Tecniche di Nostradamus

venerdì 6 maggio 2011

Ritorno al passato

Abbiamo visto come sia spiccata, in Nostradamus, l'arte di occultare le parole. In questa "specialità" è più che probabile, come ho osservato all'inizio della lunga digressione, che egli abbia subito l'influenza dei lavori di Tritemio.
Per aspetti diversi, è certo che anche altri personaggi hanno fornito materiale di ispirazione al veggente
Fonti e ispirazioni di Nostradamus

Il prossimo al quale ci interesseremo è Richard Roussat, che ha fornito a Nostradamus spunti abbondanti per i risvolti astrologici e cronologici.
Per la verità, dal codice finora decifrato, mi risulta che le citazioni astrologiche di Nostradamus siano solo dei diversivi; così come anche le date, che nascondono regolarmente ben altre cose. Tuttavia i rimandi a Roussat, a prescindere dal significato che essi assumono presso Nostradamus, sono evidenti e facilmente individuabili.

Prima, però, voglio inserire un altro tassello nella presentazione della biografia di Nostradamus, interrotta ormai da un bel po'. Con l'occasione presenterò nuove insospettabili sorprese.
Abbiamo lasciato Nostradamus, se ben ricordate, al suo ritorno ad Agen, in occasione della morte della moglie e dei figli, colti dalla peste
Torniamo alla biografia

martedì 3 maggio 2011

La quartina IX,20

Ho parlato finora di anagrammi e di "parole luminose". Si potrebbe supporre che non vi sia differenza tra i primi e le seconde, ma non è così.
Le "parole luminose" di Nostradamus, pur incorporando un anagramma, sono qualcosa di più geniale: un insieme di lettere che, prima di ricomporsi nel giusto ordine, spiccano in un contesto più ampio. Se si danno, ad esempio, dieci lettere da anagrammare, il numero delle permutazioni è già definito e il problema si semplifica. Nel nostro caso invece, prima di procedere con l'anagramma, bisogna individuare il segmento delle lettere da prendere in considerazione. E' proprio l'individuazione di quel "segmento" che costituisce il problema principale, assolutamente insolubile se le lettere non "si illuminano".
Un ruolo fondamentale, ovviamente, è giocato dalla rigorosa coerenza col contesto, per non cadere nelle più volte denunciate "forzature".
Faccio ancora un esempio con una quartina che gli interpreti hanno sempre unanimemente riferito alla fuga di Luigi XVI a Varennes: la IX,20.

De nuit viendra par la forest de Reines,
Deux pars vaultorte Herne la pierre blanche,
Le moine noir en gris dedans Varennes
Esleu cap. cause tempeste feu, sang tranche.

Non mi addentro nella traduzione e nell'interpretazione, in quanto entrambe si possono agevolmente trovare in rete e in qualsiasi libro su Nostradamus.
Confermo solo che si sta parlando di Luigi XVI, detto Louis Capet in quanto discendente da Hugues Capet. Durante la fuga, egli fu riconosciuto da Jean-Baptiste Drouet, a Sainte Menhould, che precedette la carrozza reale a Varennes per denunciarlo al procuratore Sauce e farlo arrestare.
Con qualche variante marginale, l'episodio è ben descritto anche nel libro "I film di Ettore Scola", di Pier Marco De Santi e Rossano Vittori, dal quale traggo il brano che segue:


Può darsi che abbiate già capito. La quartina è talmente precisa da costituire uno dei rari casi in cui tutti concordano sulla sua lettura; nonostante questo, nessuno ha finora visto le "parole illuminate" del quarto verso che confermano l'interpretazione:

cap. cause te… = sauce capet

Stupefacente il "punto" che segue la parola "cap". Non è un'abbreviazione, come si è sempre pensato, ma solo un'indicazione che la parola successiva (cause = Sauce) inizia con la lettera maiuscola trattandosi di un cognome.

Non so se è più difficile credere a una profezia tanto precisa o alla puntuale presenza del consueto anagramma giusto al posto giusto; un anagramma così appropriato da lasciare a bocca aperta per lo stupore. Nonostante la sua semplicità, nessuno l'ha mai notato: eppure è sempre stato lì, come un sasso in mezzo ad altri sassi.

venerdì 29 aprile 2011

L'inspiegabile "Hiraclienne"

Stiamo esaminando l'espressione, contenuta nell'epistola a Cesare, "Mais moiennant quelque indiuisible eternité par comitiale agitation Hiraclienne, les causes par la celeste mouuement sont congnues".

Abbiamo visto che l'essenza del messaggio è costituita dall'affermazione che le cause (cioè le profezie) sono conosciute dall'interprete (da Cesare/Chiren, quindi, e non da Nostradamus) per mezzo di una "comitiale agitation Hiraclienne".
Il precedente post si è chiuso con l'interrogativo sul significato della parola "Hiraclienne".
Ricordate il punto di partenza che ha determinato tutte queste considerazioni? Ricordate le "parole luminose" che acquistano vita?
Ebbene, alcune lettere di "Hiraclienne", la parola incriminata, non possono non balzare all'occhio: HIRaCliENne. Sono le lettere che formano l'onnipresente nome "Chiren", l'interprete di Nostradamus. E non è tutto.
Se consideriamo l'insieme "agitation hiraclienne", brillano sia il nome "Chiren" che la sua nazionalità: "agitation HIRaCliENne" (Chiren) e "agitATION hirAcLIenne" (Italiano). "Chiren italiano", dunque; un'espressione che, a rinforzo, viene scritta proprio in linga italiana:

…ation hiraclien… = Chiren italiano

Ancora un anagramma, dopo i tanti visti in questo blog e nel mio libro, del tutto coerente col contesto; uno dei tanti famosi anagrammi giusti al posto giusto.

Ma Nostradamus non si accontenta e insiste:

…itation hiraclienne = Chiren nation Italie

E, ancora, la parola "Italia" salta fuori da "comitiale" (comitiale agitation Hiraclienne):

comITIALE = ITALIE

Ecco, quindi, che le parole che ho definito "luminose", si ricompongono davanti agli occhi di chi le sa leggere e l'intera espressione acquista un senso diverso da quello apparente.

Non è dunque la profezia che si sviluppa attraverso attacchi epilettici, ma è il legame codice/profezia che viene trasmesso attraverso l'italiano Chiren ("par comitiale agitation hiraclienne"). Naturalmente vi sono anche altre indicazioni, alcune delle quali spiegate nel libro, che confermano l'origine italiana di Chiren/Cesare. E' decisamente sbagliata l'ipotesi dell'epilessia sulla quale gli interpreti hanno fondato per quasi cinque secoli le loro spiegazioni, senza preoccuparsi del punto debole della loro costruzione: la presenza della parola "hiraclienne" alla quale non sono mai riusciti a dare un senso.

lunedì 25 aprile 2011

Comitiale agitation Hiraclienne

Abbiamo visto che l'epistola a Cesare contiene la seguente espressione, connessa alla relazione codice/profezia, sul cui significato gli interpreti si sono interrogati a lungo:

Mais moiennant quelque indiuisible eternité par comitiale agitation Hiraclienne, les causes par la celeste mouuement sont congnues.

Ma per mezzo di qualche indivisibile eternità per epilettica agitazione Hiracliana, le cause sono conosciute tramite il celeste movimento.


Fermo restando che nessuno ha mai saputo spiegare il significato della parola "Hiraclienne", la formulazione apparente sembrerebbe indicare che la profezia si manifesta tramite un'epilettica agitazione (le parole latine "comitialis morbus" designano l'epilessia).
Questo ha portato gli interpreti a ritenere che le visioni di Nostradamus avvenissero nel corso di attacchi epilettici. Niente di più lontano dalla verità!
Se, come io sostengo e come ho già spiegato, la "conoscenza della causa" è riservata all'interprete (che dalla "causa" deduce "l'effetto", cioè la profezia), allora bisogna trarre le dovute conseguenze anche in relazione alla prima parte dell'espressione: bisogna, cioè, prendere atto che l'intera espressione è riferita all'interprete piuttosto che al veggente, come si è finora ritenuto.

Siamo comunque in presenza di un pasticcio dal quale bisogna estrapolare un senso compiuto, senza trascurare la parola "Hiraclienne" che, visto che c'è, deve avere evidentemente un suo scopo.

mercoledì 20 aprile 2011

L'epilessia di Nostradamus

Cesare è un pezzo importante nella scacchiera di Nostradamus; sappiamo dal libro che "la parola ereditaria dell'occulta previsione" (cioè la capacità di leggere l'eredità profetica di Nostradamus) è riservata a Cesare/Chiren.
Nella sua opera di convincimento Nostradamus prosegue gradualmente. Sa che Cesare va convinto un po' alla volta… con una rivelazione dopo l'altra… con degli elementi identificativi che diventano via via sempre più precisi… una messa a fuoco progressiva… alla fine, Cesare viene messo all'angolo; non ha scampo e deve arrendersi all'evidenza.

Conosciamo dal mio libro la città nella quale vive Cesare, ma quello è già un ulteriore passo avanti.
Ancora prima, dopo aver detto a Cesare che Chiren è lui stesso (enigma della parola ereditaria dell'occulta previsione), Nostradamus gli fornisce un primo indizio. E lo fa con un'affermazione che, come sempre, porta completamente fuori strada. Quest'affermazione si trova nell'epistola indirizzata a Cesare:

Mais moiennant quelque indiuisible eternité par comitiale agitation Hiraclienne, les causes par la celeste mouuement sont congnues.

Ma per mezzo di qualche indivisibile eternità per epilettica agitazione Hiracliana, le cause sono conosciute tramite il celeste movimento.

Un bel pasticcio espressivo che nasconde un messaggio preciso!
Cominciamo col dire che Nostradamus usa con frequenza la parola "causa" riferita agli eventi futuri. La usa, in particolare, quando vuole sottolineare il legame tra la chiave di decodifica e l'evento previsto. La comprensione di questo, benché di impatto immediato se si ha una conoscenza completa di Nostradamus, appare di difficile descrizione se il concetto viene isolato, come stiamo facendo qui. Ci provo lo stesso.
E' come se la "causa" fosse l'elemento di partenza della decodifica e l'evento profetizzato ne fosse "l'effetto". In altre parole l'interprete parte dalla "causa" (la chiave) per dedurre "l'effetto" (la profezia).
Questo è anche logico: il profeta è Nostradamus; l'interprete, invece, ha bisogno di un punto di partenza che lo porti a scoprire la profezia collegata.
Comunque sia, basta leggere le due epistole (quella a Cesare e quella a Enrico II) per verificare quanto spesso Nostradamus usi la parola "causa" con stretto riferimento alla profezia.

domenica 17 aprile 2011

Identità di Cesare Nostradamus

Nostradamus avverte Cesare, nella lettera a lui indirizzata (enigma della "parola ereditaria dell'occulta previsione" già noto ai lettori del libro): "guarda che, quando parlo di Chiren, in effetti sto parlando di te". Perché questo? Semplicemente per depistare tutti, presentando "Chiren" con delle parole che lo fanno apparentemente sembrare un leader mondiale piuttosto che un oscuro "portavoce" della profezia (quartina VI,70 spiegata nel "Vero codice di Nostradamus").

Au chef du monde le grand Chyren sera,
Plus oultre apres aymé craint redoubté:
Son bruit & loz les cieux surpassera,
Et du seul tiltre victeur fort contenté.

A capo del mondo il grande Chyren sarà,
Più oltre dopo amato, temuto, dubitato:
La sua fama e gloria sorpasserà i cieli,
Del solo titolo vittorioso sarà contento.


Falsata l'identità, il dialogo con Cesare può proseguire tranquillamente senza che nessuno capisca.

Nostradamus comincia col dargli degli indizi. Per scoprire il primo di questi indizi, cioè la promessa rivelazione di un grosso enigma connesso alle "parole luminose" (punto di partenza di tutta la deviazione), dobbiamo fare una seconda deviazione, altrimenti non riusciremo a capirci. Prometto che, subito dopo, torneremo gradualmente al punto di partenza.

giovedì 14 aprile 2011

I problemi di Nostradamus

C'è un problema; anzi, i problemi sono più di uno e sono stratosferici:
- Nostradamus deve far capire a Cesare quali sono le parti dell'opera profetica che si riferiscono a lui;
- gli deve far capire cosa si aspetta che egli faccia;
- deve indurlo a scoprire la sua identità;
- deve vincere le sue paure e le sue diffidenze;
- lo deve convincere con argomenti adeguati all'epoca in cui egli vive: argomenti razionali e privi delle superstizioni tipiche dell'epoca di Nostradamus;
- gli deve spiegare, soprattutto, cosa sono le sue "previsioni"; e deve spiegarglielo con qualcosa che Cesare può accettare, piuttosto che con la già descritta barzelletta del "pediluvio".

Insomma, le Centurie non nascondono soltanto un messaggio per Enrico II, ma contengono anche un continuo "dialogo" con Cesare. Nostradamus fa delle affermazioni, immagina le osservazioni che ne conseguono, risponde a quelle osservazioni.
Il tutto senza che nessuno se ne accorga. Non è difficile; ogni passo è mascherato, fuorché il bandolo della matassa, che nessuno coglie perché si tratta del famoso sasso in mezzo ad altri sassi.

Ma facciamo un passo alla volta… fin dove si può.