Tecniche di Nostradamus

lunedì 12 novembre 2018

Carpentras


Diamo un’occhiata alla quartina IX, 41 dal cui studio è iniziata la fase finale, purtroppo non ancora conclusa, della decodifica di Nostradamus.


Il grande Chiren s’impadronirà d’Avignone
Lettere di Roma in miele pieno di amarezza
Lettera di ambasciata parte da Chanignon
Carpentras preso dal nero duca con la piuma rossa

Questa quartina, probabilmente la più difficile con la quale mi sia mai confrontato, costituisce sostanzialmente la fonte del convincimento che mi spinse alla ricerca dei due strumenti di cui Nostradamus si è avvalso per creare le sue chiavi di ordinamento:

-         l’equatorium/astrolabio;
-         un libro particolare.

Tutta la ricerca è descritta nel libro “L’ultima chiave di Nostradamus”. Qui mi limito ai tratti essenziali.
Gli ultimi due versi citano, anche se non è facilmente intuibile, un astrolabio costruito da un certo Guillaume de Carpentras (che in effetti era un olandese). Unico al mondo per il modo in cui è fatto, è stato utilizzato da Nostradamus come una specie di calcolatore. In realtà si tratta di uno strumento a doppia faccia. Da un lato c’è un comune astrolabio, più o meno come tanti altri. Dall’altro c’è uno strumento del tutto particolare, chiamato “equatorium”. E’ di questo che stiamo parlando qui.

Dopo aver decodificato la quartina e rischiando di perdere la faccia, ma nello stesso tempo convinto di aver visto giusto, mi sono rivolto a degli esperti di queste cose; dei veri esperti intendo: degli storici, studiosi seri di oggettistica medioevale e rinascimentale. Temevo di essere deriso ed invece mi hanno dato fiducia. Con il loro aiuto sono riuscito a rintracciare “l’astrolabio della quartina” presso il “Museum of the history of the science” di Oxford ed a ricostruirne la storia: dal costruttore, passando via via dai vari possessori fino a giungere al deposito presso il museo che nel suo sito ne attesta l’origine:

   
Museum of the history of science – Oxford

Come detto, quest’oggetto è unico al mondo. Lo stesso museo lo definisce “favolosamente raro”.



Per la verità ne esiste un altro simile, risalente al XVII secolo; ma quest’ultimo è basato sul sistema copernicano e non tolemaico, come quello di Nostradamus. Di altri ancora si ha solo conoscenza teorica, o se ne conoscono esemplari in cartone, o si possiedono solo pezzi inservibili di un’intero strumento.
Non vi dico quanti studi ci ho fatto sopra, spendendo anche un mare di quattrini per cercare spiegazioni in libri preziosi ed introvabili. Ho dovuto tradurre perfino un testo di ben 89 pagine dal latino; io che il latino l’ho studiato, e poco, un migliaio di anni fa. Alla fine ho sì capito qualcosa, ma non quanto basta per violare il segreto di Nostradamus. In parte perché in effetti sono un po’ duretto; ed in parte perché perfino i più competenti hanno anch’essi le loro lacune; e non per colpa loro. Figuratevi che, ai tempi di Nostradamus, gli equatoria in generale non venivano neanche studiati all’università per la loro complessità; si studiavano invece gli astrolabi.  Senza tener conto del fatto che lo specifico equatorium di Nostradamus aveva un funzionamento tutto suo.
Ciò che ho imparato, perciò, riguarda un approssimativo utilizzo degli equatoria in generale; resta ignoto l’utilizzo particolare che ne ha fatto Nostradamus. So solo che, con esso, ha calcolato le coordinate delle quartine. L’esperienza mi è servita però per convincermi che, dopo aver faticato tanto, Nostradamus non può aver affidato la chiave delle centurie a un oggetto che solo lui sapeva usare e del quale esisteva un solo esemplare. In effetti questo speciale equatorium era stato costruito da Guillume de Carpentras su commissione di Renato d’Angiò per il suo medico di corte, il nonno di Nostradamus, che ha influenzato notevolmente la formazione del nipote. Si trattava quindi di una competenza rigorosamente di famiglia, concordata tra il nonno ed il costruttore. Nelle prime due quartine delle Centurie, Nostradamus asserisce di averlo usato per l’attività di cifratura; lasciate perdere tutte quelle balle che leggete in giro, relative ai piedi immersi nell’acqua calda. Per i posteri chiamati a decifrare ha tracciato una via alternativa: esattamente quella dei primi due versi della quartina, con l’enigma di Avignone.



2 commenti:

  1. Scusi se la disturbo ma lei traduce il primo verso come "Il grande Chiren s’impadronirà d’Avignone" ma ci sono alcune cose che non mi tornano:
    - "foy" sembrerebbe non significare nulla in francese, e' solo una cittadina. Ma "foi" significa fede.
    - Anche "faifir" non sembra significare nulla in francese ma in galiziano sembra significare "fa male".
    - Avignone e' scritto Auignon invece di Avignon...
    Un abbraccio

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  2. Nessun disturbo. Non posso rispondere qui perché devo allegare un'immagine e questo è consentito solo nei post principali. Le rispondo immediatamente più sopra.

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