Tecniche di Nostradamus

martedì 12 febbraio 2013

Sede papale


Il terremoto che ha scosso la sede papale costituisce, per Nostradamus, un evento epocale, associato al Monarca Universale e al Sacro Graal. Tutti insieme concorrono a costruire la storia attorno alla quale ruotano le centurie.

Nostradamus sembra essere ossessionato da questi avvenimenti, tanto da richiamarli in continuazione, dilungandosi sui dettagli.
Naturalmente, sapete come la penso: a tentare di capire “prima”, si prendono delle cantonate tremende. Chi mai, ad esempio, avrebbe potuto capire che la quartina II,41, analizzata nel post di ieri, trattasse le dimissioni di un Papa? I riferimenti alla stella, al mastino e alla nuvola hanno portato fuori strada tutti coloro che hanno tentato di penetrarne il simbolismo.
Tanto per citare un paio di esempi, ricordo anzitutto Sampietro che vede un evento doloroso per gli Stati Uniti a seguito del quale, quando una cometa brillerà in cielo, la santa Sede verrà trasferita altrove.
Ramotti, addirittura, vi vede l’esplosione dello shuttle “Challenger” nel 1986.

Comunque, dicevo, Nostradamus è ossessionato dai tre eventi citati in premessa. Perfino nella sua “Pronostication” per l’anno 1555 sembra fare un accenno allo stupore provocato dall’annuncio di ieri:

 La città superba sarà sorpresa: la sede del sovrano pontefice non sarà senza timore.

Ma ci sono anche delle quartine legate alla II,41; di queste, tre ci interessano subito in modo particolare: la V,15, la I,IV e la VI,12. Le riporto di seguito nell’ordine indicato, riservandomi di esaminarle nei prossimi post e cercando di cogliere solo le indicazioni oggettive che è possibile cogliere, senza sconfinare in personali interpretazioni.








lunedì 11 febbraio 2013

Dimissioni di Benedetto XVI


Nel mio libro “Il vero codice di Nostradamus” sottolineavo l’impossibilità di interpretare correttamente una quartina. L’uso abbondante di simbolismi, infatti, rende pressoché impossibile la comprensione di un evento, che solo a posteriori può essere ricondotto alla quartina che lo descrive.

Non mi dilungo sulle motivazioni, più volte spiegate, di questa “inversione”, peraltro tipica di ogni profezia di qualsiasi epoca e provenienza.

Nel ricordare, infine, che le quartine di Nostradamus “veramente” profetiche sono solo una parte di tutte le centurie, segnalo quella che descrive le dimissioni del Papa Benedetto XVI. E’ la II,41:


 La grande stella per sette giorni brucerà,
La nube farà due soli apparire:
Il grosso mastino tutta la notte urlerà,
Quando il grande pontefice cambierà territorio.

Al 28 febbraio prossimo, il pontificato di Benedetto XVI sarà durato 7 anni, 10 mesi e 9 giorni. E’ vero, quindi, che la stella risplende per 7 giorni (7 anni).

Il Papa non muore, ma si dimette. Vedremo come si metteranno le cose; in ogni caso, ci saranno due “soli” che emergono dalla "nube": il Papa dimissionario e il nuovo Papa o quel che sarà. La "nube" può essere intesa come segno di confusione o, più propriamente, come "nuvola" che si addensa sulla Chiesa.

Il grosso mastino è Nostradamus con il suo lamento per tutto ciò che vede come effetto di questo evento. I miei lettori sanno bene da molto tempo perché Nostradamus si definisce “mastino”.

Il grande Pontefice che cambia di territorio è Benedetto XVI, che lascia la sua sede. Stando alle voci, sembra che debba inizialmente trasferirsi a Castelgandolfo e, poi, in un monastero dello stesso Vaticano.


Questa è la mia immediata lettura “a caldo”. Se sarà il caso, ritornerò sull’argomento. Resta in piedi la questione delle collegate profezie di Malachia che, a questo punto, dovrà necessariamente mostrare la sua faccia, vera o falsa che sia:

giovedì 31 gennaio 2013

The end


Concludiamo, per ora, questa lunga camminata attraverso la storia e l’opera di Nostradamus. Quello che dovevo e potevo dare l’ho dato. Il mio scopo era di fare emergere dalle tenebre un grande personaggio che ci ha lasciato un’eredità tuttora incompresa.
Leonardo da Vinci è considerato un genio per la versatilità delle sue opere. Dante Alighieri è considerato il sommo poeta grazie alla Divina Commedia. Il nome Nostradamus fa sorridere, perché viene associato a un buffo mago che indossa un cappello a cono e tiene una bacchetta in mano. In realtà, Nostradamus è uno storico, scienziato e poeta che nulla ha da invidiare ai grandi geni della storia, se solo sapessimo capirlo. La gente si è fatta un’idea sbagliata, perché a ciò è stata indotta da lui stesso.
Proprio in questo risiede la genialità dell’uomo che, inseguendo un suo scopo, riesce a rimanere incompreso sia agli occhi sprezzanti di chi avrebbe le qualità intellettuali e culturali per indagarlo, che agli occhi superficiali degli sprovveduti che vorrebbero leggere il giornale di domani.
Una indicazione dell’atteggiamento generale viene dagli indici di lettura di questo blog: quando ho pubblicato un post sul 21/12/2012 (fine del calendario Maya), gli accessi si sono impennati in maniera impressionante: frutto delle innumerevoli inquiries sul “futuro dell’umanità”, reindirizzate a queste pagine dai vari motori di ricerca! Questo è ciò che la gente cerca, ma non è ciò che Nostradamus ha lasciato.
Da parte mia, ho prospettato un nuovo modo di lettura delle centurie, fondato su rigorose tecniche di crittografia oltre che su complesse metodologie interpretative. Chi è seriamente interessato adesso conosce delle possibilità alternative lungo le quali procedere con i suoi studi. Quale che sia il livello finale che potrà raggiungere, non dovrà faticare molto per trovare dei riscontri obiettivi che gli confermino di essere sulla strada giusta; pregiudiziale importante, ovviamente, è che si renda disponibile alla novità.
Questa, comunque, non è una chiusura definitiva del discorso. E’ possibile che, occasionalmente, idee sporadiche vengano ancora condivise. In ogni caso, fin qui ho detto molto; bisognerebbe solo mettere un po’ di ordine nelle varie informazioni che ho dato… esattamente come ho dovuto fare io con le quartine di Nostradamus.

mercoledì 30 gennaio 2013

Caesar vs Perceval - 2


Riprendiamo la quartina II,79.

Sappiamo già che i primi due versi si riferiscono a Nostradamus, che crea le Centurie, e che gli ultimi due si riferiscono al suo interprete Cesare/Chiren, che trova la chiave di lettura (cfr. “Aspetto essoterico e aspetto esoterico”).
Abbiamo visto che il primo verso conduce a una relazione tra Nostradamus e Merlino, resa palese dalla quartina II,85. Non c’è da stupirsi se, alla stessa maniera, il terzo verso rivela una relazione tra Cesare e Perceval, da collegare alla quartina I,27.

Quella che segue è la lettura tradizionale degli ultimi due versi

….
….
Il grande Chyren (da lontano) toglierà,
Tutti i prigionieri dalla Selin bandiera.
In realtà, la parola “longin” non può essere intesa come “lontano”, che si dice invece “loin”. Del resto, non c’era alcun motivo perché Nostradamus debba storpiare la parola “loin”, che risponde già alle esigenze di metrica e di rima. Né si può pensare a un errore di stampa, dal momento che le quattro edizioni originali delle Centurie riportano tutte “longin”. A ulteriore conferma, l’errata preposizione “du”, che precede “longin”, è un segnale di allarme che raccomanda particolare attenzione.
Un dettaglio interessante viene fornito da Chavigny, presunto segretario di Nostradamus, il quale trascrive “Longin” con l’iniziale maiuscola, come se fosse un nome:

Di Chavigny, come noto, ho sempre sospettato che fosse un impostore; non è però da scartare l’ipotesi che  sia stato una pedina del “grande inganno” messo in piedi a sua insaputa. In fondo, come spiegato nel libro “Cabala, Templari e Graal”, è anche da lui che ho tratto spunto per lo studio della data di nascita di Nostradamus, con il risultato che sappiamo.
Non resta che concludere che, se Nostradamus ha scritto “longin”, intendeva scrivere proprio così; guardacaso, “Longin” è la traduzione francese di “Longinus” o “Longino”, nome del centurione romano che trafisse il costato di Gesù con la sua lancia: quella stessa lancia che, secondo Robert de Boron, è custodita assieme al sangue del Graal.
Tutto questo porta a dire che, se Cesare/Chiren è colui che trova la chiave delle Centurie secondo una prima lettura dei versi, egli è anche figura simbolica di colui che trova la “lancia di Longino” nella versione esoterica; è cioè figura di Perceval. A questa conclusione porta la contemporanea presenza, nello stesso verso, dei nomi “Chiren” e “Longin”. E’ nuovamente il gioco delle sovrapposizioni, già visto a proposito di Nostradamus/Merlino, nel quale ciascuna figura è anche rappresentazione dell’altra, per indicare che il mistero delle Centurie e quello del Graal sono strettamente intrecciati tra di loro.
La conferma di un effettivo riferimento a Longino arriva dalla quartina I,27 che, come indicato nel citato libro, conclude la ricerca del tesoro del Graal, specularmente alla scoperta dello scopo delle Centurie:

Sotto la catena Guienna dal ciel colpito,
Non lontano da lì è nascosto il tesoro
….
….

Questo è il luogo[1] ove, secondo Nostradamus, è nascosto il Graal, unitamente alla lancia. Però c’è un particolare interessante: ricordate quante volte abbiamo parlato dell’anagramma giusto al posto giusto? Praticamente, ogni quartina chiave nasconde al suo interno un anagramma che identifica sinteticamente ed esattamente il suo contenuto. Troppe volte per essere una semplice coincidenza! Anche in questo caso, la parola chiave non manca; ed è proprio là dove ci si aspetta di trovarla:
No[n loing] de la est caché le tresor = longin



[1] Ovviamente esistono altre quartine che lo dettagliano meglio. Ad es. la VIII,29:

Il quarto pilastro a Saturno consacrato,
Terremoto e diluvio spezzerà,
Di Saturno sotto il tempio un’urna si troverà,
D’oro Capion rubato e poi reso.

lunedì 28 gennaio 2013

Caesar vs Perceval - 1


Dopo aver messo a fuoco come Nostradamus assegni a se stesso il ruolo di Merlino, dobbiamo vedere come faccia a far rivestire a Cesare i panni di Perceval.
Cominciamo con alcune osservazioni di carattere generale. Ce n’è una, l’ultima, che è particolarmente significativa. Vediamole tutte:
Perceval è l’uomo che mette in atto i piani di Merlino, trovando il Graal; alla stessa maniera Cesare è colui che mette in atto i piani di Nostradamus, trovando la chiave delle Centurie.
Perceval deve primeggiare sugli altri cavalieri, riuscendo dove essi hanno fallito; Cesare deve primeggiare sugli altri interpreti, riuscendo a risolvere gli enigmi di fronte ai quali essi si sono arresi.
Perceval deve affrontare una serie di prove, prima di giungere al termine della sua ricerca; Cesare deve fare altrettanto con gli enigmi di Nostradamus.
Perceval, al termine della sua missione, non capisce e non pone la giusta domanda. Questo è l’aspetto più interessante. Anche Cesare, giunto al termine della sua ricerca, resta perplesso: è alle prese con un mucchio di versi la cui straordinarietà è innegabile, così come è innegabile che non siano frutto della mente di un folle geniale. Ma qual è il vero segreto nascosto? Solo quando scoprirà a “cosa servono”, allora Cesare diverrà immagine di Perceval che, al secondo tentativo, pone la fatidica domanda: “A cosa serve il Graal?”. Per entrambi, non basta trovare la strada; bisogna anche scoprire lo scopo dell’oggetto della ricerca.
Torniamo adesso alla quartina II,79.

venerdì 25 gennaio 2013

Nostradamus vs Merlino - 2


Scopriamo come fa Nostradamus a vestire i panni di Merlino. Per capirlo, dobbiamo legare la quartina II,79 alla II,85 che segue:


Il vecchio barbuto sotto lo statuto severo,
A Lyon fatto sotto l’Aquila Celtica:
Il piccolo grande troppo oltre persevera:
Rumore d’armi al cielo: mare rosso Lygustique.

Vi risparmio le consuete allucinanti letture proposte dai vari “autorevoli” interpreti; solo per darvi un’idea, si va dal Maresciallo Pétain di Ramotti a un generico “vecchio popolo della democrazia” di De Fontbrune, a un non ben identificato “principe celtico” di Pichon.
Non chiedetemi come arrivano alle loro conclusioni, perché davvero non lo so. Per quanto mi riguarda, mi limito alla spiegazione dei primi due versi. E lo faccio nel solito modo, evitando affermazioni generiche e cercando di capire perché Nostradamus ricorra a determinate parole ed espressioni.

I versi 3 e 4 non ci interessano in relazione al fine che ci stiamo prefiggendo e il loro approfondimento richiederebbe alcune spiegazioni che, per il momento, è prematuro fornire.

Il vecchio barbuto è lo stesso vecchio della quartina II,79. Nei vari libri si legge “vecchio senza barba”, per via del fatto che “plain” significa “piano”, nel senso di “superficie piana”. Questi ragionamenti sono di una ingenuità disarmante! Dire “vecchio con la barba” sarebbe una modalità descrittiva, ma che razza di descrizione è “vecchio senza barba”?
Tagliamo la testa al toro e ricordiamoci che, per sua espressa indicazione, Nostradamus va “ascoltato” piuttosto che “letto”, dal momento che la pronuncia prevale sullo scritto. L’ho già spiegato nel libro “Il vero codice di Nostradamus”, dal quale riprendo il brano che segue:

Nell’epistola a Cesare, Nostradamus avverte che "…mesmes que aux prononciations estant surprins escrits prononceant sans crainte…": parole senza senso apparente per dire che, a volte, si viene "sorpresi" da una "pronuncia" che prevale sullo "scritto".

Ricordo, soprattutto, quella vera e propria “stele di Rosetta” che è il Presagio di Maggio 1555, spiegato sempre nel citato libro. In quei versi, Nostradamus porta degli esempi: “cinq serre” (cinque chiude) va inteso come “sincère” (sincero), dal momento che la pronuncia è identica; allo stesso modo, “Les cités revoltées” (Le città rivoltate) diventa “Les cités revoltés” (I citati [numeri] rivoltati), per indicare una inversione numerica.

Ora, la pronuncia di “plain” (piano) è uguale a quella di “plein” (pieno). Perciò, non siamo in presenza di un vecchio dalla faccia liscia, senza barba, ma di un vecchio barbuto (pieno di barba), come lo stesso Nostradamus si descrive nella quartina II,79 (La barba crespa e nera).

“Estatut” è uno statuto, una legge, un regolamento, un insieme di regole. E questo insieme di regole è “severo”, rigido.
Quindi, abbiamo un vecchio barbuto che agisce all’interno di una struttura rigida; non è difficile riconoscere lo stesso Nostradamus, che agisce all’interno delle rigorose regole di codifica delle sue Centurie.
Questo “statuto” viene stampato a Lione (à Lyon fait = fatto a Lione). Da questa città, infatti, vengono le edizioni originali delle Centurie: tipografie Macé Bonhomme, Antoine du Rosne, Pierre Rigaud e Benoist Rigaud.

Fin qui, la quartina II,85 non fa che ripetere sostanzialmente i primi due versi della II,79: un vecchio barbuto che crea le Centurie.
Ma adesso viene il bello: le Centurie, dice la quartina, sono composte sotto [l’ispirazione] dell’Aquila Celtica.

L’Aquila è un uccello dal significato altamente spirituale; potete rendervene conto cercando su Wikipedia la parola “Aquila”. Essa è simbolo di una visione superiore; è un uccello aruspice, messaggero che porta i presagi degli dei agli uomini; è uno dei quattro esseri viventi che stanno davanti al trono di Dio (Ap. 4, 7). In particolare, “l’aquila celtica” è simbolo della magia, specialità sia di Merlino che di Nostradamus, entrambi portatori di un segreto divino e di presagi.

Ma è nell’attributo “celtica” che si completa l’identificazione. Merlino è un druido, un sacerdote celtico. Può, quindi, ben essere rappresentato come “Aquila celtica” (mago celtico, druido). D’altra parte, non c’è dubbio che i versi in esame si riferiscano a Nostradamus, autore delle Centurie (il severo statuto fatto a Lione).
Evidentemente Nostradamus, in quanto “gestore” del segreto del Graal tramite le Centurie, ritiene di svolgere un ruolo assai simile a quello che Robert de Boron ha assegnato a Merlino. Da qui, considerati anche gli aspetti di carattere generale del post precedente, nasce un interscambio di personaggi che si sovrappongono e si confondono: l’aquila celtica è Merlino ma, simbolicamente, anche Nostradamus.
Se, adottando una visione riduzionista, preferiamo semplicemente attenerci alla letteralità del verso, possiamo intendere che la creazione delle Centurie avviene sotto l’ispirazione dell’aquila celtica, cioè sotto l’ispirazione della vicenda di Merlino, che è quella del Graal.
Comunque la mettiamo, il legame tra Nostradamus e Merlino appare indissolubile.

Riepiloghiamo:
Un vecchio barbuto (Nostradamus) agisce all’interno di uno schema rigido (le Centurie)
stampato a Lione sotto l’ispirazione dell’aquila celtica (Merlino).

Un ragionamento analogo, come stiamo per vedere, può essere fatto con riferimento a Cesare e a Perceval.

mercoledì 23 gennaio 2013

Nostradamus vs Merlino - 1



 La barba crespa e nera con un meccanismo,
Gente crudele e fiera soggiogherà:
Il grande Chyren da lontano toglierà,
Tutti i prigionieri dalla Selin bandiera.

L’interpretazione dei versi 2 e 4 della quartina II,79 resta invariata rispetto a quella già nota: si riferisce alla creazione delle quartine da parte di Nostradamus e alla scoperta della chiave di decifrazione da parte di Cesare.
La novità sta nei versi 1 e 3 i cui protagonisti, adesso, assumono rispettivamente il ruolo di Merlino e di Perceval. Sullo sfondo, il mistero delle Centurie, assimilabile al mistero del Graal.

Ricordo che, ben oltre il semplice confronto formale, il mistero del Graal è anche il “vero” contenuto delle Centurie. E’ un incessante e vorticoso interscambio di immagini, in cui i soggetti e l’oggetto della ricerca mostrano, a tratti, l’uno o l’altro dei due ruoli alternativi.

Cominciamo con alcune considerazioni di carattere generale su Nostradamus/Merlino.
Come Merlino è il regista del mistero del Graal, così Nostradamus è il regista del mistero delle Centurie.
Come Merlino è il mago visionario che, dopo aver vigilato sul destino del Graal, si ritira dalla scena, anche Nostradamus è l’uomo senza tempo del quale, nel mio libro, sostengo che “…studiando a fondo la vita di Nostradamus, si ha come l’impressione che quest’uomo provenga dal nulla e sparisca nel nulla. Non si sa quando sia nato… e non si sa quando sia morto”.
Similmente a Merlino, che vede nel futuro, anche Nostradamus si attribuisce tale facoltà, etichettando come profetiche le sue Centurie.
Come Merlino si muove in mezzo ai Cavalieri della Tavola Rotonda, anche Nostradamus si muove nell’ambiente del Cavalieri Templari, come è dimostrato nel mio libro.
Come Merlino è il mentore di Perceval, Nostradamus è il mentore di Cesare.
Non sottovalutiamo, infine, la questione del Notarikon, secondo i cui criteri le iniziali di Nostradamus (M.N.) coincidono con le lettere estreme di Merlin. Forse Nostradamus si è scelto di proposito quel nome d’arte? E’ possibile!

Nel prossimo post vedremo come fa a indossare i panni di Merlino.