Tecniche di Nostradamus

venerdì 31 maggio 2013

Uscito dalla compagnia

Riprendo il concetto della relazione tra “Legis cantio” e chiave di ordinamento dei Presagi. Vista la complessità dell’argomento che stiamo affrontando, penso sia meglio qualche ridondanza piuttosto che qualche lacuna.

Come ho già scritto, il numero esatto dei Presagi è 138. Non è che io vi sia arrivato per caso, ma semplicemente seguendo le indicazioni dello stesso Nostradamus: un paio di esse sono indicate nei libri “Il vero codice di Nostradamus” e “Nostradamus: la Cabala, i Templari, il Graal”.

Se i Presagi sono 138, ci serve una chiave di ordinamento di uguale dimensione numerica. La “Legis cantio” è questa chiave, essendo in latino, come le altre chiavi di ordinamento, ed essendo stampata in corsivo, in contrapposizione a un titolo a caratteri normali: sono le stesse regole delle frasi in latino dell’epistola a Cesare. Una delle due versioni della “Legis cantio” è composta proprio da 138 caratteri.

Ricordate cosa ho scritto nel libro “Nostradamus: la Cabala, i Templari, il Graal”?

Il secondo si spingerà così avanti accompagnato dai Latini, che sarà fatta la seconda via tremante e furibonda al monte Iovis discendendo per salire ai Pirenei…

Per le ragioni lì esposte, questa frase, estratta dall’epistola a Enrico II di Francia, significava: salire a 1242 (lettere totali delle frasi in latino), scendere a 942 e risalire a 1080 (942 quartine delle Centurie + 138 Presagi).

La “Legis cantio” è una quartina delle Centurie: la VI,100 o 600. Nella sua funzione di chiave,  deve essere “prelevata dal gruppo” delle Centurie o, per usare le parole di Nostradamus, “esce dalla compagnia”.

Del resto, è proprio in questo senso che lo stesso Nostradamus usa il termine “compagnia” nella sua “Prognostication pour 1555”:

Nel ventre dell’animale saranno trovati i caratteri, le lettere missive di colui le cui cospirazioni saranno così oscure, che non ci si capirà nulla… la malizia della sua volontà non si potrà spiegare; tra i magistrati e altri superiori vi saranno chiacchiere… la grande compagnia sarà scoperta.

E’ piuttosto chiaro che si sta parlando dei “caratteri” alfabetici legati alle quartine oscure e incomprensibili, che danno luogo a discussioni interminabili tra gli interpreti. La compagnia, cioè l’insieme delle quartine, verrà alla fine portata alla luce nella sua vera natura.

Riepilogando:

Come le frasi in latino delle epistole forniscono le lettere necessarie a riordinare le quartine delle Centurie, le 138 lettere della “Legis cantio” sono la base di partenza del riordinamento delle quartine dei Presagi.

La “Legis cantio” è la quattordicesima frase in latino, in quanto fa seguito alle 13 frasi dell’epistola a Cesare (delle quali segue le caratteristiche grafiche) e viene prima delle frasi dell’epistola a Enrico II. Ricordiamoci la sua posizione, quattordicesima, perché quest’informazione ci servirà.

La “Legis cantio” è una quartina diversa dalle altre; proprio a questo profilo di diversità fa riferimento l’anomalia della X,91 (assenza di rima).

Si tratta di una quartina a due sfumature (d’un gris & noir) sia nella composizione (137 e 138 caratteri) che nelle funzioni (sia quartina che chiave di ordinamento).

Nessun’altra quartina contiene tante “astuzie” (qui onc ne fut si maling) come la “Legis cantio”.

La “Legis cantio” esce dal gruppo delle quartine (de la compagnie issu) per andare a ingrossare il gruppo delle frasi latine.

Di un grigio e nero uscito dalla Compagnia,
Giammai ci fu uno così astuto

I pezzi stanno andando a posto, l’uno dopo l’altro.


mercoledì 29 maggio 2013

Le due sfumature

Nel post “Ruolo di cifratura della Legis Cantio” scrivevo che:

La "Legis Cantio", anzitutto, è essa stessa parte integrante della chiave complessiva di decifrazione. In secondo luogo, fornisce delle indicazioni sul corretto atteggiamento di lettura delle Centurie.

Facevo inoltre notare come ogni progressiva edizione delle Centurie racchiudesse una parte in latino:

le frasi in latino inserite nell’epistola a Cesare, nell’edizione Bonhomme del 1555 delle prime 353 quartine;
la “Legis Cantio” nell’edizione Du Rosne del 1557 a 642 quartine;
le frasi in latino inserite nell’epistola a Enrico II di Francia nelle edizioni complete del 1566 (P. Rigaud) e 1568 (B. Rigaud).

Perché Nostradamus ha sentito l’esigenza di questa componente latina in ogni edizione? In che maniera le tre parti si relazionano tra di loro?

Prima di rispondere a queste domande, riepiloghiamo quello che sappiamo sulla “Legis Cantio”:

1) Anzitutto è un invito a non cimentarsi con l’interpretazione delle profezie. Addirittura, assume la forma dell’invettiva contro i “critici inetti” e in tale significato viene unanimemente letta (cfr. “Contenuto della Legis Cantio”).
2) E’ un indiretto invito a ignorare i riferimenti astrologici (cfr. “Contenuto della Legis Cantio”).
3) E’ una sottolineatura dei riferimenti in latino; come ho scritto nel libro “L’anticristo di Nostradamus”, tra coloro che non debbono accostarsi ai suoi versi sono inclusi i "barbari", cioè coloro che non sono capaci di comprendere il vero significato delle frasi in latino. Del resto, essendo scritta in tale lingua, è essa stessa un diretto indizio sull’importanza delle frasi in latino.
4) Dal libro “Nostradamus: la Cabala, i Templari, il Graal” apprendiamo che la “Legis Cantio” svolge un ruolo di mediazione simile a quello di Tiphareth, in quanto partecipa sia della natura delle quartine che di quella di chiave di decifrazione.
5) Il suo titolo, nell’edizione “Antoine du Rosne” del 1557, è composto da 11 lettere maiuscole e 12 minuscole. Dal citato libro “Nostradamus: la Cabala, i Templari, il Graal” apprendiamo che questi numeri trovano una corrispondenza cabalistica sia nelle lettere M.N. (iniziali di Nostradamus) che nelle 23 coppie di cromosomi del DNA.
6) Sempre dal libro “Nostradamus: la Cabala, i Templari, il Graal” apprendiamo che, nell’edizione “Antoine du Rosne” del 1557, la “Legis Cantio” è composta da 137 lettere, numero gematrico della parola “Qabalah” che ci indirizza verso le tecniche di decifrazione; nell’edizione “Pierre Rigaud” del 1566 è composta da 138 lettere, numero del Messia, figlio di Kether, figura di Tiphareth, mediatore tra il il mondo delle idee (struttura organizzativa delle quartine) e il mondo della forma (messaggio segreto).
7) Stiamo ora postulando, analizzando la quartina X,91,  che la Legis Cantio, nella sua forma a 138 caratteri, faccia da chiave di ordinamento dei Presagi.

In relazione all’ultimo punto, e rispondendo alle domande che ci siamo posti sopra, appare evidente che Nostradamus ha voluto frazionare la sua chiave nelle tre edizioni, stimolando contemporaneamente l’interprete a interrogarsi sulle ragioni di questa presenza costante dei brani in latino.

Concludendo, possiamo senz’altro sintetizzare dicendo che, oltre ad essere una quartina che più di ogni altra nasconde dei segreti, delle astuzie (giammai ci fu qualcuno così astuto), la “Legis Cantio” presenta due formulazioni, a 137 ed a 138 caratteri; accanto a questa doppia struttura formale, essa svolge anche un doppio ruolo, essendo contemporaneamente quartina a tutti gli effetti e chiave di decifrazione.
Possiamo quindi affermare che essa assume due colori, due sfumature: il “grigio e nero” del terzo verso della quartina X,91 dalla quale siamo partiti.
Vedremo presto perché questo “grigio e nero” esce dalla Compagnia.

Di un grigio e nero…,
Giammai ci fu uno così astuto


lunedì 27 maggio 2013

Il più astuto

Nei miei libri e in questo blog abbiamo affrontato numerose volte l’argomento della “Legis cantio”, l’unica quartina scritta in latino, con un titolo anziché un numero d’ordine. Sappiamo anche che ne esistono due formulazioni valide: quella composta da 137 caratteri (titolo escluso), proposta dall’edizione Du Rosne delle Centurie (1557) e quella a 138 caratteri (titolo escluso), proposta dall’edizione Pierre Rigaud (1566). Le riporto di seguito:

A. Du Rosne (1557)

P. Rigaud (1566)

Traduzione
 Esecrazione contro critici inetti
Chi legge questi versi vi apporti attenta riflessione,
I profani e gli ignoranti non li tocchino,
Tutti; astrologi, stolti, barbari non vi si accostino,
Chi farà altrimenti sarà maledetto secondo sacro rito.

Cosa sappiamo di questa quartina? Perché è così diversa dalle altre? Perché è in latino? Racchiude un messaggio particolare?

Può sembrare strano, ma nessuno si è mai posto queste domande. Se qualcuno se le è poste, di fronte all’impossibilità di darvi risposta, ha preferito nascondere la testa sotto la sabbia. Tutti gli studiosi si sono limitati a sostenere che la quartina è semplicemente un’invettiva contro i cattivi interpreti; l’invettiva vale per “gli altri”, naturalmente, ad esclusione dell’interprete di turno che esprime tale giudizio.

Noi che siamo curiosi, invece, ci siamo posti molte domande ed abbiamo trovato molte risposte. Voglio far notare che queste “molte risposte” non sono alternative l’una all’altra; esse sono tutte contemporaneamente valide.
Di recente ho rivelato, portando anche qualche esempio, che Nostradamus possiede la straordinaria abilità di fornire soluzioni multiple a fronte di un unico enigma. Con la “Legis cantio” egli supera se stesso, sia in relazione al numero delle spiegazioni che in relazione alla loro complessità. Sulle stesse fondamenta, riesce a costruire dei castelli con struttura profondamente diversa l’uno dell’altra.
Queste funzioni multiple sono già state esaminate singolarmente in questo blog e nei miei libri. Per comodità, le riepilogherò nel prossimo post mostrando che, tra le altre quartine, “giammai nessuna ha contenuto tante astuzie come questa”, come la “Legis cantio”.

Ooppss… questo è proprio l’ultimo verso della quartina X,91 che, secondo la leggenda, vorrebbe un pontefice assai più malvagio di qualsiasi altro pontefice.


Giammai ci fu qualcuno così malvagio/astuto

Sorge quindi il sospetto che, in quella quartina, Nostradamus non intendesse parlare di un Papa, ma della “Legis cantio”. Dobbiamo verificare se anche i primi tre versi confermano il sospetto.

Con riferimento a “malvagio/astuto”, è da notare che la parola francese corretta sarebbe “malin”. Però Nostradamus non può usare questa forma, che spingerebbe l’interprete all’impiego del Notarikon per ottenere le sue iniziali “M.N.”, così come spiegato nel libro “L’Anticristo di Nostradamus”. Inoltre, come in tutti gli altri casi di storpiatura delle parole, egli vuole richiamare l’attenzione sul doppio significato di “malin” (sia maligno che astuto). Per questo aggiunge una “g”, trasformando la parola in “maling”.

Col significato di “maligno”, viene realizzato un collegamento con le quartine sull’anticristo, che inganna gli interpreti delle quartine; col significato di “astuto”, viene sottolineata la molteplicità dei ruoli della “Legis cantio”.


venerdì 24 maggio 2013

Quartina VI,100 o quartina 600


Nel brano intitolato “L’anno1609” ho scritto che la quartina X,91 fornisce la carta d’identità della chiave di ordinamento dei Presagi. Per l’esattezza, ho scritto:

La quartina X,91 mi dà ragione, perché  indica qual è la “frase latina” che fa da chiave ai Presagi; questa chiave è la “Legis Cantio“ (quartina 600, in latino), nella sua versione a 138 caratteri.

Le dimostrazioni che bisogna fornire sono quindi due: la quartina 600 è veramente una chiave di ordinamento; la quartina X,91 punta veramente alla quartina 600.
Nel corso dell’esposizione, queste due dimostrazioni si incroceranno e saranno trattate congiuntamente.

Per quanto riguarda il primo aspetto, ricordo che la base delle chiavi di ordinamento delle quartine è costituita dalle frasi in latino inserite nelle due epistole di Nostradamus; la loro caratteristica è costituita dai caratteri di stampa, diversi da quello del corpo delle epistole. La “Legis Cantio” rispetta questo principio, essendo scritta in corsivo dopo un titolo a caratteri normali.

Con riferimento al secondo aspetto, invece, ho fatto notare come la X,91, a differenza delle altre quartine, non rispetti metrica e rima. Già questa particolarità è talmente eccezionale da far venire alla mente un’altra quartina unica nel suo genere: proprio la “Legis Cantio”.
Questa singolarità, in sé, non prova alcunché; tuttavia, agli occhi del ricercatore, appare come un indizio da sottoporre ad approfondimento; il sospetto è che Nostradamus abbia voluto far scattare un’associazione mentale tra due quartine anomale.
C’è veramente un legame tra queste due quartine così speciali? E, se sì, quale?

Conosciamo già la risposta: la “Legis cantio” è la quartina VI,100 o 600, numero che appare al primo verso della X,91. Dobbiamo solo sviluppare il discorso.



mercoledì 22 maggio 2013

La vera X,91


Cerchiamo di capire il vero contenuto della quartina X,91 dando un’occhiata alla corretta traduzione.

Originale

 Traduzione errata
Il Clero Romano l’anno 1609,
Al capo dell’anno farà elezione
Di un grigio e nero uscito dalla Compagnia,
Giammai ci fu uno così malvagio.

Traduzione corretta
Clero Romano l’anno mille sei cento E nove,
All’ESTREMITA’ (capo) dell’anno FARAI elezione (scelta)
Di un grigio e nero uscito dalla Compagnia,
Giammai ci fu uno così ASTUTO.

Per aiutarci nella lettura, Nostradamus propone un vero e proprio modello che ripete anche in altre quartine, la più semplice delle quali è la VIII,71.
Ricordo che il modello è una struttura fissa che sta alla base di una teoria, per verificarne la replicabilità (e quindi attendibilità) con il cambio dei parametri. Vedremo in seguito che la quartina VIII,71 replica esattamente i contenuti della quartina X,91, rispettandone il modello.

VIII,71

Crescerà il numero così grande degli astronomi,
Cacciati, banditi e libri censurati,
L’anno mille sei cento & sette per sacra assembla
E a nessun sacramento saranno tollerati.

Se ricordate, nel post “La scelta” ho sostenuto che sono rare le quartine di struttura che possono essere spiegate senza far ricorso anche ad altre. La ragione è intuitiva: se una quartina contiene un frammento di chiave di decifrazione, tale frammento è di per sé informe; la sua forma e la sua funzione possono essere percepite solo quando esso viene inserito in un contesto più ampio.
La quartina X,91 fa parte di un gruppo piuttosto ampio. Noi ci limiteremo alle 4 quartine principali. Una è, appunto, la X,91; una quartina sorella è la VIII,71 riportata sopra. A queste si affiancano due quartine figlie: la I,9 (figlia della X,91)  e la I,7 (figlia della VIII,71).

A chi è interessato al codice suggerisco di seguire con la massima attenzione. Vi ho già detto che stiamo per affrontare un percorso piuttosto difficile, nel quale dovrete fare la vostra parte, richiamando alla memoria e ricollegando molti degli argomenti trattati in passato. Questa volta non avrete il pasto gratis. Io posso dare solo delle indicazioni, ma gli elementi sono tanti e la loro integrazione in una visione unitaria spetta a voi.
Non dimenticate che Nostradamus non parla mai in modo da farsi capire; anzi, parla sempre in modo da non farsi capire. Egli sa che solo chi è giunto alla fine del percorso non avrà difficoltà a penetrare il segreto di quartine come queste ed è a un tale tipo di interprete che si rivolge al secondo verso della X,91: “TU farai elezione”, “tu sceglierai”.

Cos’è che accomuna le due quartine X,91 e la VIII,71? La formulazione dell’anno!
L’anno mille sei cento & …” seguito, rispettivamente, da “nove” (primo verso della X,91) e “sette” (terzo verso della VIII,71). Il punto critico, in entrambi i casi, è la data. E’ su questa che sono cascati tutti gli interpreti.

Se, come qualcuno sostiene, 1609 equivale a 2013, allora 1607 (due anni prima) dovrebbe equivalere a 2011. Perciò, chi sostiene che la quartina X,91 si riferisce all’elezione di Papa Francesco dovrebbe sentire l’obbligo di spiegare quali eventi del 2011 sono stati previsti nella quartina VIII,71.
Ignoriamo tutto questo, che ci porterebbe fuori strada.


lunedì 20 maggio 2013

Quartina X,91


Passiamo finalmente alla famosa quartina X,91, guardandola anzitutto con gli occhi di chi vi vede una profezia. Inizio perciò con  la traduzione proposta dagli altri interpreti, avvertendo che dovrà essere “pesantemente” rivista.


Il Clero Romano l’anno 1609,
Al capo dell’anno farà elezione
Di un grigio e nero uscito dalla Compagnia,
Giammai ci fu qualcuno così malvagio.

Siamo di fronte a una delle più grandi manipolazioni delle quartine di Nostradamus. Vera e propria superficialità, ma anche grande dimostrazione di come Nostradamus si sappia prendere gioco dei suoi lettori.

Nessuno ha dubbi: “uscito dalla Compagnia” non può che essere un riferimento alla Compagnia di Gesù; non esiste traccia di interpretazioni alternative. Sono secoli che questa quartina viene incrociata con un Papa proveniente dai Gesuiti.
Ovviamente, prima o poi doveva statisticamente succedere: Francesco è uscito dai Gesuiti e pertanto la quartina è riferita a lui. Finalmente! E’ di lui che parla Nostradamus; da quel che leggo in giro, non viene neanche presa in considerazione la possibilità che si possa trattare di un altro Gesuita del futuro. Non sto dicendo che è così; sto solo mostrando con che tipo di “studiosi” abbiamo a che fare: nessuna analisi, nessun pensiero critico; 500 anni di errori non hanno insegnato nulla.

Se la provenienza dai Gesuiti è il punto fermo e indiscutibile, tutto il resto va opportunamente adattato a martellate. Infatti, ammesso che la profezia sia corretta, lo è solo al terzo verso; non ci vuole molto a capire che gli altri versi creano grossi problemi.

Non quadra il primo, che si riferisce al 1609; non quadra il secondo, che colloca l’elezione a capo d’anno; è prematuro qualsiasi giudizio sul quarto, che prevede un Papa così maligno da far apparire qualsiasi cattivo Papa del passato come una mammoletta.
Nulla di tutto questo importa. Il terzo verso è così preciso, ci dicono, che non possono sussistere dubbi. Eppure, anche se non conoscessi il codice, io ne avrei ugualmente tanti, di dubbi.

Infatti, anche ammesso che la quartina abbia carattere profetico, il verso parla di “un grigio e nero”: grigio di capelli, si sostiene, e nero perché proveniente dai Gesuiti, la cui veste è nera.
Ebbene, non vedo la particolarità della previsione. Tutti i Papi vengono eletti in veneranda età, quando i capelli cominciano a incanutire. Nostradamus non si spenderebbe certamente per segnalare una circostanza così ovvia, né si spenderebbe per “prevedere” che la veste dei Gesuiti è nera; non mi pare che quella degli altri sacerdoti sia rosa o gialla.
Qualcuno sostiene che il riferimento al “nero” è un indiretto richiamo al Generale dei Gesuiti, detto “Papa nero”. Però Papa Francesco, se a lui vogliamo riferire questa quartina, non è il Generale dei Gesuiti.
Mettiamola come ci pare: per secoli ci hanno spiegato che questa quartina prevede l’elezione di un Papa gesuita e Francesco lo è. Che altro può essere la Compagnia, se non la Compagnia di Gesù?
  
Il problema è che, di fronte a una tale convinzione incrollabile, si tenta di spiegare anche l’inspiegabile. Preferisco non fare nomi, ma non vi dico le contorsioni che vengono fatte da “autorevoli” studiosi per trasformare quel 1609 nel 2013: magia dei numeri!

E il “capo d’anno”? In questa arrampicata sugli specchi, vengono tirati in ballo il calendario pre-giuliano, non più in vigore sin dal 46 a.C., e il calendario ebraico. Se, per ipotesi, avesse fatto comodo il calendario cinese, allora è questo che si sarebbe scelto.

Per quanto infine riguarda il quarto verso, si fa presto a esprimere giudizi di malvagità che non possono essere ancora confutati.

In conclusione, tutti gli interpreti fanno a gara su chi la spara più grossa. Su quel 1609 è stato detto di tutto. Nessuno invece, neanche tra gli interpreti di lingua madre francese, si è accorto di tre illuminanti fattori fondamentali:

-   a differenza della altre, la quartina X,91 non rispetta metrica e rima (quest’anomalia, per la verità, è stata notata da Saint-Hilaire, nel suo “Ainsi parla Nostradamus”);
-   “feras” del secondo verso non si traduce con “farà”, ma “farai”. Su questo errore non esistono scusanti! Una tale svista è inconcepibile! Vedremo che, in effetti, non è il Clero romano ad eleggere qualcuno; si tratta invece di un invito rivolto all’interprete perché faccia una scelta, “un’elezione”, nell’ambito delle istruzioni che gli vengono fornite: “TU sceglierai…”;
-    il “maling” del quarto verso può essere inteso non solo come “malvagio”, ma anche come “astuto”, tenuto conto che entrambe le letture sono corrette.



sabato 18 maggio 2013

I 138 Presagi


Prima di tornare alla quartina X,91, devo completare la sintesi sui Presagi, aggiungendo che credo di essere riuscito a individuare singolarmente le 138 quartine, tra tutte quelle disponibili, attraverso  un procedimento empirico.
Temo che questo brano possa essere di scarso interesse generale. Ho però ritenuto di doverlo scrivere lo stesso, per completezza di esposizione.

Va detto anzitutto che, mentre le quartine delle Centurie possono avere sia contenuto profetico che di struttura, i Presagi sono esclusivamente delle quartine di struttura, contengono cioè delle indicazioni per la ricostruzione del codice.

Tenendo conto di questo, nella mia selezione ho escluso quelli che mi sembravano privi di qualsiasi utilità in tal senso. Preciso meglio: se un almanacco non conteneva Presagi con del codice valido, allora lo consideravo falso, salvo le eccezioni che vedremo subito; se, però, alcuni Presagi contenevano del codice, allora consideravo validi tutti quelli contenuti nell’almanacco.
Non è stato un lavoro facile, dal momento che alcune particolarità possono sfuggire a un’analisi così soggettiva. Tra l’altro, il linguaggio dei Presagi, notevolmente più astruso di quello delle quartine delle Centurie, rende ardua anche la strada dei collegamenti logici dei contenuti.

Un grosso aiuto mi è stato dato dall’esame degli stessi almanacchi, nei quali i Presagi sono inseriti. Se questi almanacchi, a prescindere dai Presagi, comprendono frammenti di codice valido, allora anche le relative quartine possono essere considerate autentiche. L’esempio più eclatante è costituito dall’almanacco per l’anno 1566, al cui interno appare un enigma che nessuno al mondo, eccetto Nostradamus, avrebbe potuto concepire: è la riscrittura, in forma diversa ma con uguale soluzione, del famoso enigma delle cronologie bibliche dell’epistola a Enrico II. Grazie a questa soluzione comune, “io so” che non può esistere neanche l’ombra di un dubbio sull’autenticità di quell’almanacco e, di conseguenza, dei suoi Presagi.

Purtroppo, in altri casi, frammenti di codice valido appaiono anche in almanacchi che, per alcune caratteristiche, sono sicuramente apocrifi. Evidentemente i falsari, nel tentativo di emulare stile e contenuti dei veri lavori di Nostradamus, hanno inavvertitamente copiato delle parti di materiale cifrato.
Ripeto, peraltro, che non si può escludere la possibilità che sia stato lo stesso Nostradamus a confondere le acque.

Detto questo, non posso essere certo che la mia ricostruzione sia esente da errori. L’unica cosa certa che mi sento di garantire, checché ne dicano tutti gli altri studiosi, è il numero dei Presagi integrativi delle Centurie: 138. E’ proprio su questo numero, come ho già anticipato, che si fonda la chiave di ordinamento introdotta dalla quartina X,91.

Fortunatamente, i singoli Presagi non sono indispensabili; l’importante è conoscerne il numero, essenziale per un corretto funzionamento delle chiavi di ordinamento.
Nostradamus aveva l’abitudine di proporre ripetutamente i suoi enigmi in forma diversa e su pubblicazioni diverse, evidentemente con l’intenzione di permettere la ricostruzione dell’enorme puzzle, perfino nel caso che qualche pezzo fosse andato perduto. Perciò i Presagi hanno una funzione supplementare e non complementare alla analoghe quartine di struttura delle Centurie o alle stesse epistole a Cesare e a Enrico II. Pur essendo utili a chiarire o facilitare o confermare soluzioni ricavate in altro modo, sono solo una via parallela per raggiungere l’obiettivo.





giovedì 16 maggio 2013

L'anno 1609


Oltre alle quartine delle Centurie, Nostradamus ne ha pubblicato delle altre, chiamate “Presagi”, in Almanacchi annuali. Purtroppo, intorno a questi Almanacchi esiste una grande confusione: alcuni sono falsi e altri (forse) perduti. Inoltre, alcuni Presagi sono stati pubblicati dal presunto segretario di Nostradamus (Jean Aimé de Chavigny).
Per farla breve e sorvolando sulle varie problematiche editoriali, si calcola che debbano esistere 169 Presagi.
Io penso che tutta o parte di questa confusione sia stata voluta proprio da Nostradamus, che nelle Centurie e nelle epistole indica espressamente (e a modo suo) il numero di 138. Ne ho accennato nei miei libri, citando anche le fonti di tale convinzione. Per completezza, tengo a precisare che, mentre il numero di 169 è abbastanza dibattuto, nessuno a parte me riconduce a 138 il numero dei Presagi validi. Questo non mi preoccupa affatto, dal momento che nessuno, prima di adesso, è mai riuscito a scalfire minimamente il “codice Nostradamus”.
La quartina X,91 mi dà ragione, perché  indica qual è la “frase latina” che fa da chiave ai Presagi; questa chiave è la “Legis Cantio“ (quartina 600, in latino), nella sua versione a 138 caratteri.
Sottolineando ancora una volta l’esigenza di avere una visione globale di tutti i tasselli del mosaico, parto dal presupposto che, ai fini di una corretta comprensione, ricordiate il ruolo delle frasi in latino nell’ambito del processo di decifrazione e dell’importanza dei caratteri grafici utilizzati. 

X,91

 Il clero Romano l’anno mille seicento e nove
Al capo dell’anno farà elezione
Di un grigio e nero uscito dalla Compagnia,
Giammai ci fu qualcuno così maligno.

VI,100

La “Legis cantio”, quartina 600, è menzionata al primo verso della X,91;  “capo” d’anno = “estremità”  (“ultima” quartina della sesta centuria);  grigia e nera = doppia sfumatura, esistendone due versioni, entrambe valide: a 137 e 138 caratteri (titolo escluso); uscita dalla compagnia = estrazione dal “gruppo” delle quartine per l’aggregazione alle frasi in latino che, come si sa, sono il punto di partenza delle chiavi di ordinamento; la “Legis Cantio” è la quartina più ingannevole di tutte e la più ricca di astuzie (“malin” vuol dire sia malvagio che astuto).
Il “nove” del primo verso è la quartina 9 che, anche se non sembra (ormai ci siamo abituati), integra la X,91:

I,9

Dall’oriente verrà punico cuore,
A disturbare Adriano e gli eredi di Romolo:
Accompagnato dalla flotta libica.
Tremano Malta e le vuote isole vicine.

Avendo promesso che sarei partito dal fondo, questa è solo un’anteprima; a breve torneremo su tutto in maniera più dettagliata.







martedì 14 maggio 2013

Il maligno "grigio e nero"


Ritrascrivo un brano del libro “L’anticristo di Nostradamus”, riprendendo così il filo del discorso temporaneamente interrotto dopo il post dal titolo “Il seduttore”: 

Restano ancora da decifrare i 138 Presagi, anch'essi di quattro versi ciascuno, che integrano le 942 quartine delle Centurie, formando un totale di 1080 quartine.
Satana quindi torna slegato e la battaglia continua.

Satana che torna slegato è anche il  “maligno” del quarto verso della X,91. Nella quartina VIII,95 il Clero aveva ritrovato la sua unità, dopo che il seduttore era stato gettato nella fossa. Ecco che, adesso, il maligno risorge tra i ranghi dello stesso Clero.

In tutto questo non c’è nulla di apocalittico; ci stiamo semplicemente muovendo nel mondo del simbolismo estremo, senza che emergano elementi di novità per chi segue da tempo i miei ragionamenti. Sappiamo bene chi è il “maligno”, “l’anticristo”, l’inganno di Nostradamus, e sappiamo altrettanto bene chi è il Clero, ovvero la popolazione ecclesiastica (le quartine).
Ne ho parlato per la prima volta già oltre due anni fa, subito dopo aver aperto questo blog. Nel post “Anticristo di Nostradamus” del 25.2.2011 ho scritto:

E i continui rimandi alla Chiesa Cristiana? Le sue quartine! Le sue 942 quartine delle Centurie. Anzi, le 1080 quartine. Infatti, quando durante il processo di decodifica viene il momento di aggiungere 138 quartine dei Presagi alle 942 quartine delle Centurie egli afferma che "sarà la Monarchia Cristiana sostenuta e aumentata".

Per affrontare la quartina X,91 stiamo semplicemente riprendendo questi vecchi concetti, più volte trattati anche nei miei libri. Come ho scritto di recente (Quartina I,76):

A me non interessa mettere in piedi dei sotterfugi, per commentare una quartina; mi è sufficiente utilizzare i concetti di decodifica di base già divulgati. Se utilizzo le chiavi corrette, allora le porte si aprono senza difficoltà.

Abbiamo già le chiavi che ci servono; basta utilizzarle. Intanto, per avviare la spiegazione della quartina X,91, è sufficiente riuscire a percepire la continuità dell’intero discorso: abbiamo scoperto e sconfitto l’inganno che Nostradamus ha disseminato tra le Centurie; ma ecco che questo inganno, il “maligno”, riappare nuovamente per impedirci di risolvere il mistero dei Presagi.

L’epistola a Enrico II ci avverte che “Satana tornerà slegato”; l’idea della transitorietà della sua prigionia traspare anche dal secondo verso della quartina VIII,95: “E resterà attaccato per qualche tempo”. La riapparizione è preannunciata dalla quartina X,91.

 VIII,95
Il seduttore sarà messo nella fossa,
E resterà attaccato per qualche tempo,
Il clero unito al capo con la sua croce,
Svettante destra attirerà i consensi.

X,91
Il clero Romano l’anno 1609,
Al capo dell’anno farà elezione
Di un grigio e nero uscito dalla Compagnia,
Giammai ci fu qualcuno così maligno.


 La quartina X,91 è molto difficile; e ancora di più lo sarà quella che verrà da essa richiamata.
Per questo non trovo modo migliore di spiegarla che partendo dalla fine; preferisco fornire subito la soluzione dell’enigma e procedere a ritroso, come si fa coi teoremi di matematica. Ci verrà più semplice mettere a confronto i vari passaggi con i dettagli dei singoli versi.

Ripeto che abbiamo a che fare con una quartina di struttura, che riprende l’opera dell’anticristo (l’inganno di Nostradamus) nell’ambito dei Presagi. Fuori di metafora, la quartina X,91 ci offre la carta d’identità di questo essere malvagio, esattamente come la I,76 (quella sul “fato”) ci ha offerto la carta d’identità del terzo anticristo.

Poiché non tutti sanno cosa siano i Presagi, apriamo una parentesi il più possibile sintetica per tratteggiarli rapidamente. Ne ho già accennato in passato, ma quella che vado a prospettare adesso è una situazione un po’ più aggiornata.


domenica 12 maggio 2013

Questioni di fisica e di filosofia

Sperando che possa interessare anche ad altri, formulo di seguito la mia risposta ad un commento inviato da un frequentatore del blog nel post "Riflessioni sul codice Nostradamus"


Non so se Lei si è reso pienamente conto della complessità dei problemi, anche filosofici, che solleva il suo post.

Per cominciare, una cosa mi sembra chiara. Se io, nel 1980, avessi saputo leggere Nostradamus come lo leggo adesso, non avrei comunque avuto modo di decifrare le due quartine sull'attentato a Giovanni Paolo II. Forse, avrei potuto intuire qualcosa sulla II,97. Non avrei sicuramente avuto gli elementi per decifrare la V,62. Il massimo che probabilmente avrei potuto fare era di collegare le due quartine. Ma come avrei potuto capire il significato di "Orgon", di "Sole e Saturno", di "Tridentale"? Qualche sospetto, di nuovo “forse”, su quest'ultima parola, ma nulla di più. Riepilogando:

Un attentato a un Papa? Forse ci sarei arrivato ma, conoscendo il codice come lo conosco oggi, mi sarei posto grossi interrogativi sul rapporto tra descrizione reale e descrizione simbolica. 
Un attentato a Giovanni Paolo II? Molto difficile capirlo!
Come e quando? Impossibile saperlo.

L'altro problema è capire se, ammettendo di conoscere il futuro, lo si può cambiare. La questione è anzitutto filosofica. Se in qualche modo riesco a cambiare il futuro, la vecchia previsione svanisce o diventa sbagliata. Se non c'è previsione esatta, allora non c'è futuro da cambiare.
Impedisco a G.P. II di scendere a Piazza S Pietro, il 13.5.1981. A quel punto, la quartina sparisce o è sbagliata. Quindi, G.P.II può scendere in Piazza e Ali Agca gli spara. La quartina torna vera. Insomma, un paradosso logico dal quale non se ne viene fuori. A meno che non entriamo nella fantascienza.

Supponiamo che un "nastro registrato" possa essere inviato nel passato. Dico "nastro registrato" per intendere un qualsiasi mezzo tecnologico (immaginabile e inimmaginabile; anche una semplice "visione", ammesso che sia possibile) che permetta a un uomo del passato di vedere gli eventi futuri per lui, ma già passati per noi.
In qualche maniera, ne ho accennato nel libro "Il vero codice di Nostradamus", nella parte finale del capitolo "Durata delle profezie".

Qualunque nostro antenato veda questo "film" è in grado di raccontarlo come eventi che devono accadere. Per lui è "futuro", ma per noi che gli spediamo il film indietro nel tempo, tutto è "passato", già accaduto. E il "passato" non può essere cambiato. Insomma, in questa ipotesi fantascientifica, cambia "l'osservatore" ma non "le cose osservate".
Lo stesso vale per noi. Le cose che ci sembrano appartenere al futuro appartengono al passato di chi viene dopo di esse.

Ho premesso che questa è fantascienza, ma non è del tutto vero. Sono idee prese a prestito da libri di fisica, rielaborate con parole mie. Ancora non è chiaro cosa sia il "tempo" e se la "freccia del tempo" vada solo in avanti.

Per Einstein il tempo è un continuum sempre lì, senza passato né futuro. E' la famosa "relatività" di un "moto" rispetto a un altro che genera la percezione del tempo.
Spero che qualche fisico non mi salti addosso per questa semplificazione. In fondo, è la stessa concezione dei mistici, soprattutto orientali.
Molti fisici ormai ammettono liberamente la possibilità di viaggiare nel tempo e sanno anche come farlo, almeno in teoria. In pratica, non dispongono dell'energia necessaria per attuare le loro idee in quanto, allo stato attuale delle conoscenze, occorrerebbe un'energia immensa.

John Barrow (docente di astrofisica e scienze matematiche oltre che uno dei maggiori esperti al mondo della ricerca cosmologica), nel suo libro "I numeri dell'universo" scrive:

Viaggiare [nel tempo: nota mia] non è strettamente necessario: basta trasmettere le istruzioni [le informazioni: nota mia] necessarie per la riemersione ... Il viaggio nel tempo ci consente di essere parte del passato, ma non di cambiarlo. Le uniche storie di viaggio nel tempo che sono possibili sono le traiettorie autocompatibili. Su qualsiasi traiettoria chiusa non c'è una divisione ben definita tra il futuro e il passato.

Nello specifico, Barrow immagina un drappello di soldati che non marcia in linea retta, nella direzione apparente del tempo, ma in maniera circolare; questa è l'unica maniera, a suo modo di vedere, di sfuggire alla fine termodinamica dell'universo.

Non ne cito altri le cui opinioni, pure, sarebbero interessanti. Il punto non è se hanno ragione oppure no. Il punto è che eminenti studiosi ormai accettano e studiano un problema che altri loro colleghi, ancora oggi, considerano roba da "pazzi visionari".

Infine, la questione del perché Nostradamus non abbia cercato di essere più chiaro.
Anzitutto, per qualche ignoto motivo, ogni profezia è indecifrabile per definizione; e non mi riferisco solo a quelle di Nostradamus.
Tuttora gli ebrei rifiutano le profezie bibliche su Cristo, che i cristiani considerano valide. Evidentemente, per gli ebrei non sono indiscutibili.
Ci interroghiamo sulle profezie dell'Apocalisse di Giovanni e sulle stesse profezie di Cristo che si trovano nei Vangeli.
Discutiamo delle profezie di Fatima e di quelle di Medjugorje.
Ci sono forse delle "regole" da seguire nella loro diffusione? Chi lo sa!

Tra l'altro, non è detto che un veggente, ammettendo ovviamente che tale figura esista, sia in grado di capire (e quindi di trasmettere con chiarezza) ciò che vede.
Nell'introduzione del "Vero codice di Nostradamus" ho scritto che il profeta "vede qualcosa che non capisce, che non può relazionare alle sue conoscenze, che non si sa spiegare e che non sa spiegare. Ecco perché, quando tenta di dare una descrizione, ricorre ad allegorie, a confronti con le conoscenze e con il vocabolario di cui dispone, a parole inadeguate che, nel processo di descrizione, deformano a dismisura il messaggio che vuole trasmettere.
Questo problema non riguarda solo il profeta; costui vede bene e descrive male. Il problema riguarda soprattutto chi vuol capire il contenuto della profezia; costui legge male e capisce peggio".

Su Nostradamus, però, io ho una precisa teoria che, dentro di me, ritengo "certezza assoluta". Ne ho già parlato nei miei libri e, soprattutto, nel capitolo introduttivo del libro su "Cabala, Templari e Graal".
Nostradamus NON scrive per tutti. Egli deve far passare un messaggio attraverso il tempo, senza che questo messaggio venga intercettato; per raggiungere questo obiettivo, fa di tutto per essere considerato un cialtrone. Allora fa sì che le sue profezie sembrino sciocchezze, che le date sembrino tutte sbagliate (il 14.3.1557, il 1999 della quartina X,72, il 1609 della quartina X,91, etc.), che il codice sia ben mimetizzato.

Solo "l'utilizzatore finale" dovrà capire e, ai suoi occhi, Nostradamus dovrà risultare credibile e attendibile, grazie anche all’attendibilità delle profezie. Ha qualcosa da dimostrare, insomma…

Non dimentichiamo che, sempre secondo la mia teoria, Nostradamus fa parte di una élite esoterica e, come tutti gli esoteristi sostengono, queste associazioni hanno "l'abitudine" di trasmettersi in forma occulta dei messaggi già da migliaia di anni.
Superflua la raccomandazione di non confondere questa idea con l'altra idea, simile solo nell'apparenza, delle innumerevoli associazioni pseudo-esoteriche, dedite a chissà quali riti occulti ed a pratiche superstiziose; infinite cerchie di esaltati che fanno pure comodo, perché fanno da copertura inconsapevole alle “rare” e "vere" cerchie iniziatiche.
Né bisogna confonderle con le varie cerchie di potere, note sotto diversi nomi, che mirano a scopi egoistici nella forma del sostegno reciproco.

Vediamo le controindicazioni all'idea del messaggio finale di Nostradamus:
Il codice c'è e non è roba da poco. Perché mai il nostro amico avrebbe dovuto sprecare la sua vita dietro a un progetto che nessuno può capire?
E' stato un pazzo? E come poteva un pazzo concepire un disegno come quello che ha messo in piedi? Guardi che io pubblico dei frammenti di questo codice e in forma disordinata. Vorrei evitare di fare la figura del millantatore, ma sapesse il quadro che ho davanti! E' impossibile, nella maniera più assoluta, che quel quadro sia stato messo in piedi da un uomo solo e senza computer. Eppure è qui!
Del resto, credo che tutto quello che ho pubblicato finora sia già sufficiente per dare una visione adeguata della complessità del disegno.

Le profezie ci sono? Giudichi Lei fino a che punto le mie interpretazioni, benché non numerose, possano essere il frutto di coincidenze.

Se accettiamo questi presupposti e teniamo conto della rigida copertura sotto la quale essi sono stati celati, allora le mie deduzioni si commentano da sole.

Nuovamente grazie per il suo interesse.

venerdì 10 maggio 2013

Il seduttore


E’ indubbiamente più interessante vedere lo sviluppo di un’idea durante la sua evoluzione, piuttosto che mettere sotto la lente una quartina isolata. Abbiamo già fatto una prima esperienza con le due quartine relative all’attentato a Giovanni Paolo II. Adesso ci concentreremo su una serie di quartine di struttura.

La quartina I,76, appena esaminata, svela all’interprete l’identità dell’anticristo, contro il quale bisogna lottare per avere la meglio sul dominio del mondo (delle Centurie).
Dal libro “L’anticristo di Nostradamus”, sappiamo che l’anticristo verrà sconfitto e gettato nel baratro. Questo viene assicurato dall’epistola a Enrico II e dalla quartina VIII,95:

Il seduttore sarà messo nella fossa,
E resterà attaccato per qualche tempo,
Il clero unito al capo con la sua croce,
Svettante destra attirerà i consensi.

Eccolo, il seduttore! Scopriamo così che il terzo verso della quartina I,76, che col suo “…duira” aveva originato il dubbio sul significato della parola (condurrà o sedurrà), può essere adesso completato: se l’anticristo è il seduttore, allora la sua azione è quella di “sedurre”.
Non cambia molto nell’economia dell’interpretazione, ma non era pensabile che Nostradamus lasciasse nell’incertezza il suo interprete. E non era pensabile che l’incompletezza della parola fosse un semplice “incidente di percorso”; anzi, serviva proprio per incastrare i pezzi.
Quella dell’incastro (una quartina che rimanda a un’altra) è un’altra tecnica alla quale Nostradamus ricorre spesso: ricordate, ad esempio, “capo d’Ariete”  e “Gaule & Italie”? Scopriremo che anche la X,91 è un capolavoro in tal senso.
Sono aiuti robusti, dati all’interprete, che trova così dei vincoli da far rispettare all’algoritmo di riordinamento: una specie di mappatura del sentiero.

Giunti a questo punto, non posso riproporre tutta la storia del terzo anticristo. Mi limito, perciò, a estrapolare un brano del mio libro:

********
…La sconfitta, però, non sarà definitiva perché Satana, prosegue il brano, "durerà legato per lo spazio di circa mille anni" o, per usare le parole della quartina VIII,95, "resterà attaccato per qualche tempo"….

…omissis…

…dopo "circa 1000 anni", "tornerà slegato". E così, dopo la conclusione della vicenda del terzo anticristo, sembra che, alla fine, sia Satana ad avere l'ultima parola.

Non deve sfuggire quest'ultimo risvolto, apparentemente insignificante, che riflette correttamente la situazione. Risolto, infatti, l'enigma delle "circa 1000" quartine, la questione della decodifica non si esaurisce.

Restano ancora da decifrare i 138 Presagi, anch'essi di quattro versi ciascuno, che integrano le 942 quartine delle Centurie, formando un totale di 1080 quartine.

Satana quindi torna slegato e la battaglia continua.

********

Dobbiamo adesso vedere come tutto questo si colleghi alla quartina X,91, quella del “grigio e nero”:

Con un tale nome feroce sarà chiamato,
Il nome che le tre sorelle avranno per fato:
Poi grande popolo per lingua e fatto sedurrà,
Più di ogni altro avrà fama e rinomanza.

Il seduttore sarà messo nella fossa,
E resterà attaccato per qualche tempo,
Il clero unito al capo con la sua croce,
Svettante destra attirerà i consensi.

Il Clero Romano l’anno 1609,
Al capo dell’anno farà elezione
Di un grigio e nero uscito dalla Compagnia,
Giammai ci fu qualcuno così malvagio.

Intanto provate a leggere di seguito le tre quartine. La successione non è completa, in quanto in mezzo ne manca qualcuna; però fanno parte dello stesso contesto. Può darsi che io sia condizionato dalla conoscenza completa di tutto il discorso; tuttavia, spero che anche voi possiate intravedere l’esistenza di un fondo comune che fa da filo conduttore.



mercoledì 8 maggio 2013

Quartina I,76


Eccoci giunti all’esame della quartina I,76, che si inserisce nel contesto nientemeno che del terzo anticristo:

 Con un tale nome feroce sarà chiamato,
Il nome che le tre sorelle avranno per fato:
Poi grande popolo per lingua e fatto “…durrà” (condurrà o sedurrà),
Più di ogni altro avrà fama e rinomanza.

Diamo una veloce occhiata alle interpretazioni degli altri autori, quasi tutti concordi nel vedere in Napoleone Bonaparte il protagonista della quartina.
Dicono che “il nome è talmente feroce (che vuol dire?) che perfino le Parche lo adotteranno (incomprensibile!)”. Aggiungono che questo conquistatore “avrà grande fama”. Concludono che deve trattarsi di Napoleone.
Con tutta la buona volontà, non capisco perché mai la quartina dovrebbe essere riferita a Napoleone e non anche ad altri conquistatori come Hitler e Stalin, per esempio, che sono stati ben più “feroci” di Napoleone. A meno che, come fa Guérin nel suo “Veritable sécret de Nostradamus”, non si voglia vedere nelle parole del secondo verso “fato le nom” una storpiatura del nome “Napoleon”… Certo che ci vuole un bel po’ di fantasia! (si pronunciano rispettivamente: fatòlenòm – napoleòn)

Vediamo di capirci: la mia posizione non ha nulla in comune con queste interpretazioni, verso le quali non nutro alcun interesse; le sto citando solo per una questione di completezza.
Come ho già anticipato, la chiave di lettura si trova al secondo verso ed è nascosta nel nome delle sorelle del fato, cioè delle tre Parche. Bisogna sempre pensare alle quartine come a quei disegni enigmistici all’interno dei quali è mimetizzato un ulteriore disegno, che siamo sfidati a trovare.

I nomi delle Parche sono Cloto, Lachesi e Atropo. I latini, però, le chiamavano rispettivamente “Nona, Decima, Morta”.

Qui ci vengono in soccorso il Notarikon e la Gematriah (Nostradamus: la Cabala, i Templari, il Graal).
Il Notarikon ci suggerisce di prendere le iniziali “N D M”.
La tabella di Gematriah, valori ridotti, ci fornisce i numeri 3 4 2.

Vi ricordate cos’è il numero 342? Dal libro “L’anticristo di Nostradamus” sappiamo che esso è il terzo anticristo, chiamato nell’epistola a Enrico II “Anticristo e principe infernale”. Questo sì, che è un nome feroce.

…e dopo l’Anticristo sarà il principe infernale, ancora per l’ultima volta tremeranno tutti i Regni della Cristianità…

Sappiamo che questo anticristo, per l’esattezza, è la più lunga delle frasi latine ("Multa etiam etc."), di 342 caratteri. Quella che la segue in lunghezza è di soli 95 caratteri.
Si può ben dire che questa frase conduce (o seduce) un “grande popolo” (cioè un’enormità di caratteri rispetto alle altre frasi dello stesso tipo) e si distingue per lingua e fatti (composizione): appunto, è la più lunga delle frasi in latino.
Nessun’altra delle frasi latine ha la stessa importanza. Non per nulla Nostradamus l’associa a un anticristo.

E’ evidente che questa “chiave” di lettura non si fonda su qualche forzatura di circostanza, ma su elementi (gli anticristi e la Cabala) che hanno formato oggetto di apposite trattazioni. A me non interessa mettere in piedi dei sotterfugi, per commentare una quartina; mi è sufficiente utilizzare i concetti di decodifica di base già divulgati. Se utilizzo le chiavi corrette, allora le porte si aprono senza difficoltà.
Su questi presupposti, la spiegazione è talmente semplice da apparire perfino ovvia. Potremmo sintetizzarla nella maniera che segue:

(Il brano "Multa etiam etc." di 342 lettere) sarà chiamato (da Nostradamus) anticristo e principe infernale (cfr. "L'anticristo di Nostradamus")
Con un tale nome feroce sarà chiamato,

E’ lo stesso nome (342) che si ricava dalle Parche
Il nome che le tre sorelle avranno per fato:

E’ fatto (composto) da molti individui (caratteri alfabetici), che si distinguono per la loro lingua (latina)
Poi grande popolo per lingua e fatto “…durrà” (condurrà o sedurrà),

E’ al di sopra (la più lunga) di tutte le altre frasi dello stesso tipo.
Più di ogni altro avrà fama e rinomanza.

Di fatto, la quartina fa il paio con l’analogo brano dell’epistola a Enrico II, laddove viene svelata l’identità del terzo anticristo. E’ lo stesso enigma versificato.

Naturalmente, chiunque non sia a conoscenza dei presupposti (anticristo e tecniche cabalistiche) non potrà capire la mia spiegazione e penserà che essa sia assurda e inadeguata. Resterà convinto del suo Napoleone, che non lo costringe a rivedere gli schemi “tradizionali” su Nostradamus, sempre spacciatigli per validi.

E’ proprio questa differente percezione che tenevo a dimostrare con questo esempio e che approfondiremo trattando la quartina X,91, assai più complessa per l’esteso simbolismo col quale ci dovremo confrontare.

La quartina I,76 che abbiamo appena esaminato non è fine a se stessa, ma fa parte di un ampio contesto in cui vengono fornite informazioni fondamentali per il processo di decifrazione. A quel contesto appartiene anche la X,91:  quella del “grigio e nero uscito dalla compagnia” e del “maligno del quarto verso”.

lunedì 6 maggio 2013

Il ritorno dell'anticristo


Da quanto detto fin qui, appare chiaro che la tanto ricercata “chiave” di Nostradamus è in effetti un mazzo di chiavi, ciascuna delle quali è inservibile se non viene usata congiuntamente alle altre.
Trascuriamo le chiavi, già trattate in passato, che definiscono le opere originali, l’estensione delle Centurie e la struttura delle quartine; le do per acquisite. Concentriamoci invece sulle tre chiavi di decifrazione.
Queste ultime si presentano sotto forma di una matrice perlomeno tridimensionale: posizione all’interno delle Centurie, tecniche cabalistiche per la sua traduzione in chiaro, “desimbolizzazione”.

La seconda e la terza chiave non sono meccaniche; esse sono il frutto dell’intuizione, dell’abitudine e della dimestichezza. Sono informazioni che non si possono trasmettere, perché l’esperienza è totalmente personale. Sono addirittura più importanti della prima che, senza le altre due, pone più interrogativi che risposte.

Questo intendevo con la mia affermazione, nel post “Le tre Parche”,  quando ho affermato che “spesso non sono le mie risposte ad essere incomplete o imprecise; di solito è la percezione ad esserlo”.
O anche, nel post “Come tutto è cominciato”,  quando ho sostenuto che “Mettere in ordine le quartine serve a poco, se poi non si riesce a decodificare il vero contenuto”.

Nel mio primo libro, “Il vero codice di Nostradamus”, ho scritto:

Poiché, però, molti studiosi seri hanno speso anni della loro vita per amore di Nostradamus, penso sia giusto condividere parte delle mie scoperte. Queste persone non resteranno deluse. E' una promessa e un impegno. Devo però precisare che il compito che mi sono assunto non è quello di rivelare il messaggio, ma di fare quanto basta per restituire il discredito a chi lo ha gettato su Nostradamus; ovviamente sarà mia preoccupazione badare a che quel "quanto basta" sia più che sufficiente per dare credibilità alla mia posizione, al di là di ogni dubbio.

Ho già mantenuto ampiamente questo impegno: ho indicato esattamente dove andare a cercare i “mattoni” per il riordinamento delle quartine; ho fornito numerosi esempi di “dizionario”, così che chiunque possa essere in grado di proseguire da solo; ho dedicato metà del terzo libro (“Nostradamus: la Cabala, i Templari, il Graal”) alle tecniche cabalistiche. Ho mostrato soprattutto, con degli esempi, “come” si leggono le quartine.

Il problema, adesso, non è più l’informazione, ma la sua rielaborazione. Senza questa rielaborazione, neanche la più completa delle spiegazioni appare sufficiente; anzi, si vedranno sempre nelle spiegazioni “dall’alto” delle incompletezze e delle forzature.

Dimentichiamoci le interpretazioni semplificate e sintetiche che si leggono nei numerosi libri su Nostradamus, ma che non spiegano un bel nulla. Si fa presto a dire che la quartina I,76 parla di Napoleone. Si potrebbe affermare altrettanto efficacemente che parla dell’orco cattivo. Questo succede perché i dettagli diventano orpelli inutili e qualsiasi generico personaggio malefico si adatta a questi versi, la cui lettura è influenzata dall’idea preconcetta che abbiamo delle “profezie” di Nostradamus.
  

  Con un tale nome feroce sarà chiamato,
Il nome che le tre sorelle avranno per fato:
Poi grande popolo per lingua e fatto “…durrà” (condurrà o sedurrà),
Più di ogni altro avrà fama e rinomanza.

La “vera” comprensione della quartina richiede una serie di presupposti che approfondiremo nel prossimo post; intanto verifichiamo quali sono:

-         conoscenza del terzo anticristo;
-         conoscenza delle tecniche di Notarikon e Gematriah;
-         conoscenza del ruolo delle frasi in latino.

Se questi presupposti sono acquisiti, la spiegazione apparirà semplice, lineare e completa; se sono assenti, apparirà contorta, forzata e incompleta.
Come dicevo… tutto dipenderà non da me, ma dalla vostra percezione.

Ancora più complessa apparirà la spiegazione della quartina X,91 (“uscito dalla compagnia”). 


sabato 4 maggio 2013

I tre codici di Nostradamus


Il lavoro di frammentazione dell’epistola e i sospetti sul codice nascosto, che riportavo nelle mie annotazioni, mi traghettarono verso una visione delle Centurie completamente diversa da quella che avevo coltivato per molti anni. I conti tradizionali non tornavano e si faceva sempre più forte il convincimento che, tra le righe, Nostradamus lanciasse dei veri e propri messaggi.

Ormai mi ero completamente dissociato dagli altri interpreti; avevo abbandonato il sentimento di umiltà nei loro confronti e mi ero inoltrato su una strada nuova ed originale. Visto che gli altri non concludevano nulla, non c’era evidentemente motivo per considerarli più competenti di me.
In realtà anch’io non conclusi nulla di concreto per qualche tempo, se non acquisire la certezza della presenza di un vero e proprio codice che, però, non ero ancora in grado di comprendere. La conseguenza era che, se era presente un codice, doveva necessariamente esistere un algoritmo di decodifica che metteva al bando i metodi approssimativi. Era un bel passo avanti rispetto a chiunque altro: non sapevo quale fosse la strada giusta, ma sapevo qual era quella sbagliata.

La svolta è venuta quando, non so se per caso o per il mutato atteggiamento mentale, mi è successo di risolvere un primo importante enigma dell’epistola a Enrico II di Francia. Non è necessario scendere in dettagli; ciò che conta è che avevo finalmente avuto una “prova” concreta delle capacità “enigmistiche” di Nostradamus.

A quel punto avevo scoperto un nuovo mondo, nel quale le soluzioni degli altri enigmi sono venute a cascata, come le ciliegie. Cercavo e trovavo, perché avevo capito cosa bisognava cercare e come farlo. Erano le conferme che, nelle epistole e nelle quartine, era disordinatamente distribuito un codice di conversione, che schiudeva le porte a una duplice chiave di lettura: la prima, di tipo algoritmico, atteneva all’ordinamento delle quartine; la seconda, invece, si basava su una specie di “dizionario” che traduceva il linguaggio simbolico in linguaggio reale.
Conosciamo già questo linguaggio: il “mondo” equivale alle quartine; i “secoli” equivalgono alle “Centurie”; la parola “anno” equivale genericamente a “unità” ed è normalmente superflua; Africa, Asia e Europa equivalgono a diverse parti delle Centurie; etc.
A complemento di queste due linee guida, esisteva un terzo codice, di appendice al dizionario, basato sulle tecniche cabalistiche di Notarikon, Gematriah e Temurah. Direi che è il più importante, dal momento che senza di esso non si va da nessuna parte.

Questo non significa che tutti i problemi erano risolti e che le scoperte erano finite; anzi, dovrei dire che non sono ancora finite, perché ogni enigma e ogni quartina richiedono approfondimenti e ricerche che, pur scaturendo da intuizioni di base, devono convergere su tutta una serie di elementi concludenti. E ogni ricerca richiede tempo; anche se lo volessi, non sarei più in grado di ragionare per “temi sintetici”, come facevo agli inizi. Comprendere una quartina, adesso, significa per me comprendere i suoi contenuti e non la sola idea di massima, che si presta ad essere facilmente travisata o manipolata, anche in buona fede. Non posso più permettermi di pensare genericamente che il tizio dal “nome feroce” della quartina I,76, leader di  un grande popolo, sia Hitler o Napoleone o che il tizio “uscito dalla Compagnia” della quartina X,91 sia una prete gesuita. Queste facili (e infelici) conclusioni le lascio agli altri.

A proposito, qualcuno di voi ha fatto ricerche sui nomi delle Parche?
Come dite? Cloto, Lachesi e Atropo?
Ne siete sicuri? Tutta qui l’arguzia di Nostradamus? Quali erano i nomi alternativi con cui le chiamavano i latini?

Vi propongo un altro quiz. Avete idea di cosa sia la famosa Compagnia della quartina X,91?

Cominciamo col leggere insieme un brano estrapolato dalla Prognostication pour 1555 (sempre di Nostradamus, ovviamente):

Nel ventre dell’animale saranno trovati i caratteri, le lettere missive di colui le cui cospirazioni saranno così oscure, che non ci si capirà nulla… la malizia della sua volontà non si potrà spiegare; tra i magistrati e altri superiori vi saranno chiacchiere… la grande compagnia sarà scoperta.