Tecniche di Nostradamus

mercoledì 29 maggio 2013

Le due sfumature

Nel post “Ruolo di cifratura della Legis Cantio” scrivevo che:

La "Legis Cantio", anzitutto, è essa stessa parte integrante della chiave complessiva di decifrazione. In secondo luogo, fornisce delle indicazioni sul corretto atteggiamento di lettura delle Centurie.

Facevo inoltre notare come ogni progressiva edizione delle Centurie racchiudesse una parte in latino:

le frasi in latino inserite nell’epistola a Cesare, nell’edizione Bonhomme del 1555 delle prime 353 quartine;
la “Legis Cantio” nell’edizione Du Rosne del 1557 a 642 quartine;
le frasi in latino inserite nell’epistola a Enrico II di Francia nelle edizioni complete del 1566 (P. Rigaud) e 1568 (B. Rigaud).

Perché Nostradamus ha sentito l’esigenza di questa componente latina in ogni edizione? In che maniera le tre parti si relazionano tra di loro?

Prima di rispondere a queste domande, riepiloghiamo quello che sappiamo sulla “Legis Cantio”:

1) Anzitutto è un invito a non cimentarsi con l’interpretazione delle profezie. Addirittura, assume la forma dell’invettiva contro i “critici inetti” e in tale significato viene unanimemente letta (cfr. “Contenuto della Legis Cantio”).
2) E’ un indiretto invito a ignorare i riferimenti astrologici (cfr. “Contenuto della Legis Cantio”).
3) E’ una sottolineatura dei riferimenti in latino; come ho scritto nel libro “L’anticristo di Nostradamus”, tra coloro che non debbono accostarsi ai suoi versi sono inclusi i "barbari", cioè coloro che non sono capaci di comprendere il vero significato delle frasi in latino. Del resto, essendo scritta in tale lingua, è essa stessa un diretto indizio sull’importanza delle frasi in latino.
4) Dal libro “Nostradamus: la Cabala, i Templari, il Graal” apprendiamo che la “Legis Cantio” svolge un ruolo di mediazione simile a quello di Tiphareth, in quanto partecipa sia della natura delle quartine che di quella di chiave di decifrazione.
5) Il suo titolo, nell’edizione “Antoine du Rosne” del 1557, è composto da 11 lettere maiuscole e 12 minuscole. Dal citato libro “Nostradamus: la Cabala, i Templari, il Graal” apprendiamo che questi numeri trovano una corrispondenza cabalistica sia nelle lettere M.N. (iniziali di Nostradamus) che nelle 23 coppie di cromosomi del DNA.
6) Sempre dal libro “Nostradamus: la Cabala, i Templari, il Graal” apprendiamo che, nell’edizione “Antoine du Rosne” del 1557, la “Legis Cantio” è composta da 137 lettere, numero gematrico della parola “Qabalah” che ci indirizza verso le tecniche di decifrazione; nell’edizione “Pierre Rigaud” del 1566 è composta da 138 lettere, numero del Messia, figlio di Kether, figura di Tiphareth, mediatore tra il il mondo delle idee (struttura organizzativa delle quartine) e il mondo della forma (messaggio segreto).
7) Stiamo ora postulando, analizzando la quartina X,91,  che la Legis Cantio, nella sua forma a 138 caratteri, faccia da chiave di ordinamento dei Presagi.

In relazione all’ultimo punto, e rispondendo alle domande che ci siamo posti sopra, appare evidente che Nostradamus ha voluto frazionare la sua chiave nelle tre edizioni, stimolando contemporaneamente l’interprete a interrogarsi sulle ragioni di questa presenza costante dei brani in latino.

Concludendo, possiamo senz’altro sintetizzare dicendo che, oltre ad essere una quartina che più di ogni altra nasconde dei segreti, delle astuzie (giammai ci fu qualcuno così astuto), la “Legis Cantio” presenta due formulazioni, a 137 ed a 138 caratteri; accanto a questa doppia struttura formale, essa svolge anche un doppio ruolo, essendo contemporaneamente quartina a tutti gli effetti e chiave di decifrazione.
Possiamo quindi affermare che essa assume due colori, due sfumature: il “grigio e nero” del terzo verso della quartina X,91 dalla quale siamo partiti.
Vedremo presto perché questo “grigio e nero” esce dalla Compagnia.

Di un grigio e nero…,
Giammai ci fu uno così astuto


Nessun commento:

Posta un commento