Tecniche di Nostradamus

martedì 26 novembre 2013

Nostradamite acuta allucinogena

Se convenite con me che la spiegazione di Ramotti sia perlomeno strana, aspettate di leggere quella di Pichon (Nostradamus en clair – Laffont), un altro illustre interprete che, a suo tempo (anni ‘70), ha rivestito un ruolo importante tra gli esegeti di Nostradamus.
Anch’egli sceglie la versione “helbipolique”, ma non è questo il punto. Il problema maggiore è capire cosa voglia dire. Insomma, è più difficile interpretare lui che Nostradamus.
Affinché non mi possiate sospettare di esagerazione, vi propongo prima l’immagine del brano del suo libro; poi, per quanto mi sarà possibile, proverò a tradurre:

 Come i Frigi nel corso del 2° millennio a.C. o come i Chimus nel 1° millennio a.C.,  il Samatobryn avrà vissuto per mille anni per il nuovo dio, sopportando la fame, la peste e il diluvio senza perdere affatto la sua fede. Poi, è successo che dei popoli conquistatori, medici e persiani, Portoghesi, Spagnoli sterminassero queste razze. Ugualmente verranno altri conquistatori a distruggerla (?).

La prima parte della “spiegazione” si riferisce alla quartina VI,5 che, in spirito di compassione, vi risparmio. Probabilmente intuirete dalla stessa spiegazione che, la mattina in cui essa fu formulata, Pichon non si è limitato a fare colazione con un semplice cappuccino. In ogni caso, non si capisce quale possa essere il nesso con la X,13 e perché mai quest’ultima debba essere liquidata con le seguenti affermazioni lunatiche:

Poi, è successo che dei popoli conquistatori, medici e persiani, Portoghesi, Spagnoli sterminassero queste razze. Ugualmente verranno altri conquistatori a distruggerla (cosa?).


Guardate che non mi sto divertendo a prendere di mira alcuni interpreti piuttosto che altri, escludendo quelli più convincenti. Di solito cito solo quelli che, per la loro presunta maggiore competenza, hanno “fatto scuola”, rendendosi maggiormente colpevoli del discredito ricaduto su Nostradamus. Tuttavia, anche se adottassi un criterio diverso, non avrei che l’imbarazzo della scelta tra chi la spara più grossa, senza riuscire a trovarne uno solo col quale condividere qualche idea.

  
* *  *

Come succede ad ogni evento straordinario, con l’avvicinarsi della cometa ISON dilagano i profeti di sventura con le loro superstizioni. Non chiedetevi come mai, con tante comete apparse dal 1500 ad oggi, proprio la ISON debba essere quella prevista da Nostradamus. Per la verità, il fenomeno si è ripetuto e si ripeterà per ciascuna cometa, perché ogni apparizione ha avuto ed avrà i suoi profeti.
Se siete interessati a una seria interpretazione del codice sull’argomento, vi segnalo i tre principali link di questo blog che lo trattano:




mercoledì 20 novembre 2013

Il Vietnam delle Centurie

X,13

Dopo la traduzione, senza interpretazione, di Carlo Patrian, passiamo a Ottavio Cesare Ramotti (Le chiavi di Nostradamus – Mediterranee):
   


La traduzione è non solo assai lontana da quella di Patrian, peraltro anch’essa imperfetta, ma è anche poco attinente al testo originale; non saprei perciò dire fino a che punto possa essere realmente qualificata come traduzione piuttosto che come libera riscrittura dei versi.

Non mancano peraltro gli stravolgimenti grammaticali, non si sa se voluti, come quel “ad essi” anziché “da essi” o “per mezzo di essi” (“par eux” del secondo verso). Inoltre, “au ventre” non può essere tradotto con “entro (dei) ventri” (stato in luogo), dal momento che “au” vuol dire “al”, con un ben preciso senso della direzionalità (moto a luogo).
Così, da un “Da essi condotti al …” Ramotti passa con disinvoltura ad un personalissimo “Ad essi condotti entro…”. Una differenza non da poco, che incide pesantemente sulla dinamica dell’interpretazione.
Superfluo ribadirlo ancora: Nostradamus è di una precisione maniacale e nulla lascia al caso o all’approssimazione. Molto spesso sono proprio i suoi “insignificanti” dettagli che permettono di dare un senso a dei versi apparentemente ambigui. E tuttavia, proprio perché si tratta di dettagli, passano regolarmente inosservati.

Osserviamo, infine, che Ramotti usa la versione “Pierre Rigaud” della quartina, anziché la “Benoist Rigaud”, che riporta al secondo verso la parola “helbipolique” invece di “herbipolique”; come spesso accade, le due edizioni si “passano la palla” a scapito degli interpreti.

Dopo aver addomesticato i versi a suo piacimento, Ramotti ha dato della quartina una interpretazione della quale lascio a voi la valutazione. La trascrivo integralmente, in corsivo, senza nulla aggiungere od omettere:

1967
-         Ventre helbipolique: elicotteri adibiti al trasporto dei marines americani nel Vietnam.
Gr. Epibata, soldato di marina. Roma ne addestrò a migliaia durante le guerre puniche, impiegati per lo più in abbordaggi. Nel Vietnam, oltre a quello del trasporto pesante in grado di sollevare oltre 6 tonnellate di carico, l’elicottero da combattimento corazzato, dotato di mitragliatrici, lanciarazzi, lanciabombe e missili filoguidati, ha avuto un larghissimo impiego dal ’67.
-         Cité Antipolique: la lontanissima Saigon.

Non chiediamoci come l’interprete abbia tratto queste conclusioni. Impossibile capire perché mai “ventre helbipolique” debba equivalere ad “elicotteri” e perché la “cité antipolique” debba essere Saigon. Il mio sospetto è che, per qualche suo ignoto motivo, Ramotti si sia convinto che la quartina si riferisca alla guerra in Vietnam ed abbia deciso di costruire la ciambella intorno al buco.

Nessuna meraviglia! Sarebbe un normalissimo esempio di una normalissima prassi adottata da quasi tutti gli interpreti: meglio adattare la quartina al proprio pensiero piuttosto che adattare il proprio pensiero alla quartina. Un trucco dimostratosi infallibile e, soprattutto, incontestabile… almeno fin quando è rimasto senza contraddittorio.



venerdì 15 novembre 2013

Quartina X,13 - anteprima

X,13

Riporto, sotto, la traduzione di Carlo Patrian, studioso serio e meticoloso che ha cercato di fare un lavoro oggettivo e sistematico, traducendo le quartine e proponendo una sintesi delle più diffuse interpretazioni altrui.
Purtroppo, non ha fatto i conti con l’abilità di Nostradamus ad usare parole ed espressioni polivalenti delle quali, per una corretta comprensione, va scovato il significato nascosto.
Naturalmente ci si potrebbe chiedere come, se ho  ragione, possa essere soppresso un elevato grado di soggettività, che faccia propendere per un significato anziché per un altro.
E’ un falso problema. Ancora una volta il soccorso arriva non solo dalla dimestichezza con il metodo complessivo, ma anche da una doppia contestualizzazione: l’integrazione della quartina con altre e la coerenza delle parole all’interno della quartina.
Se il risultato è soddisfacente, la lettura è corretta. Se, invece, per ottenere un risultato, viene enfatizzata una singola parola o espressione  a discapito di tutte le altre, il risultato è disastroso: esempio eclatante, esaminato di recente, è “l’uscito dalla compagnia”, frettolosamente e ingenuamente scambiato per il Papa gesuita.

La quartina X,13 è talmente facile, da consentirci di cavarcela solo con la ricerca della coerenza tra le singole parole al suo interno; tuttavia, non mi esimerò dall’accennare anche ad una contestualizzazione più ampia. Il risultato sarà sorprendente e può darsi perfino che qualcuno lo possa considerare di portata storica.

Cominciamo con la traduzione di Patrian per passare, poi, all’analisi di qualcuna delle letture di noti interpreti. Infine, ovviamente, fornirò la traduzione corretta che, grazie al rispetto dei princìpi di coerenza e di contestualizzazione, farà luce sul mistero.

Sazi di pastura d’animali ruminanti,
Da essi portati all’erbivoro ventre,
Soldati nascosti, le armi crepitanti,
Non lontano dalla città d’Antibes messi alla prova.


domenica 10 novembre 2013

Contestualizzazione e documentazione

Sia nei miei libri che in questo blog ho fornito numerosi esempi del codice usato da Nostradamus per mascherare le sue Centurie. So bene che, nonostante ogni evidenza contraria, risulta sicuramente più affascinante credere che un personaggio rinascimentale abbia saputo descrivere gli eventi futuri con la stessa facilità con cui ciascuno di noi potrebbe scrivere il diario degli eventi passati. Il punto debole della faccenda è che queste previsioni trovano scarsi riscontri nella realtà, come è dimostrato dalla diversità di opinioni di ciascun interprete a fronte di una medesima quartina. Tra l’altro, come ho dimostrato numerose volte riportando il pensiero dei più noti interpreti, ci troviamo spesso in presenza di considerazioni che, pur di conferire un senso a quartine incomprese, appaiono più problematiche delle quartine che pretendono di spiegare.
Questa situazione è la prima ed unica causa che, nel corso dei secoli, ha trasformato in ciarlatano un uomo geniale come Nostradamus, che ben altre cose ci ha raccontato nei suoi versi. E’ come se qualcuno tentasse di spacciare per reali gli stati dell’oltretomba della Divina Commedia di Dante; non farebbe altro che squalificare il sommo poeta.

Mi è stato talvolta rimproverato di deludere le attese altrui: in pratica, di smontare le previsioni del nostro futuro. In realtà, ed ho già avuto modo di dirlo, io non smonto nulla. Certe “interpretazioni” si smontano da sole.
Per quanto mi riguarda, metto in chiaro le cose che capisco e mi astengo su quelle che non capisco. Non posso certamente fingere di leggere in chiave predittiva le quartine che so per certo essere di struttura. Molte di queste le ho spiegate, a volte con semplicità, a volte con difficoltà in quanto, come detto in uno degli ultimi post, alcune spiegazioni richiedono  dimestichezza con una visione complessiva del sistema di codifica. 

L’inosservanza del codice non può che produrre distorsioni interpretative. Non è però simmetricamente vero che le distorsioni vengono prodotte solo dalla inosservanza del codice; esse sono anche il frutto di interpretazioni sganciate da un’adeguata contestualizzazione e non supportate da un’attenta documentazione.
Capisco che il codice non è stato reso da me disponibile, se non frammentariamente; il metodo, però, è stato ampiamente divulgato. Perciò, dal mio punto di vista, la faciloneria con la quale ci si immerge nelle interpretazioni senza contestualizzazione e senza documentazione non ha alibi. Per dimostrarlo, metto sotto la lente la quartina X,13, di facilissima comprensione con un minimo di sforzo, eppure così spesso (mal)trattata con il massimo della leggerezza:



lunedì 4 novembre 2013

Il Santo Graal e il calice della vita

Ho appena finito di leggere l’ultimo best-seller di Glenn Cooper: “Il calice della vita” (ottobre 2013); non è certamente un capolavoro ma, per gli amanti di questo genere di narrativa, è abbastanza digeribile.
Quello che però mi interessa segnalare è l’elemento di fondo del racconto, cioè la natura del Graal. Non è il solito filone trito e ritrito, ma qualcosa di assolutamente originale… eccettuato il fatto che Cooper arriva buon secondo, dopo il mio libro “Nostradamus: la Cabala, i Templari, il Graal” (agosto 2012).

Cooper mischia sapientemente origine dell’universo, fisica delle particelle e natura della vita eterna. Ora, chi ha letto il mio libro sul Graal di Nostradamus sa benissimo che proprio questi sono  i tre elementi sui quali si basa il messaggio segreto del veggente di Salon. Riporto un brano del mio libro:

Se il Graal trova una spiegazione nel sangue e nel mistero della vita umana, perché Nostradamus si è preoccupato di tramandare anche i riferimenti alla creazione dell’universo e alla “particella di Dio”? Qual è l’anello di congiunzione tra il macrocosmo e il microcosmo?

Come per Cooper il Graal è “Il calice della vita”, anche nel mio libro viene affermata una cosa del tutto simile: “… durante l’ultima cena, celebrando il miracolo della vita, egli [Gesù] passa ai suoi discepoli le istruzioni…”

Alla fine, le conclusioni di Cooper sono molto diverse dalle mie: mentre io mi sono attenuto ai contenuti del messaggio di Nostradamus, Cooper ha evidentemente attinto ad altre vie di ispirazione e ad altre interpretazioni. Resta, tuttavia, la piena e straordinaria concordanza dei presupposti, unitamente alla loro originalità.
Nessuno aveva mai affrontato il tema del Graal sotto questi aspetti. La mia ipotesi è che io e Cooper abbiamo fatto una diversa lettura di un unico e antico segreto.
Con un pizzico di benevola invidia, devo infine ammettere che tra Cooper e me esiste un’altra sostanziale differenza: lui vende milioni di libri; io, “qualcuno” in meno.


venerdì 21 giugno 2013

Codice e fantasie

Facciamo una sintesi del lungo percorso che ci ha portato a smascherare la fandonia della quartina X,91 la quale prevederebbe, secondo una consolidata tradizione plurisecolare, l’elezione di un malvagio Vescovo gesuita al soglio di Pietro. Sulla base di questa tradizione, la circostanza dell’elezione di Papa Francesco (appunto di estrazione gesuita) ha scatenato le più sfrenate fantasie di numerosi interpreti che, finalmente, hanno creduto di poter vantare un successo indiscutibile.

In realtà, possono vantare la più magra figura della loro vita, dal momento che noi, adesso, conosciamo la vera portata della “profezia”. E sappiamo anche che questi interpreti  sono gli stessi che presentano grosse lacune sia in geografia (a meno che non le abbiano spostate, le coste africane non sono a est della Francia) che in francese (“feras” va tradotto con “farai” e non con “farà”), la lingua di quelle centurie che pretendono di spiegarci.
Anche a voler fingere di essere tolleranti nei confronti della loro “posizione”, non possiamo ignorare che il verso chiave della quartina X,91, al quale essi si appellano, si riferisce genericamente a “uno uscito dalla compagnia”. Obiettivamente, nessuna mente intellettualmente onesta potrebbe accontentarsi di così poche parole per arrivare a qualsiasi tipo di conclusione; tenuto conto, inoltre, che la conclusione del Papa gesuita contrasta con gli altri versi della quartina, mi viene difficile credere alla buona fede o alle capacità logiche di chi vuole imporre l’elezione in un qualsiasi Pontefice o, in particolare, di Papa Francesco.
Non basta prendere in mano una penna (o un computer) per sentirsi autorizzati a spiegare agli altri i misteri della mente inarrivabile di un uomo del rinascimento.

Assolutamente razionali e radicalmente diversi da tutti gli altri, io che scrivo e voi che avete la pazienza di leggere abbiamo rintracciato un parallelismo tra la quartina X,91 e la VIII,71, quartine madri, oltre che un parallelismo tra le quartine I,9 e I,7, quartine figlie.


Non è stato difficile vedere, nel primo e nel terzo verso delle prime due quartine, un legame tra la quartina 600 (“Legis cantio”) e, rispettivamente, le quartine 9 (I,9) e 7 (I,7): un elemento metodologico comune che spiana la via alle corrette considerazioni interpretative.

Le due quartine madri dirigono l’attenzione, in particolare, sui contenuti della “Legis cantio” (quartina 600) che, inutile ripeterlo, non è altro che  una espressione in latino aggiuntiva a quelle che la precedono nell’epistola a Cesare. Così suggeriscono, con modalità differenti nella forma ma equivalenti nella sostanza, le quartine I,9 e I,7.

Queste ultime, inoltre, sanciscono l’obbligo di scrivere al contrario (de l’orient; vent contraire) i versi della “Legis cantio”, affinché essi possano svolgere la loro funzione di chiave di ordinamento dei 138 presagi.

Individua la “Legis cantio” come componente della chiave di decifrazione,
Aggiungila quale 14a frase latina al gruppo delle 13 che la precedono,
Scrivi al contrario i suoi versi, formati da 138 caratteri,
Il posto vuoto ad essa riservato viene riempito e l’impresa di decodifica può proseguire.

Questo è un notevole esempio del “vero codice” che il mio amatissimo Michel Nostradamus ci ha lasciato poco meno di 500 anni fa, conquistandosi un posto nell’Olimpo degli immortali. Le cose più semplici stanno sempre sotto gli occhi di tutti, senza che nessuno le veda.

Et demeurera le sepulchre de tant grande veneration par l’espace de long-temps soubs le souverain à l’universelle vision des yeux du Ciel, du Soleil, & de la Lune.

E il sepolcro tanto venerato sarà esposto per lungo tempo all’universale vista degli occhi del Cielo, del Sole, e della Luna.

(tratto da: Epistola a Enrico II di Francia)

…gli occhi del Cielo, del Sole, della Luna…

Fine

mercoledì 19 giugno 2013

Arcipelago maltese

Passiamo agli ultimi due versi della quartina I,9:

I,9

Dall’oriente verrà punico cuore,
A disturbare Adriano e gli eredi di Romolo:
Accompagnato dalla flotta libica.
Tremano Malta e le vuote isole vicine.

Nostradamus ha uno stile poetico di natura estremamente particolare: riesce ad alternare con grande efficacia espressiva delle minuziose descrizioni letterali, simulando descrizioni simboliche, e vivaci descrizioni simboliche, simulando descrizioni letterali.

L’anno mille seicento e nove, che ha dato spunto a tutto l’argomento,  significa letteralmente 600 e 9, mentre si è sempre ritenuto che fosse una data simbolica o, comunque, da ricavare attraverso chissà quali complicate elaborazioni. Viceversa, le parole “flotta libica” e “arcipelago maltese” generano l’idea di sconvolgimenti bellici nell’area del Mediterraneo, mentre sono metafora di tutt’altro.

Credo sia inutile insistere sulla questione della “Legis cantio” che si aggiunge alle frasi in latino. Chi non si è convinto finora non si convincerà più. Invece, chi accetta l’idea vede ripetersi il concetto della parallela quartina I,7: equivalenza nella diversità.
La “Legis cantio” è un’ulteriore frase latina, ma è diversa dalle precedenti non solo per la sua provenienza (dalle quartine invece che da una epistola), ma anche nella composizione; pur dovendo essere considerata come una singola frase (infatti la I,7 conta 14 frasi, cioè una in più delle 13 dell’epistola a Cesare), essa è composta da 4 versi: una piccola “flotta libica”, un gruppo di navi provenienti “dall’Africa”, cioè dalla prima parte delle Centurie.

Il quarto verso è abbastanza simile al secondo. La “flotta libica” sconvolge l’arcipelago maltese, ovvero il gruppo delle frasi in latino. Come noto, l’arcipelago maltese è composto da isole abitate e isolotti deserti; Nostradamus utilizza l’immagine per rappresentare il gruppo, l’arcipelago delle frasi in latino dell’epistola a Cesare, accanto alle quali (“vicino”) esiste un “vuoto” riservato proprio ai versi della “Legis cantio”.

Ricordo nuovamente che abbiamo iniziato con il clero romano (quartina X,91: il clero romano nell’anno 1609) e stiamo terminando con l’arcipelago Maltese (quartina I,9: tremano Malta e le isole vicine).

Non esistono  dubbi sulla correttezza del legame, confermato da uno simile, presente nell’epistola a Enrico II:

E al Clero sarà fatta totale desolazione, e i Marziali usurperanno ciò che sarà ritornato dalla città del sole di Malta e delle isole Stecadi.

Le quartine vanno lette così come la ha impostate Nostradamus, non come preferiremmo noi.

Iniziando questo argomento, avevo premesso che la questione sarebbe stata piuttosto articolata. L’ho affrontata solo per mostrare che Nostradamus non può essere compreso senza una buona dose di percezione, che vada oltre il livello di pensiero al quale siamo abituati; spesso non può essere spiegato. Direi che siamo su un piano molto simile a quello dei koan dello zen, aforismi che non possono essere dibattuti con la forza della logica.
Non sono contento di quello che ho fatto, anche se riconosco che andava fatto. Frammentare le quartine di Nostradamus significa togliere ad esse ogni bellezza ed ogni poesia: un fiore va apprezzato per quello che è, non staccandone le foglie per osservarle una per una.

Ecco una sintesi delle quartine X,91 e I,9, con buona pace di chiunque voglia continuare a credere alla fandonia della profezia del Papa più malvagio della storia, di estrazione gesuita:

Quartina in latino 600 e quartina 9
La estrarrai dall’estremità di una centuria
E’ una quartina a doppia sfumatura
Che contiene più astuzie di qualsiasi altra

La quartina 600 va letta da destra verso sinistra
La versione a 138 caratteri va inserita tra le frasi in latino
E’ in effetti un insieme di frasi
Che occuperanno il posto ad esse riservato nel gruppo delle analoghe frasi.

Segue…