi si lasciano coinvolgere. Evidentemente, Enrico II è solo un destinatario di comodo, visto che è già morto da 7 anni quando Nostradamus pubblica la lettera a lui indirizzata (Ed. Pierre Rigaud, 1566). Nel mio libro, del resto, dimostro come Nostradamus abbia impostato un ingegnoso stratagemma (la scitala) che riconduce l'identità di Enrico II al Monarca Universale della quartina quartina I,4; dimostro che anche la quartina X,72 (quella del 1999 e 7 mesi) riconduce alla I,4. Inoltre affermo (la dimostrazione è contenuta nel libro non ancora pubblicato), che sempre al grande Monarca si riferisce la quartina I,50 (il personaggio del giovedì festivo).
A proposito! La già citata Liz Greene, autrice del romanzo "The dreamer of the vine", era fidanzata di M. Baigent e sorella di R. Leigh, due dei tre autori del "Santo Graal". Se il collegamento Nostradamus-Santo Graal viene intuito anche da queste fonti, mi sento meno solo nella mia convinzione che concorda con la loro ma che, in gran parte, trae spunto da considerazioni diverse dalle loro.
Una nota di curiosità sul titolo del romanzo "The dreamer of the vine". Il vino ha un grande valore simbolico nel Cristianesimo: è il sangue stesso di Cristo; inoltre, richiama il ricordo delle nozze di Cana, quello della parabola della vite e dei tralci, quello della parabola degli operai nella vigna.
Da notare che le parole "the vine" sono state scelte di proposito perché hanno un suono assai simile a quello di "divine": quindi, il titolo del romanzo ha una pronuncia vicina a quella di "Il sognatore di divino".
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